youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher








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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.


youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

METODO COSTRUTTIVO E MODELLI PSICOLOGICI

L'elemento distintivo tra Scienza e senso comune, posto che in entrambi gli universi i soggetti siano impegnati nella costruzione di rappresentazioni (utili) del mondo, è il modo in cui i rispettivi saperi vengono generati: se il senso comune è basato su concetti e teorie nati dall'esperienza stessa e dalla generalizzazione di questa secondo percorsi di ragionamento che seguono una razionalità naïf, la Scienza - aldilà dall'essere un punto di raccolta di sapere - si pone tra soggetto e oggetto in veste attiva, ovvero in qualità di filtro organizzante: in questo spazio intermedio frammenti di esperienza vengono raggruppati assieme in concetti definiti in un modo che li salva dalla comune variabilità intersoggettiva, e in teorie che sono una messa in relazione di tali concetti alla luce di una regola combinatoria rappresentata dal metodo e dalla logica che lo governa. La prassi scientifica è soggetta a un sistema di regole rigido per evitare che vengano prodotti significati sconfinanti dal perimetro su cui la comunità scientifica ha decretato consenso.


Certo non si può dar del tutto contro a quei fisici che disconoscono gli operatori della ricerca psicologica: questi si collocano al margine del mondo scientifico producendo in gran quantità argomenti a sostegno della scientificità del proprio operato, senza però risultare mai del tutto convincenti. A livello di cultura di massa il ruolo degli psicologi è di commentare quanto detto da medici, sociologi, psichiatri, nutrizionisti, mentre sembrano ritagliarsi un proprio spazio di autonomia solo quando parlano di psicopatologia e di sviluppo infantile. In troppo pochi domanderebbero a uno psicologo una spiegazione di quanto stia avvenendo in questi ultimi mesi sui mercati internazionali, o di fornire consulenze su questioni di politica internazionale. La scientificità della psicologia è insomma disconosciuta o difficilmente riconoscibile, e a parere i chi scrive ciò è da attribuirsi al fatto che dalla sua esplosione a oggi essa sembra non avere ancora trovato un unico, stabile fondamento. Ciò che manca ancora oggi è un apparato di concetti che costituisca davvero una base operativa condivisibile a tutti gli effetti, anche al di fuori della psicologia, un sistema deduttivo forte che permetta la spiegazione della realtà soggettiva e che ponga il Verstehen come strumento generativo, e non come limite ultimo delle proprie possibilità.

L’indagine psicologica, sia essa declinata in senso puro, applicato o valutativo, dovrebbe dunque muovere dal trovare un fondamento epistemico abbastanza forte da includere nelle proprie teorizzazione la duplice natura dei fenomeni di cui si occupa: soggettiva, in quanto riconducibile a una singolarità complessa, dinamica, le cui strutture non sono fisse ma frutto di equilibri tra forze, e oggettiva, ossia alienabile, indagabile ponendo qualunque dinamica costruttiva di tale oggettività come background. A cominciare dal concetto della probabilità stessa è necessaria una revisione critica dei concetti su cui oggi la Psicologia fonda la propria scientificità, con lo scopo di andare oltre la mera retorica sperimentalista e mettere radici in un terreno dove non si sia ospiti, dove lo statuto scientifico della disciplina non si preso a prestito; ecco che, pertanto, possiamo distinguere due modi di intendere la probabilità:
  • il primo è quella classico, di tipo fattoriale, che interpreta la probabilità come una caratteristica intrinseca degli eventi; in quest’ottica si assumendo una certa inerzia del comportamento delle variabili e delle relazioni tra esse, per cui il trend più recente può essere interpretato come rappresentativo del futuro [Castelli, 1998]; 
  • una seconda possibilità si fonda invece su un’interpretazione dinamica della probabilità, che bene si attaglia all’ottica fenomenologica che qui viene proposta; il fatto che il comportamento di due variabili in relazione si sia mantenuto costante nel tempo a volte è proprio ciò che rende più probabile un cambiamento di trend. 
Il primo modo di interpretare la probabilità è tipico di eventi semplici, elementari, che possano essere inclusi senza forzature entro un paradigma meccanicistico; se però l’oggetto di ricerca è costituito da comportamenti umani complessi, quali possono essere ad esempio le scelte di consumo o il burn-out [Castelli, ibidem], bisogna adottare un paradigma differente: a differenza delle macchine infatti, i comportamenti umani variano sistematicamente, e si mantengono uguali al massimo entro certe cornici temporali.

