youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher








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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.


youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

LA PEDAGOGIA NON È UNA COSA SEMPLICE

Commento all'articolo Nonlinear Pedagogy: Learning Design for Self-Organizing Neurobiological Systems, di Chow J. Y., Davids K., Hritovski R., Araújo D e Passos P. [2011] in New Ideas in Psychology, n. 29 ed. NL:Elsevier.
In questo articolo sulla progettazione di percorsi di apprendimento, gli autori partono delineando la cornice teorica entro la quale si muovono, definendone gli architravi: psicologia ecologica, secondo la quale l'apprendimento è un fenomeno conseguente a interazioni indeterminate tra un soggetto (chiamato nel lavoro "performer") e un ambiente (una nicchia ecologica), dinamiche non-lineari, un concetto fondamentale nella Teoria Generale dei Sistemi secondo cui l'interazione tra più variabili non può essere modellizzata da equazioni lineari, ed embodied cognition, ossia una concezione dei processi cognitivi che li vede inscritti nel e imprescindibili dal corpo; in sottofondo all'embodied cognition, anche se non si tratta di un riferimento esplicito, è possibile che vi sia la visione modulare di Gigerenzer, per il quale i processi cognitivi sono semplici e frammentari, e costituiscono nel complesso un arsenale di adattamento per l'organismo (adaptive toolbox).

Viene dunque così a profilarsi un orizzonte teorico che gli autori definiscono "ecologia non-lineare", tenendo conto dei fenomeni di adattamento a contesti specifici da un lato, e dei fenomeni di assemblaggio di informazione e azione, auto-organizzazione, emergenza, variabilità degli equilibri; traslando le questioni fin qui esposte entro il perimetro della progettazione dell'apprendimento, viene dunque a delinearsi il campo della Pedagogia non-lineare.

Gli autori prendono spunto da un caso specifico di apprendimento, ovvero quello di skill motorie, su cui il discorso dell'importanza dei vincoli può essere formulato con più chiarezza, data l'evidenza maggiore delle dinamiche e degli esiti dell'apprendimento; si possono identificare tre classi di parametri (vincoli), che nel caso dell'acquisizione di sequenze motorie corrispondono a:
  • vincoli relativi al compito, come le regole del gioco, le sorgenti di informazione, l'equipaggiamento, il numero di giocatori, i tipi di performance; 
  • vincoli relativi all'organismo, quali la morfologia (es. altezza), la fisiologia (es. la resistenza) e la psicologia (es. l'arrendevolezza);
  • vincoli relativi all'ambiente, come le caratteristiche del campo, le condizioni atmosferiche. 

Tralasciando la parte più tecnica dell'articolo, in cui vengono proposti i grafici che rappresentano le curve di densità della probabilità di vari equilibri in un sistema, riporteremo qui invece le indicazioni pedagogiche emerse; un esempio chiaro della differenza tra una pedagogia non-lineare e una classica viene da Schöllhorn e colleghi [2006], che mostra gli effetti differenziali in termini di apprendimento nel calcio tra una strategia basata sulla ripetizione di un idealtipo di movimento e un'altra invece in cui agli allievi vengono proposti situazioni sempre diverse quanto a velocità, forza, direzione e distanza del passaggio. Le due situazioni differiscono fortemente in termini di stabilità delle dinamiche, proponendo nel secondo caso una configurazione meta-stabile, tra la stabilità e l'instabilità, che massimizza la probabilità di emergenza di nuovi comportamenti guidati da un fine.

In questo quadro complessivo il compito di psicologi, educatori e formatori diventa quindi quello di predisporre ambienti di apprendimento in modo che siano meta-stabili, favorendo l'esplorazione e l'emergenza spontanea delle skill in qualità di facilitatori.

L'articolo pone problemi molto interessanti, anche se, collocandosi all'interno delle teorie orientate alla complessità, difficilmente troverà un pubblico vasto e accogliente; si ha inoltre l'impressione che di materiale ce ne sia poco, al di sotto della soglia critica necessaria per l'affermazione della visione sistemica. È tuttavia di grandissimo pregio l'idea che chi rivesta un ruolo educativo debba porsi come consulente e non come insegnante. Sarebbe interessante domandarsi come e quanto il concetto di Pedagogia non-lineare possa applicarsi ad ambiti diversi dall'apprendimento di skill motorie, quali il training teatrale o interventi psico-educativi rivolti a bambini e adolescenti con funzionamento rapido (iperattivi, tourettici, con disturbo della condotta...).


Armando Toscano 

Fonti 

1. SHOLLHORN, W. L., BECKMANN, H., MICHELBRINK, M., SECHELMANN, M., DAVIDS, K. [2006], Does Noise Provide a Basis for the Unification of Motor Learning Theories?, in International Journal of Sport Psychology, n. 37.