youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher








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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.


youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

COSA TRATTIENE DI PIÙ DAL CONSUMO DI ALCOL?

Commento all'articolo The Inhibiting Function of Self-Control and Social Control on Alcohol Consumption, di Gerich, J. [2013], in Journal of Drug Issues, n. 44, ed. US: Sage.
In tante situazioni, quando si parla di comportamenti devianti e abuso di alcol, anche nel discorso comune, si chiama in causa il concetto di autocontrollo, che tipicamente può essere considerato una variabile ascrivibile interamente all'individuo; allo stesso tempo i programmi di intervento sul disagio tendono spesso ad agire a livello sociale, ponendo un importante quesito circa quale dei due livelli debba essere considerato prevalente.

L'articolo che andremo a riassumere qui si occupa proprio di questo problema, ovvero se debbano i comportamenti devianti possano essere spiegati da caratteristiche stabili individuali oppure circostanze di vita, che sono i due ordini di fattori considerati maggiormente in letteratura, riportando diversi studi e teorie al riguardo. Innanzitutto come caratteristiche stabili dell'individuo correlate alla devianza e all'abuso possiamo considerare l'iperattività, l'impulsività, il basso autocontrollo, la ricerca di sensazioni e la mancanza di autoregolazione; con focus sull'autocontrollo Gottfredson e Hirschi [1990]1 mostrano che questo risulti nella ricerca di gratificazioni immediate, alla base di numerosi comportamenti criminali, andando a definire una relazione che chiamano "Teoria Generale del Crimine". Secondo altre prospettive invece un basso controllo sociale aumenterebbe la probabilità di comportamenti a rischio e contro la salute.

Quando si studiano le interazioni possibili tra i due ordini di fattori, alcuni autori considerano che le predisposizioni individuali alla devianza portano alla creazione di legami sociali tra pari che favorisco o l'insorgenza del comportamento, istituendo quindi una relazione a catena tra cause ed effetti; per altri è l'interazione tra caratteristiche individuali (quali aggressività, alto livello di testosterone e basso autocontrollo) e un controllo sociale ridotto a spiegare l'insorgenza della devianza. Jones e Lyman [2009]2 propongono una visione cumulativa delle differenti forme di controllo, nella quale ciascuna si somma alle altre e in cui la più influente si sostituisce a quelle che lo sono meno rendendole inefficaci.

L'importanza di tali modelli risiede soprattutto nel progettare interventi effettivi, che nel primo caso ad esempio potranno vertere sul passaggio da predisposizione a scelta del gruppo dei pari, nel secondo invece punteranno a intensificare il controllo sociale per chi fosse a rischio, nell'ultimo caso invece la teoria porterebbe a puntare a un solo livello di intervento coerente e persistente.

Nello studio considerato si prendono in considerazione gli effetti separati di controllo sociale e autocontrollo sul consumo di alcol, arrivando alle seguenti conclusioni:
  • il controllo sociale e l'autocontrollo correlano negativamente con la variabile indipendente (pertanto maggiori sono i controlli minori i comportamenti devianti);
  • il controllo sociale ha un effetto inferiore dell'autocontrollo;
  • il genere predice in una certa misura l'abuso, nel senso che le donne dichiarano consumi significativamente inferiori.
Questo per quanto riguarda la rilevazione degli effetti mutualmente indipendenti, ma lo studio testa ulteriormente modelli di interazione arrivando a conclusioni interessanti: innanzitutto conferma la possibilità che lo scarso controllo individuale possa portare alla creazione di reti sociali caratterizzate da un basso livello di controllo, ma l'evidenza più singolare è che l'autocontrollo esercita un'influenza che si riduce laddove il controllo sociale sia elevato e viceversa. Inoltre mostra come per le donne sia maggiore il livello di controllo sociale percepito, e che forse sia questo ad avere come esito un minore consumo.

Questa dinamica può essere spiegata secondo l'autore in due modi: da un lato può trattarsi di un effetto cumulativo come quello visto poc'anzi, dove le due forme di controllo si sommano e competono allo stesso tempo. Un'altra spiegazione invece può tenere conto di un fenomeno controintuitivo (ma nemmeno troppo, per chi è del settore), ovvero che un elevato autocontrollo riduca attivamente l'effetto del controllo sociale percepito. Quest'ultima considerazione può tradursi da un lato nella probabilità che un soggetto con più autocontrollo sia immune ai tentativi di persuasione da parte di pari devianti, ma dall'altro si può riversare nell'inefficacia degli interventi nei confronti di soggetti devianti con elevato autocontrollo (non è infatti da escludere che ce ne siano, come dimostrano alcune ricerche); allo stesso tempo la relazione scoperta dall'autore ci mostra indirettamente come la resistenza alla persuasione del gruppo eroda le risorse disponibili per l'esercizio di autocontrollo.

La questione risulta dunque molto articolata, ed è difficile risolverla in modo univoco. A nostro parere bisogna tenere in considerazione due possibili risvolti del lavoro di Gerich, ovvero da un lato la circolarità tra predisposizione e scelta della rete sociale, relazione che analiticamente può essere linearizzata ma che presenta assai più valore euristico e concretezza se considerata appunto come loop; in secondo luogo l'autore stesso propone una riflessione interessante, domandandosi se in qualche modo il controllo sociale e il supporto sociale non siano due concetti sovrapponibili: è infatti plausibile che interventi supportivi volti in profondità come quelli sulle emozioni agiscano collateralmente come forme di controllo.


Armando Toscano


Fonti

1. GOTTFREDSON, M. R., HIRSCHI, T. [1990], A General Theory of Crime, ed. US: Stanford University Press.

2. JONES, S., LYMAN, D. R. [2009], In the Eye of the Impulsive Beholder: the Interaction between Impulsivity and Perceived Informal Social Control on Offending, in Criminal Justice and Behavior, n. 36.