youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher








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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.


youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

PENSIERO SISTEMICO NON È SINONIMO DI OLISMO

Di Derek Cabrera, docente di System Thinking presso la Cornell University e Senior Faculty presso il Laboratorio di Ricerca Cabrera. Recentemente ha pubblicato Systems Thinking Made Simple: New Hope for Solving Wicked Problems. Il testo originale, in inglese, è qui
Decostruiamo la convinzione secondo cui il System Thinking (ST) sia in contrasto con (in questo caso al versante opposto di un continuum) riduzionismo. Una simile convinzione appare ragionevole di primo acchito, e appartiene a molti dei miei maestri pensatori sistemici così come a molti pensatori contemporanei. Ma ci sono alcuni pericoli, che hanno principalmente a che vedere con il fatto che molti adepti potrebbero essere disorientati rispetto al senso dell'essere system thinker.

Prima di tutto, se il riduzionismo (ossia lo scomporre le cose nelle parti che le costituiscono) è su un versante del continuum, allora l'olismo (ossia il considerare le cose nel contesto della loro interezza) sta su quello opposto. Se il riduzionismo è l'opposto del ST, allora ST e olismo sono sinonimi. È qui sta il problema...
Non importa quanto si riesca a essere olistici, c'è sempre una totalità più larga a fare da contesto, e uno si ritrova quindi a rimuovere chirurgicamente la totalità presa in considerazione dalla totalità di cui è parte, cosa che viene criticata aspramente si riduzionisti. Pertanto, essere olisti puri che non riducono mai o, viceversa, riduzionisti puri che non considerano mai l'intero è assurdo, ed è una falsa dicotomia. Abbiamo bisogno di entrambi per iniziare a riflettere su qualunque cosa.

Pertanto, dividere le cose in parti (riduzionismo) è un atto del System Thinking tanto quanto vedere le cose nel contesto d'insieme. Un equilibrio salutare tra parte e tutto è un aspetto essenziale del pensiero sistemico. C'è un vecchio detto secondo cui ci sono due tipi di scienziati: quelli che montano e quelli che smontano. Il pensiero sistemico è un atto di rinuncia a questa dualità, preferendo l'opzione dello s-montare.
Certamente questo crea un altro problema. Quando rompiamo le cose nelle loro componenti strutturali, stiamo rompendo anche relazioni dinamiche, per cui dobbiamo adottare dell'attenzione aggiuntiva per identificare le relazioni rotte e pensarle come parti dinamiche dell'insieme (pena il rischiare di incappare in fenomeni inspiegabili che dovremo etichettare "emergenza").

Questo in cambio causa un ulteriore problema, ossia il fatto che la scelta di un limite è soggettiva, richiede l'adozione di una prospettiva, quindi dobbiamo considerare che simili distinzioni che facciamo per l'insieme (e ogni conseguente distinzione che facciamo per le parti) è un punto di vista. Cambia il tuo punto di vista e cambiamo anche le distinzioni.