youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher








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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.


youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

E QUANDO ME NE SONO ACCORTO ERA GIÀ TROPPO TARDI

Commento all'articolo From "Social Supply" to "Real Dealing": Drift, Friendship, and Trust in Drug-Dealing Careers, di Taylor, M., e Potter, G. R., in Journal of Drug Issues, n. 43, ed. US: Sage Publications.
Quando si pensa al mercato della droga, si immagina una grossa struttura piramidale, manovrata dall'alto da personaggi occulti dai modi spiegati e letali; nel film Blow questa immagine è incarnata in Pablo El Mágico Escobar, mentre nella narrazione-cronaca sull'omicidio di Fausto e Jaio - un evento fondamentale nella storia dello spaccio di droga nella città di Milano - coincide con lo slavo tatuato1 di Piazza Aspromonte.

La ricerca accademica ha in realtà smontato questo immaginario, mettendo in luce il fatto che i mercati della droga sono prevalentemente locali, e variano in funzione delle culture dei posti, degli atteggiamenti verso la droga, delle tipologie di droga trattate; questo non significa che non esistano livelli sovra-ordinati, come affermano Pearson e Hobbs2 [2003] infatti si possono identificare almeno 4 articolazioni, ossia importazionevendita all'ingrossovendita intermedia e vendita al dettaglio. Piuttosto gli autori sottolineano come ogni livello sia caratterizzato da un funzionamento parzialmente autonomo e autoregolato, come spesso avviene nei sistemi complessi, e che non vi sia un'organizzazione complessiva, multinazionale: alcuni mercati sono aperti, altri chiusi, variano parametri quali i prezzi medi e i range di elasticità, i metodi e i luoghi delle transazioni, gli sfondi socio-economici degli attori. Ad esempio i mercati al dettaglio inglesi sono molto competitivi gli uni con gli altri, mentre quelli americani presentano una tendenza maggiore alla centralizzazione, ma nella direzione di piccoli monopoli locali.

La ricerca qui presentata si occupa di indagare le meccaniche di un mercato locale di una cittadina inglese, dipingendo gli avanzamenti di carriera e alcuni principi motivazionali; gli autori intervistano 13 spacciatori di sostanze variegate, cannabis, MDMA, ketamina e altre droghe sintetiche, implementando la raccolta dei dati con osservazioni sul campo (assistono alla compravendita); uno dei due ricercatori, infatti, lavora per locali notturni, e ha diverse conoscenze nell'ambito della distribuzione di droga (si tratta dunque di un modo intelligente di sfruttare la condizione di doppio lavoro cui molti ricercatori sono obbligati).

Innanzitutto gli autori rilevano che la struttura dei mercati non è piramidale, ma disorganizzata; tuttavia esistono dei livelli gerarchici, che ne costituiscono il lógos teorico, la forma ideale, anche se ciascuno spacciatore tratta contemporaneamente droghe diverse e in mercati diversi, creando quindi una compresenza orizzontale di livelli verticali diversi. In particolare gli spacciatori si richiamano a un ordine superiore solo in rari casi di mancato pagamento prolungato, mentre debiti meno gravi vengono gestiti tramite comunicazione informale e entro relazioni di amicizia. Il mercato più strutturato è quello all'ingrosso della cannabis, dove gli attori si comportano come veri e propri uomini d'affari, fissando i prezzi, creando convenzioni (prezzi di favore), garantendo approvvigionamento costante. Le droghe sintetiche invece si trovano a essere soggette a una grande variabilità, tanto che vengono proposte occasionalmente, come elemento in più rispetto alla cannabis. La vendita di ketamina è resa ancora più complessa dal fatto che gli stessi spacciatori ne facciano ampio uso, per cui spesso il distributore in possesso di una partita si trasforma in consumatore.

Sull'amicizia vale spendere qualche parola, poiché risulta essere un meccanismo regolatore importante, in primis nel garantire la sicurezza, del consumatore (che è tranquillo sulla qualità delle sostanze) e dello spacciatore (che sa che non verrà denunciato). Inoltre in lavori precedenti è stato dimostrato che chi vende droga non ama parlare di sé come di uno "spacciatore", anche qualora avesse un volume d'affari di 25mila sterline la settimana, e definisce la vendita come un "favore a un amico".

L'amicizia è anche il canale di ingresso nella rete della compravendita - come evidenziato anche da Belackova e Vaccaro3 [2013] in un altro lavoro di ricerca - e la motivazione iniziale che spinge alcuni soggetti a entrare può essere proprio quella di comprare droga per sé e per gli amici; l'interesse col tempo però si sposta, e diventa via via economico. Questa constatazione si riconnette a due diverse questioni: innanzitutto gli interessi di chi sta nel mercato della droga non sono unicamente economici, ma possono essere il mantenimento di uno stile di vita elevato, l'acquisto di beni costosi come automobili e barche, a volte il semplice pagamento di conti da parte di chi non possa o riesca ad avere un lavoro normale (uno degli intervistati col commercio di sostanze si manteneva l'Università), e il passaggio dall'essere consumatori a spacciatori/intermediari è graduale, per passi impercettibili da parte di chi li compie.

In secondo luogo bisogna interrogarsi su cosa sia davvero questa amicizia. Nella letteratura sul tema vi è l'opinione che esista una linea di demarcazione tra il mercato vero e proprio e lo scambio sociale, chiamato in termini specialistici "social supply": nel primo caso infatti si tratta di relazioni di compravendita, mentre nel secondo quasi di volontariato, dato che consiste nella condivisione gratuita di droga tra amici. Lo studio esaminato, però, pone una clausola di dubbio sull'esistenza di un confine così netto, mentre riflette sulla possibilità che lo scambio sociale sia un fenomeno già interno al mercato: questo infatti sarebbe confermato dal fatto che sia amicizia che social supply non sono due realtà distaccate dalla compravendita, bensì svolgono la funzione di introdurre i novizi nel mercato. Più che di "scambio sociale", quindi, secondo gli autori sarebbe corretto parlare di "spaccio sociale" (social dealing in inglese), a sottolineare l'intreccio e la confusione tra relazioni sociali informali e relazioni economiche.

L'articolo costituisce un contributo che aiuta a smontare la visione secondo cui vi sia un consumo di droghe puramente sociale e uno puramente economico, ma che i due ordini di interessi si confondono in un sottosistema sociale che ha norme e cultura proprie; inoltre mostra come l'ingresso nel mercato della droga sia un fenomeno spesso fuori del controllo dei soggetti, che si rendono conto di essere dentro quando ormai è troppo tardi per uscire, un fatto che spesso viene riscontrato nelle narrazioni di ex-tossicodipendenti ma di cui non erano stati indagati i meccanismi.



Armando Toscano


1. ecn.org

2. PEARSON, G., HOBBS, D. [2003], King Pin? A Case Study of a Middle Market Drug Broker, in Howard Journal of Criminal Justice, n. 42.

3. BELACKOVA, V., VACCARO, A. [2013],"A Friend with Weed is a Friend Indeed": Understanding the Relationship Between Friendship Identity and Market Relations Among Marijuana Users, in Journal of Drug Issues, n. 43, ed. US: Sage.