youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher








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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.


youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

GIOVANI E LAVORO APPAIONO…

…come due realtà scollate: da un lato riforme come la Buona Scuola introducono l’alternanza scuola-lavoro, ma senza un reale contenuto pedagogico (1), dall’altro le proteste degli studenti denotano una grande difficoltà nella lettura del mondo del lavoro (2). Con la nuova manovra di bilancio appena approvata emerge una difficoltà da parte della classe dirigente nel rappresentarsi i giovani e i loro bisogni (3), così come le Università faticano a rappresentarsi il Mondo del Lavoro (4).

(1) L’#alternanzascuolalavoro mostra il guaio di #riforme con contenuti scarni: senza senso pedagogico non ha portato alcun miglioramento. Spunti da Maurizio Ferrera su Secondo Welfare.

«Nel 2015 la «Buona Scuola» ha reso la alternanza scuola lavoro obbligatoria per tutti. Una scelta giusta. Ma dietro alla legge non c’era nessun piano di attuazione.
[…]
Eppure non ci voleva molto a capire che senza risorse, preparazione e organizzazione l’alternanza non poteva decollare. Bastava guardare agli altri Paesi europei. I quali per realizzare l’alternanza hanno investito denaro pubblico, formato i docenti per svolgere compiti nuovi, creato nuove figure di «insegnanti-in-impresa» specializzati nella didattica work-based. Nessuno studente è pagato, ma tutti imparano realmente.»

http://www.secondowelfare.it/primo-welfare/lavoro/imparare-in-azienda-ma-servono-le-risorse.html

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(2) Gli slogan degli #studenti usati nella #protesta denunciano la perdita di riferimento per comprendere il #lavoro. Spunti da Dario di Vico su Il Corriere della Sera.

««Siamo studenti, non siamo operai». Uno slogan risuonato durante le manifestazioni studentesche di venerdì scorso ha animato il sabato della Rete.
[…]
Ai giorni nostri, con la Grande Crisi alle spalle e i mille dilemmi sulla globalizzazione che avanza o che arretra, per gli studenti — almeno per quella minoranza che venerdì ha manifestato in 70 città d’Italia — l’operaio non è più quel punto di riferimento di tanti anni fa. È cambiato quasi tutto e di classi operaie non ce n’è più una, indossando la tuta si può essere tecnici del 4.0, addetti alle linee di montaggio oppure facchini della logistica. Tre lavori assai diversi tra loro. L’impressione è però che di questo mutamento i giovani sappiano poco o niente e la figura dell’operaio sia assimilata tout court al lavoro manuale o peggio allo «sfruttamento».»

http://www.corriere.it/opinioni/17_ottobre_15/sindacato-perche-l-alternanza-studio-lavoro-acf5f140-b104-11e7-8c8a-61b69bf57dc4_amp.html

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(3) La rappresentazione dei #giovani della classe dirigente: 35enni e in cerca di #lavoro fisso. Su questa base #manovra di #bilancio. Spunti da Vittorio Nuti su Il Sole 24 Ore.

«A grandi linee, i contenuti della manovra - che il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ha definito «efficace e compatta» - sono già noti, a partire dal valore complessivo: 20 miliardi di euro, considerando anche il decreto fiscale collegato . Una buona parte delle (poche) risorse disponibili saranno destinate a finanziare gli sgravi per le assunzioni di giovani: : gli stanziamenti ammontano a 338 milioni nel 2018 per poi salire esponenzialmente. Lo sgravio, ha confermato questa mattina il ministro del Lavoro Giuliano Poletti a margine di un incontro con i sindacati, sarà del 50% dei contributi previdenziali per tre anni per ogni nuovo assunto a tempo indeterminato. Solo per il primo anno, il 2018, la soglia delle assunzioni incentivate sarà valida fino al compimento dei 35 anni. Lo sgravio sarà invece al 100% per il Sud, confermando l'attuale normativa.»

http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/notizie/2017-10-16/legge-bilancio-2018-oggi-via-libera-governo-102831.shtml?uuid=AEi2RMoC

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(4) In #Italia risultano bassi i numeri sui #laureati, e denotano una scarsa aderenza dell'#Università alle richieste del mondo del #lavoro. Spunti su Avvenire.

«In Italia gli adulti laureati sono, in proporzione, meno che negli altri Paesi europei (il 18% di laureati, contro il 37% della media Ocse), con una prevalenza maggiore di laureati in discipline umanistiche: il 30% degli adulti italiani con un'istruzione superiore è laureato in queste discipline, la percentuale più alta tra i Paesi Ocse.L'orientamento dei neolaureati italiani è quindi poco legato ai bisogni emergenti dell`economia: il 39% dei neolaureati di primo livello si è laureato in discipline artistiche/umanistiche, con conseguenze negative per il tasso di occupazione dei laureati, particolarmente tra le donne, più spesso laureate in discipline a basso tasso di occupazione.
[…]
Nel nostro Paese, inoltre, è ancora molto elevata la percentuale diNeet 18-24enni (giovani non impegnati nello studio, nel lavoro né nella formazione: il 26% contro una media Ocse del 14%, peggio dell'Italia c'è solo la Turchia), soprattutto in Campania, Sicilia e Calabria dove più di 1 giovane su 3 è Neet (rispettivamente il 35%, 38% e 38%).»

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/scuole-dati-ocse-italia-in-fondo-per-laureati

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