youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher








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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.


youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

AMICI "DI MARIA" O SEMPLICI CLIENTI?

Commento all'articolo "A Friend with Weed is a Friend Indeed": Understanding the Relationship Between Friendship Identity and Market Relations Among Marijuana Users, di Belackova V. e Vaccaro A. [2013], in Journal of Drug Issues, n. 43, ed. US: Sage.
Gli autori del lavoro che ci apprestiamo a commentare partono dal constatare che spesso quando si parla di consumo di marijuana se ne sottolinea la natura sociale, intendendo con "sociale" il riferimento al rituale concreto della condivisione, ma anche il fatto più generale che i significati che vengono attribuiti ad elementi legati al consumo stessi, come le sensazioni fisiche, sono oggetto di elaborazione condivisa.
Il gruppo è una fondamentale unità di analisi in riferimento all'uso di droghe cosiddette "ricreative", anche come luogo della normalizzazione del comportamento illegale, come già Becker1 mostrava nel '66. Numerosi studi, di carattere prevalentemente quantitativo, hanno indagato le reti sociali dei consumatori prendendo in considerazione due dinamiche, distinte nella teoria ma non esclusive sul piano dell'esperienza: la selezione sociale e l'influenza sociale. In particolare a quest'ultima si è agganciata la rappresentazione comune della droga come oggetto di persuasione da parte del rivenditore, non a caso denominato "pusher" (che in inglese significa "promotore"); in effetti è dimostrato in letteratura che la presenza de "l'amico che usa marijuana" possa essere un predittore o una variabile co-occorrente del consumo, ma è anche vero che la letteratura scientifica ha ampiamente criticato il concetto di pusher.

L'articolo si focalizza su un aspetto di grande rilevanza nelle reti sociali della compravendita e del consumo di marijuana, cioè le relazioni di amicizia: queste in letteratura sono state già indagate a livello quantitativo, mostrando come nella maggior parte dei casi (in almeno più del 58% delle volte) gli acquisti avvengano proprio da amici, dato confermato a livello internazionale in USA, Nuova Zelanda, Repubblica Ceca; inferiori sono gli acquisti di questo tipo in Olanda (37%), dove è assai probabile che la presenza di coffee shop renda inutile l'acquisto per strada. La domanda degli autori riguarda il significato del concetto di "amicizia", che si dà per scontato essere pari a quello comune o al limite connotato nel senso delle "amicizie drogate" [Bourgois, 1998], dove la relazione è connotata al ricavare vantaggi dalla rete sociale.

I soggetti, una quarantina, sono stati sottoposti a interviste in profondità; motivo d'orgoglio per i ricercatori deve essere l'essere riusciti a reclutare persone che occupano posizioni diverse nella struttura reticolare della compravendita, dai produttori ai consumatori semplici, includendo gli intermediari e i rivenditori all'ingrosso. Un simile risultato è stato raggiunto grazie al ricorso al campionamento a valanga, consistente nel contattare un soggetto e chiedere a questo di promuovere la ricerca tra altri soggetti simili di sua conoscenza [Patton, 2002]3. Il metodo d'analisi è stato induttivo, partendo dalle parole degli intervistati fino a un cappello teorico scelto dagli autori come ottimale per collocare le narrazioni prodotte, ossia la Teoria dell'Identità, secondo la quale gli individui non interagiscono in un vuoto sociale, bensì l'interazione, anche tra sconosciuti, è fondata su aspettative che derivano dal ruolo che i soggetti ricoprono.

I risultati delle interviste confermano la rappresentazione del mercato della marijuana come sistema chiuso, auto-protettivo a causa dell'illegalità dell'oggetto stesso della compravendita. Tuttavia al suo interno, se per le altre droghe vale un'impostazione delle relazioni tesa alla distanza tra rivenditore e consumatore, qui le relazioni sono improntate all'amicizia. "Amico" è colui che è stato precedentemente presentato e che è disposto a cedere un po' della propria marijuana, e su di esso si crea l'aspettativa che:
  • offra un po' della propria marijuana a un altro amico quando questi non ne ha;
  • chi riceva un'offerta di marijuana restituisca il favore;
  • compri in conto terzi o presenti l'amico al proprio rivenditore.
Ecco quindi che l'amicizia, oltre a connotare qualitativamente le relazioni, diventa anche un elemento di controllo sociale, che fornisce sicurezza di fronte ai rischi di arresto, rapina, vendita di marijuana di scarsa qualità. Essere amico di qualcuno è un segnale di ingresso, una parola d'ordine per entrare a far parte del network. Una volta entrati - e questo costituisce il secondo risultato della ricerca - ogni nodo della rete, seppur con funzioni diverse, appartiene a un sistema di interscambio in cui 1) ognuno è contemporaneamente debitore e creditore di favori, a tal punto che diventa difficile avere il controllo sul proprio consumo personale (e questo stato di cose potrebbe diventare una buona base per l'instaurarsi di una dipendenza, essendo difficile esercitare la volontà di consumare al di sotto di una soglia critica) e in cui 2) tutti sono chiamati a fare la propria parte, come dimostra il fatto che la funzione dell'intermediario, in condizioni di particolare controllo e di inasprimento delle leggi, cessa di essere assegnata a persone singole e si distribuisce tra tutti gli elementi della rete.

A nostro parere il lavoro di Belackova e Vaccaro ha numerosi pregi, teoretici e metodologici; oltre a mostrare l'efficacia del ricorso a tecniche di campionamento specifiche per gli argomenti sensibili, mostra come i significati, definiti qualitativamente, siano in rado di costruire strutture e dinamiche sociali. Rispetto al tema specifico delle droghe, invece, pone in evidenza i modi in cui gli stessi processi di socializzazione possano indurre comportamenti, aldilà di riferimenti generici all'influenza e al controllo sociali.


Armando Toscano

Fonti

1. BECKER, H. S. [1966], Becoming a Marijuana User Outsider: Studies in the Sociology of Deviance, ed. US: Free Press.

2. BOURGOIS, P. [1998], The Moral Economies of Homeless Heroin Addicts: Confronting Etnography, HIV Risk, and Everyday Violence in San Francisco Shooting Encampments, in Substance Use&Misuse, n. 33.

3. PATTON, M. Q. [2002], Qualitative Research & Evaluation Methods, ed. US: Sage.