Possiamo senza scandali prendere posizione in tal senso, e dichiarare che qualunque fenomeno psicologico, per quanto elementare, sarà maggiormente comprensibile quanto più si terrà conto della sua intrinseca complessità

Una seconda questione fondamentale è costituita dal livello di analisi del problema che si vuole raggiungere, e anche qui si possono distinguere due approcci possibili: 
    • quello classico, che riduce all’osso le interazioni tra variabili in modo tale da rendere la copertura del modello massima o comunque soddisfacente, ovvero in sostanza si arriva a descrivere un funzionamento generale cui i casi singoli hanno una certa probabilità di assomigliare; 
    • quello fenomenologico, che invece si serve dei modelli come strumenti per rappresentare analogicamente la realtà, in modo da coprire ogni possibile manifestazione.
Il secondo approccio è quello proposto da Lewin e denominato Metodo Costruttivo: si tratta di un modo per rappresentare la realtà che punta alla ricongiunzione del caso singolo (che nel modello classico è portatore di rumore) alle leggi generali, facendo leva su concetti che rappresentino già la situazione in termini strutturali, senza fare ricorso a variabili la cui definizione e messa in relazione è soggettiva. Tali concetti sono mutuati dal linguaggio della fisica e della topologia, e hanno la caratteristica di avere un margine molto ristretto di ambiguità e di essere immediatamente riconoscibili, senza passare attraverso dibattiti sui confini delle definizioni; per citarne alcuni: 
    • forza: è la causa di ogni cambiamento, caratterizzata da intensità, direzione e punto di applicazione e rappresentabile tramite un vettore; 
    • campo: è lo spazio entro il quale avvengono fenomeni psicologici in esame;
    • spazio di vita: è la totalità dei fatti che determinano il comportamento di un soggetto in un dato momento; 
    • regione: parte dello spazio di vita delimitata da un confine o una barriera; 
    • posizione: indica il punto del campo in cui si trova il soggetto; 
    • locomozione: cambiamento di posizione, che può avvenire sul piano psicologico, fisico o sociale; 
    • confine: è l’insieme dei punti che separa una regione dall’altra senza influire sulla locomozione; 
    • barriera: è l’insieme dei punti che separa una regione dall’altra e ostacola la locomozione; 
    • struttura della regione: si riferisce al grado di differenziazione e/o alle connessioni tra le regioni.
Il Metodo Costruttivo dunque prende in considerazione la persona e l’ambiente, e permette di descrivere il comportamento come funzione dell’uno e dell’altro; questo modo di costruire teorie «[...] incorpora la premessa che gli esiti a livello individuali, gli atteggiamenti e i comportamenti non risultano dalla persona o dall’ambiente separatamente, ma piuttosto da una relazione tra i due» [Awoniyi, Griego e Morgan, 2002]. Di per sé l’ottica lewiniana non esclude il ricorso ad altri concetti della psicologia, quali ad esempio autostima o attaccamento, bensì è in grado di organizzarli all’interno di una cornice metodologica che li integra in un modello tanto generale quanto particolare; ad essere rappresentato è l’intero spazio di vita, e non solo una singola possibilità, e soprattutto è tutto ciò che avviene concretamente nel campo, e non fattori astratti. Consideriamo il discorso di Bronfenbrenner, secondo il quale un fenomeno deve essere inserito, per poter essere compreso, in un insieme gerarchico di livelli concentrici, a partire dal microsistema fino al macrosistema; il Metodo Costruttivo permette di articolare i passaggi da un livello all’altro con una maggiore giustificazione teorica, laddove molte volte nei modelli fattoriali classici si tengono sullo stesso piano variabili individuali, culturali e socioanagrafiche, riconducibili quindi a livelli differenti. 

Il grosso limite del Metodo Costruttivo è l’esclusione del tempo, ovvero i modelli condensano in una visione sincronica tutto ciò che evolve nel tempo. Bisogna far riferimento al paradigma sistemico per poter trattare la complessità delle dinamiche includendo la prospettiva temporale e fornendo soluzioni metodologiche più sofisticate. La riflessione di Lewin può essere in un certo senso considerata protosistemica, anche se non è solo l’anticipazione il modo in cui l’Autore si è posto rispetto alle evoluzioni successive: a parere di chi scrive infatti il Metodo Costruttivo, soprattutto per quanto riguarda la considerazione della concretezza, implementa il paradigma sistemico di un pezzo molto importante. Inoltre visione sistemica e Metodo Costruttivo possono essere integrati come guide e confini della Ricerca Valutativa: questa può essere definita come «[...] una ricerca applicata che usa le teorie, i metodi e le tecniche sviluppate nelle scienze sociali per fornire risposte a domande circa l’effetto di un programma.» [Plewis e Mason, 2005]. L’esigenza di applicazione e quella di ricerca si incontrano e trovano soddisfazione a livello del modello: una ricerca applicata che non passi attraverso la modellizzazione della realtà in esame a parere di chi scrive si priva di un momento fondamentale, e non può qualificarsi in senso stresso come ricerca.

Armando Toscano


Awoniyi, E. A., Grieo, O., Morgan, G. A. [2002]. Person-environment Fit and Transfer of Training, in International Journal of Training and Development, vol. 6 no. 1, ed. Blackwell Publishing Ltd

Castelli, S. [1998]. La Dinamica dei Sistemi in Campo Psicologico e Sociale, ed. Guerini e Associati

Plewis, I., Mason, P. [2005]. What Works and Why: Combining Quantitative and Qualitative Approaches in Large-Scale Evaluations, in International Journal of Social Research Methodology, vol. 8 no. 3, ed. Taylor & Francis Ltd