youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher








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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.


youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

IL MOVIMENTO NO-VAX…

…nasce da una rappresentazione sociale della Scienza Medica (1) piena delle ingenuità tipiche del senso comune. Non considera, ad esempio, che chi milita è stato vaccinato (2), così come non realizza che l'industria del farmaco, cosiddetta Big Pharma, riesce ad avere interessi tanto nell'obbligo vaccinale quanto nell'assenza di obbligo, poiché tipico dell'economia capitalistica è adattarsi a qualunque situazione (3). Secondo lo stesso principio, le persone hanno creduto che Facebook stesse dando vita a robot pericolosamente intelligenti (e per noi inintelleggibili) (4), così come gli Italiani sono arrivati a consumare troppi antibiotici (5). La comunicazione non prescinde dal modo in cui la società si organizza, e quindi certi messaggi tendono a proliferare entro comunità ristrette (6): un processo così endogeno per gli esseri umani, che anche i medici ne sono rimasti vittime (7).  



(1) La rappresentazione sociale serve a rendere familiare qualcosa che ci appare come estraneo: eliminando la parte più inquietante e più pericolosa dell’entità estranea, questa può venire accettata come qualcosa di nuovo ma non di potenzialmente nocivo e, in questo modo, può venire integrata nel modo di pensare comune, andando a sua volta a modificare la rappresentazione sociale stessa.

http://sociologicamente.it/le-rappresentazioni-sociali-tra-sociologia-e-psicologia/

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(2) Solo la scorsa settimana sono state registrate 3 mila presenze a Palermo e altrettante a Padova. Cortei per le stragrande maggioranza formati da persone che, volenti o nolenti, i vaccini a loro tempo li hanno fatti, in quanto obbligatori.
[…]
I no vax rimangono una razza a parte, che probabilmente di notte sogna Fleming pronunciare deliri di sorta come “hai visto? E’ bastato scoprire la penicillina per creare una Kastaaa pontentissima”.

http://www.alleo.it/2017/06/29/balto-fleming-e-i-creatori-di-big-pharma/

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(3) Le case farmaceutiche ci guadagnano in ogni caso. Nel caso di estese campagne vaccinali il guadagno è diretto ed evidente: la casa farmaceutica guadagna vendendo le dosi di vaccino. Nel caso, invece, in cui la copertura vaccinale non fosse obbligatoria, e si dovesse far fronte a casi di malattia conclamata, il guadagno sarebbe indiretto, meno evidente ma di molto superiore: sui farmaci da banco (antipiretici, antinfiammatori e preparati omeopatici) la percentuale di profitto è nettamente maggiore, perché nella gran parte dei casi si tratta di farmaci noti da tempo, per cui le spese di ricerca sono già state ampiamente ammortizzate e quelle della pubblicità non sono più necessarie.

http://www.senso-comune.it/francesca-colangelo/quello-gli-anti-vaccinisti-non-dicono-1/

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(4) La narrazione mediatica dominante vuole che il test sia stato interrotto perché i due sistemi, ribattezzati Bob e Alice, hanno iniziato a parlare in una lingua sconosciuta, senza alcun bisogno di input umani: va da sé che si è trattato del primo atto di una rivoluzione robotica già in atto, almeno secondo quanto abbiamo letto; il Mirror ha scritto senza mezzi termini che «l’intelligenza robotica è pericolosa».

http://www.rivistastudio.com/cose-che-succedono/facebook-test-robot-intelligenza-artificiale-lingua-sconosciuta/

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(5) Tra gli Stati membri dell’Ue, l’Italia è il Paese con il più alto consumo di antibiotici a uso umano (con 27,5 ddd, la dose definita giornaliera ogni mille abitanti), insieme a Belgio, Francia, Cipro, Romania e Grecia, che ha la maglia nera in Europa. Il ricorso facile all’antibiotico non avviene solo tra le mura di casa, ma anche nelle strutture sanitarie. Dove nel 2016 la spesa in antibiotici è aumentata del 9,5%, con una crescita dei consumi pari al 18 per cento. Nel 94% dei casi gli antibiotici ce li prescrive il medico. Gli altri riescono a ottenerli senza prescrizione medica, con cicli fai-da-te. Anche nella durata.
[…]
Da un sondaggio richiesto dalla Commissione europea, è venuto fuori che il 60% degli italiani non sa che gli antibiotici non servono a combattere i virus (i dati sono in linea con l’Europa), mentre il 38% è convinto che siano efficaci contro l’influenza e il 21% è convinto che si può interrompere la cura quando ci si sente meglio senza finire il ciclo indicato dal medico.

http://www.linkiesta.it/it/article/2017/08/05/non-solo-vaccini-litalia-ha-un-problema-con-gli-antibiotici-ne-consuma/35118/

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(6) Lo studio, pubblicato sulla rivista PLOS One, evidenzia un dato scoraggiante: i fruitori interagenti con pagine e siti di teorie del complotto da una parte e di informazioni scientifiche dall’altra non si sovrappongono, ma si dividono in modo tribale. I social network (e le piattaforme di ricerca in generale, come Google) non hanno creato questa polarizzazione, che è sempre esistita, ma ne esasperano l’effetto con degli algoritmi personalizzati di ricerca che presentano ai fruitori i contenuti più consoni alle loro credenze, rafforzando l’idea che queste siano condivise da molti.
[…]
Non saprei dunque dire se sia il debunking in sé a essere inutile e controproducente, quanto piuttosto l’atteggiamento cattedratico e saccente che spesso, ingiustamente o meno e non necessariamente per colpa del singolo autore, vi viene associato. Al di là di questo non sarebbe una cattiva idea ammettere che ciò che facciamo, anche se fatto bene e con soddisfazione, può non dare i risultati attesi. Ma non significa che si debba smettere.

http://www.stradeonline.it/scienza-e-razionalita/2990-ma-io-vorrei-che-i-debunker-continuino-e-che-si-calmino-tutti

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(7) Non si difende e non si diffonde la cultura scientifica adottando il modello medievale dell’“ipse dixit”, dell’autorevolezza della cattedra, bensì mostrando la bellezza del metodo scientifico, che è uno dei migliori esempi di pensiero critico, dialettico, democratico, aperto e, per queste caratteristiche, dotato di grande forza persuasiva.

Solo una scienza che ottenga i suoi risultati adottando una procedura trasparente e che li condivida con la società tutta, è in grado di conquistare la partecipazione convinta dei cittadini alle proposte di politica sanitaria che ispira.

http://www.nexusedizioni.it/it/CT/vaccini-la-posizione-della-societa-italiana-di-psico-neuro-endocrino-immunologia-5599

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