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DUE LEADER A CONFRONTO: MERKEL E CONTE

Governo-Ue, Conte ammette: "Sì, è vero, diedi una delega di voto a ...



Anche se gli studiosi hanno definito l’Analisi del Contenuto in modi diversi, la definizione di Kerlinger (1986) può essere considerata la più adeguata: è un metodo di studio e di analisi dei messaggi della comunicazione sistematico, oggettivo e quantitativo avente lo scopo di misurare determinate variabili. L’Analisi del Contenuto si è affermata come uno dei più conosciuti ed utilizzati metodi di ricerca con l’avvento e la diffusione del computer. Prima che questo avvenisse, le attività di ricerca e conteggio delle occorrenze nei testi si svolgevano manualmente (pen and paper), con grande dispendio di energie e tempo da parte del ricercatore. L'Analisi del Contenuto concentra l'interesse sulle quantità di ripetizioni (occorrenze) delle parole che possiedono un significato preciso (parole piene), e da queste derivano il significato generale del testo seguendo un percorso inferenziale di tipo abduttivo; in base alle associazioni tra parole, poi, è possibile costruire dei cluster, ossia dei raggruppamenti che suggeriscono come il testo possa essere organizzato in nuclei tematici.

PER LA RIPARTENZA LE CITTÀ SARANNO CRUCIALI

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La pandemia da nuovo coronavirus ha mostrato quanto diversi siano tra loro i territori, rimettendo al centro proprio questa ritrovata consapevolezza. La prima evidenza, la più lampante, riguarda i territori come sistemi da governare: è agli occhi di tutti come le Regioni italiane abbiano mostrato differenti capacità di reagire all'emergenza (The Submarine), esprimendo culture, competenze, ma anche organizzazioni diverse (Quotidiano Sanità). In particolare, sembra che il rapporto tra Stato centrale e Regioni si sia sbilanciato a favore di queste ultime, dal momento che hanno maturato una capacità maggiore di fare pressione (Il Fatto Quotidiano) a partire proprio dal riconoscimento della loro eterogeneità (AGI). 

IL REGIONALISMO SANITARIO…



…è alla base delle differenze regionali nelle capacità di risposta alla pandemia. In Lombardia, secondo alcuni modelli di spiegazione le cause del disastro sono state le diagnosi tardive e la densità della popolazione (1), mentre secondo altri modelli si sono susseguite due wave di contagio, una nosocomiale e una intrafamiliare (2). Sulla veridicità dei numeri lombardi non c’è consenso, secondo alcune valutazioni sono verosimili (3), secondo altre stime i contagi sono in gran parte sommersi (4); l’evidenza mostra che più tamponi si fanno, più casi si trovano (5). A livello organizzativo, è stata del tutto assente una cinghia di trasmissione tra esperienze passate e presenti, come mostra la mancata assunzione del piano anti-pandemia regionale (6); non è stato realizzato nemmeno il coordinamento tra Governo centrale e locale, come mostra la mancata assunzione del piano anti-pandemia nazionale (7); la linea di faglia tra Stato centrale e Regioni, è stata inoltre allargata dal conflitto politico (8). Il risultato è che in Lombardia si è adottata una strategia prossimale per la gestione dell’emergenza: si è coordinato bene solo il segmento delle terapie intensive (9), mentre si è abdicato del tutto sulla sanità territoriale (10), problema che si è visto emergere anche in Piemonte (11). Sono però nate anche esperienze di gestione locale molto efficace, come il modello Piacenza e quello di Vo’ Euganeo: terapie precoci in regime domiciliare il primo (11), tamponi a tappeto e tracciamento dei contatti il secondo (12).