youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher








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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.


youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

GLI ATTENTATI…

…terroristici si distribuiscono seguendo le asimmetrie di potere dell'UE (1); l'Italia mantiene funzione di corridoio (2).

(1) Con il 20 dicembre potrebbe essersi invece prodotto un salto di qualità e non solo per la devastante riuscita dell’attentato nel cuore della capitale tedesca. La Germania è infatti un bersaglio di grande rilevanza. E lo è in una logica diversa e più propriamente politica di quella, essenzialmente vendicativa, applicata alla Francia per il suo impegno sul terreno in Medio oriente e in Africa (la Repubblica federale non ha partecipato ai bombardamenti in Siria e in Iraq). Berlino è il cuore dell’Europa e il centro riconosciuto di una egemonia continentale.
[…]
Se il fragile equilibrio raggiunto a Berlino dovesse franare, con un sensibile spostamento dell’opinione pubblica e del quadro politico verso posizioni di chiusura, l’Europa farebbe un ulteriore passo, forse irrimediabile, verso la dissoluzione.

http://ilmanifesto.info/nel-cuore-delleuropa/

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(2) L’Italia, come la Grecia, è l’inizio del sentiero. Da qui passano e vanno verso Nord, la Francia, la Germania e il Belgio. E lungo la medesima rotta tornano indietro. Questo può spiegare, solo in parte, perché non abbiamo subito grossi attentati. Senza però abbassare la guardia, perché i colpi potrebbero arrivare. A corredo dell’articolo alcune tabelle sul fenomeno realizzate con i dati del Global Terrorism Database dell’Università del Maryland, che tracciano gli attentati di ogni matrice con almeno una vittima compiuti in Europa (e, isolati, nei principali Paesi europei) fra il 1970 e il 2015: l’Italia è l’unica che non subisce attacchi da oltre dieci anni.
[…]
Le indagini di questi ultimi due anni confermano la funzione dell’Italia come piattaforma «politica», funzione già emersa in modo evidente dalla metà degli anni ‘90 in poi. Centri islamici, alcune moschee, rappresentanti di al Qaeda — come Es Sayed o il nucleo tunisino — hanno creato basi importanti evitando di danneggiare una realtà di proselitismo e finanziamento significativa con ramificazioni globale. Un paio di episodi per stare nel concreto: uno dei protagonisti del massacro di Madrid aveva trovato ospitalità a Milano; Osman Hussein, uno dei terroristi coinvolti nelle bombe di Londra (21 luglio 2005) si è nascosto — invano — a Roma, dove è stato catturato.

http://www.corriere.it/cronache/16_dicembre_23/perche-italia-non-ci-sono-stati-attentati-dabb7ad0-c930-11e6-bac6-8c33946b31a6.shtml

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