youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher








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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.


youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

I COLPI DI CODA…

…di Obama lasciano una pesante eredità da smaltire almeno sul piano strategico (1), rispetto ai rapporti tra U.S. e Russia relativamente alle questioni israeliana, siriana (2) e alla bomba a orologeria dello spionaggio elettorale (3).

(1) Obama lascia costringendo il suo successore almeno a cominciare a ritroso la sua reggenza, in un gioco dell’oca. Per rimettere i 35 diplomatici russi al posto già loro Trump dovrebbe provvedere a una più vasta epurazione nella Cia e magari anche al Pentagono. E così al Consiglio di Sicurezza su Israele, e nelle trivellazioni al largo dell’Alaska e della East Coast eccetera. Quando Trump arrivasse all’inciampo che faccia tornare attuale Fbi, milioni di voti, hacker russi, la Guerra Fredda Civile scivolerà impercettibilmente verso una Guerra Civile Fredda: il prossimo passo è la Guerra Civile Calda, negli Stati Uniti.

http://www.ilfoglio.it/piccola-posta/2016/12/31/news/obama-sanzioni-russia-putin-113185/
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(2) Trump dovrà prima di tutto disinnescare la mina degli hacker, perché se l’Fbi lanciasse un’inchiesta capace di scoprire complicità della sua campagna col Cremlino, la stessa presidenza sarebbe a rischio. Poi dovrà smontare le iniziative prese da Obama per condizionarlo, come l’incontro che terrà mercoledì con i leader democratici al Congresso per evitare la cancellazione della sua riforma sanitaria. Quindi dovrà lanciare la sua strategia.
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«La Siria - spiega Kurt Volker, ambasciatore americano alla Nato durante l’amministrazione Bush e direttore del McCain Institute - l’avevamo già persa quando Obama non approfittò dell’uso delle armi chimiche per intervenire. Quella scelta aprì la porta da cui è entrato Putin, e ormai ricacciarlo indietro è impossibile. A Trump la Siria non interessa: Mosca può farne ciò che crede, a patto che aiuti Washington a cancellare l’Isis».

http://www.lastampa.it/2016/12/31/esteri/la-strategia-di-donald-per-battere-lamico-vladimir-FIo9WdFSw6PP9kS4y8Xn3H/pagina.html
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(3) Secondo le autorità statunitensi le ultime presidenziali potrebbero essere state influenzate da attacchi di hacker russi. È vero. Ma non nel senso inteso da molti. Di solito, quando si parla di attacco informatico a un processo elettorale, si pensa a un intervento diretto sulle operazioni di voto. In pratica, l’attacco di pirati informatici avrebbe come obiettivo quello di cambiare il voto espresso dagli elettori. In questo caso, i russi avrebbero “spostato” le preferenze accordate a Hillary Clinton verso Donald Trump. In realtà, il vero obiettivo dell’hacking sono sempre i “dati”. Il caso americano non fa eccezione.

http://www.termometropolitico.it/1240209_elezioni-usa-hacker-russi.html
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