youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher








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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.


youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

L'ERRORE DEL CONSIDERARE…

…oligarchia e democrazia la stessa forma di governo (1) sta nel parafrasare il discorso platonico stravolgendolo (2); si blocca così la riflessione sul senso della diminuzione delle persone nei luoghi della legiferazione promossa dal marketing sul Referendum (3).

(1) Il primo errore riguarda proprio la contrapposizione tra oligarchia e democrazia: l'oligarchia è la sola forma di democrazia, altre non ce ne sono salvo la cosiddetta democrazia diretta, quella che si esprime attraverso il referendum. Pessimo sistema è la democrazia diretta. La voleva un tempo Marco Pannella, oggi la vorrebbero i 5 Stelle di Beppe Grillo. Non penso affatto che la voglia Zagrebelsky il quale però detesta l'oligarchia. Forse non sa bene che cosa significa e come si è manifestata nel passato prossimo e anche in quello remoto.
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Caro Zagrebelsky, oligarchia e democrazia sono la stessa cosa e ti sbagli quando dici che non ti piace Renzi perché è oligarchico. Magari lo fosse ma ancora non lo è. Sta ancora nel cerchio magico dei suoi più stretti collaboratori. Credo e spero che alla fine senta la necessità di avere intorno a sé una classe dirigente che discuta e a volte contrasti le sue decisioni per poi cercare la necessaria unità d'azione. Ci vuole appunto un'oligarchia. Spero che l'abbia capito, soprattutto con la sinistra del suo partito che dovrebbe capirlo anche lei.

http://www.repubblica.it/politica/2016/10/02/news/zagrebelsky_renzi_scalfari-148925679/?ref=HRER2-1

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(2) A questa tripartizione ne corrisponde specularmente un’altra: quelle sono infatti le forme “buone”, ma vi sono di quelle tre forme altrettante forme degenerate: il governo degenerato di uno è la tirannia; la politeia, che è il modello di partecipazione dei cittadini (ovvero i maschi, liberi, pleno iure) alla sfera pubblica, se è degenerata si chiama democrazia ovvero governo dei poveri; e l’aristocrazia, ovvero il governo dei pochi, quando si corrompe si chiama oligarchia.
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Norberto Bobbio del resto considerava come una promessa mancata della democrazia la persistenza delle oligarchie. Poiché in democrazia, potremmo dire, il potere si legittima attraverso la scelta dei cittadini, i quali sono dotati di agency politica, ovvero sono in grado, usciti dalla “minorità”, di scegliere ciò che è bene per loro. Mentre le oligarchie fondano il loro potere non su una legittimazione “esterna” che li distingue dai rappresentati ma per l’appunto li rappresenta, bensì su un sostegno che esse si danno da se stesse. In democrazia il cittadino è attivo e autonomo (si dà le regole da sé), con le oligarchie no.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/03/eugenio-scalfari-sbaglia-oligarchia-e-democrazia-non-sono-la-stessa-cosa/3071646/

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(3) Dopo la seconda guerra mondiale e la caduta del fascismo, la regola era che la politica doveva essere di tutti: tutti dovevamo impegnarci in politica perché questo era il fondamento della democrazia: “governo del popolo”. Ma ora l’aria è cambiata: Per il referendum del prossimo 4 di dicembre è assai chiaro. C’è un manifesto assai eloquente: «Cara Italia, vuoi diminuire il numero dei politici? Basta un SI».
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Il governo di pochi si chiama “oligarchia”, che già a scuola ci insegnavano che è una brutta cosa. Dire che un personaggio era un “oligarca” non era proprio un complimento. Ma ora anche Eugenio Scalfari ci spiega che sbagliamo: «Il primo errore – scrive nel suo editoriale su Repubblica di domenica 2 ottobre – riguarda proprio la contrapposizione tra oligarchia e democrazia: l’oligarchia è la sola forma di democrazia».

http://ilmanifesto.info/caro-scalfari-oligarchia-non-e-democrazia/

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