youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher








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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.


youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

UN'INTEGRAZIONE È POSSIBILE!


Dal 17 al 19 maggio 2015 ho partecipato al 7° Congresso Nazionale ICAR su AIDS e Retrovirus con un poster di ricerca. Le informazioni circolate sono state moltissime, l'atmosfera del luogo era la migliore possibile per favorire lo scambio di idee: Medici, Ricercatori, Psicologi e la comunità stessa, le Associazioni, tutti uniti all'insegna della Ricerca: un esempio di integrazione possibile tra competenze e ambiti disciplinari distinti.
Cercando di tirare le fila di tutti gli interventi orali e di tutti i contributi scritti visti, possiamo dire che lo stato dell'arte sull'HIV è il seguente: 
  • la ricerca ha fatto passi da gigante, ormai si conosce molto sul virus HIV ma ci sono quesiti ancora insoluti quali "Perché HIV riesce a sviluppare immunodeficienza?" (Prof. Mauro Giacca, Facoltà di Medicina di Trieste);
  • le risorse per la ricerca sono arretrate, i tempi di risposta al problema sono stati e continuano a essere estremamente lunghi (Prof.ssa Antonella D'Arminio Monforte, Dir. Dipartimento di Medicina dell'Università degli Studi di Milano);
  • HIV e HCV sono altamente diffusi in Paesi poveri e in via di sviluppo, e le motivazioni della permanenza delle infezioni vanno ricercate a livello di singola cultura (Dott.ssa Isabelle Meyer-Andreux, HIV and Hepatitis C Medical Advisor, Medecins sans Frontieres);
  • l'accesso ai farmaci è burocraticamente complesso, molto si è fatto ma la Sanità Pubblica è balcanizzata, ogni Regione segue propri principi senza per altro che questo inneschi una competizione costruttiva (Dott. Massimiliano Conforti, Vice-Presidente di EpaC);
  • non è possibile non tenere conto dei costi delle cure, e questo comporta la necessità di rimettere alla soluzione migliore e più costo-efficace, ossia la PREVENZIONE (Dott. Cosimo Colletta, responsabile di Medicina Interna della ASL di Omegna, VB);
  • poiché quella dei costi è una questione prioritaria in questo momento, bisogna tenere conto del fatto che il peso economico dei test diagnostici diminuisce quando questi sono effettuati presso community sites ed entro outpatient services (Dott. Angeletti, Istituto Malattie Infettive "Spallanzani", Roma);
  • la cattiva organizzazione dei servizi produce un costo che potrebbe essere ottimizzato (Dott.ssa Emanuela Foglia, Università Carlo Cattaneo di Roma);
  • con un aumento degli investimenti da parte delle istituzioni per la diagnosi precoce diminuiscono notevolmente le spese sanitarie in una proiezione economica a 10 e 30 anni (Prof. Francesco S. Mennini, Università "Tor Vergata" di Roma);
  • nel bacino delle nuove diagnosi di AIDS non sono presenti solo i casi di precipizio della terapia antiretrovirale, ma è legata ai late presenter, che incubano il virus per anni senza esserne consapevoli (Dott. Giuseppe Lapadula, Ospedale di Monza);
  • Test Day e i test HIV e/o HCV svolti in luoghi pubblici sono un modello organizzativo efficace, replicabile ed economicamente efficiente (Dott. Michelangelo Bonì, Programma Promozione Salute AUSL di Modena);
  • gli interventi volti alla prevenzione devono andare nei luoghi dove questa è più minacciata, come discoteche, concerti ecc., ossia quelle nicchie culturali che resistono alla sensibilizzazione (Dott.ssa Alessandra Bianchi, ASA Onlus, Milano);
  • in generale la scuola è percepita dagli adolescenti come il luogo prediletto per la prevenzione, in alternativa si scelgono amici e internet (Massimo Galli, Direttore della Clinica di Malattie Infettive di Napoli);
  • gli adolescenti sono da considerare un target primario per le campagne di sensibilizzazione all'uso del preservativo, ma gli investimenti in questo senso sono calati (Dott.ssa Caroline Foster, Infectious Disease and HIV Imperial College Healthcare London);
  • la PrEP è il nuovo orizzonte di sviluppo per gli approcci volti alla prevenzione, ma non è esente da critiche o dubbi che necessitano di approfondimento senza però rallentare l'azione (Tavola Rotonda: presenti Dott.ssa Sheena McCormack, studio PROUD, Dott. Eric Cua, studio IPERGAY, Roy M. Gulick, Cornell University, European Medicines Agency, Dott.ssa Maria Rosaria Iardino, giornalista, Dott. Alberto Bignardi, ARCIGay Modena);
  • gli adolescenti sieropositivi sono una nicchia sociale che non è riconducibile ai temi legati all'HIV negli adulti, ed è del tutto trascurata da associazionismo e Servizi, persino in contrasto con le linee-guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Prof. Ernesto Caffo, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia);
  • la tematica di genere è sottorappresentata negli studi sulle persone con HIV nonostante le donne siano la maggioranza delle persone infette; parlare di donne e HIV significa aprire una riflessione complessa, che tocca anche l'uso di sostanze, la gender inequality, la violenza di genere, la maternità, la menopausa, lavoro ed educazione, il rivestire un ruolo di cura per la famiglia, la sessualità, la migrazione (Dott.ssa Silvia Petretti, Positively UK);
  • lo stigma che riguarda le persone sieropositive non è ancora debellato (Dott.ssa Lella Cosmaro, LILA).
C'è ancora molto da fare, molto è stato fatto. Il contributo della Ricerca è e sarà fondamentale!