youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher








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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.


youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

L'IMMAGINARIO DI UN'IDEOLOGIA…

…si impone nella Campagna del Fertility Day (1), discriminando innanzitutto le donne e le giovani famiglie nella sostanza (2), e chi è diverso dalla maggioranza WASP nell'iconografia (3).


(1) Quella sul Fertility Day non è la prima campagna fallimentare proposta dai nostri ministeri. Ci sono state, giusto per citare i casi che ho osservato più da vicino, le sconfortanti campagne per la promozione della lettura. Le imbarazzanti campagne per il turismo. Le campagne per la prevenzione dell’aids, tanto inutili quanto ipocrite. Possibile che i ministeri non riescano mai, mai, mai a imparare dagli errori?
[…]
Il risultato è una comunicazione che, anche se il ministero dichiara di volerlo fare, rinuncia a informare e invece promuove un’ideologia. E lo fa utilizzando gli strumenti tipici della propaganda: minaccia (se non ti sbrighi non avrai figli! Se rinvii avrai un figlio solo, ammesso che arrivi!) ricatto (se non fai figli non sei un bravo cittadino!), aggressività (datti una mossa!). Ed ecco anche perché molti hanno percepito quel più che vago profumo di ventennio.


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(2) Per le donne, tuttavia, il fatto che lo stato ponga un’enfasi tale sulla maternità può essere irritante. L’Italia per molto tempo ha garantito un generoso congedo di maternità, ma le donne italiane che lavorano devono ancora lottare contro pregiudizi radicati, che possono rendere la maternità un elemento di precarietà economica.

Con il fenomeno delle dimissioni in bianco, centinaia di migliaia di donne italiane sono state costrette a firmare lettere di dimissioni senza data che permettono ai loro datori di lavoro di licenziarle senza incorrere in penalità in caso di gravidanza. Al tempo stesso, l’accesso all’interruzione di gravidanza è garantito per legge, ma in diversi ospedali può essere molto complicato riuscire ad abortire a causa dei medici obiettori.


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(3) La nuova campagna del Ministero della Salute sulle tematiche legate alla fertilità, che doveva servire come correzione della terribile prima proposta per il Fertility Day, si è rivelata un rimedio peggiore del  male. Se nella giornata di oggi avete aperto il browser, sicuramente avete intercettato la pubblica indignazione per la copertina del nuovo opuscolo del Ministero della Salute, intitolato “Stili di vita corretti per la prevenzione della sterilità e dell’infertilità”. Un’immagine vale più di mille parole, ma lasciate che ve la descriva. Piano e con precisone, ché certe cose vanno sorbite per intero.
[…]
Gli scenari sono due e nessuno mi pare piacevole.
Il primo è la standardizzazione massima. È celebre il caso della “Asian stock photo girl”, ritratta – grazie all’uso delle sue fotografie di stock vendute tramite banche immagini – letteralmente in migliaia di campagne. Consideriamolo, per ora, un problema più estetico/creativo che altro.
Il secondo è un problema più grave ed è l’imposizione di un immaginario dominante.
Mi spiego con un esempio. Sono andato su Colourbox, il portale da cui sono state acquistare le due immagini della campagna del Ministero della Salute, e ho fatto una ricerca di immagini di consumo e vendita di droghe. Il risultato è una netta dominanza statistica di immagini di “gente dall’aspetto non WASP” alle prese con droghe di ogni tipo, col solito immaginario: un tripudio di felpe col cappuccio e volti dai tratti asiatici, afroamericani, latinoamericani. Insomma, perfino i portali di immagini stock fanno racial profiling.


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