UN PROBLEMA DI ASCESA…

…e di ascendenza quello che caratterizza le generazioni di giovani in Italia: dalla difficoltà a svincolarsi da un debito pubblico accumulato in altre epoche e di cui non si godranno i benefici (1) alla difficoltà a salire nella scala sociale, uscendo dalla traiettoria di predestinazione familiare (2); per questo, emerge come possibile soluzione a livello di welfare la proposta di un'eredità universale


1) Il #debito pubblico grava sulle nuove generazioni per un totale di 60mila € procapite, paralizzando di fatto l’iniziativa. Spunti da Alessio Amorelli su The Vision. 

«Oggi il debito pubblico italiano è pari al 132,2% del PIL e, secondo un recente studio di The European House-Ambrosetti, è insostenibile nel lungo periodo. In altre parole, le passività che gravano sulle nostre spalle continueranno ad aumentare. E se è vero che la curva che descrive il nostro debito ci suggerisce di cercare le cause del problema nei magnifici anni Ottanta, è altrettanto innegabile che, fino ad oggi, nessun governo ha voluto seriamente affrontare il problema.
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È un dato di fatto che le generazioni più anziane hanno contribuito più dei giovani all’aumento incontrollato del debito pubblico. Peccato però che il conto lo dobbiamo ripagare noi. Secondo una recente ricerca dell’Ufficio Studi del Sole24Ore, chi è nato nel 2018 si porterà sulle spalle un debito intorno ai 60mila euro mentre, chi è nato nel 2004, dovrà “solamente” sopportare un peso pari a 56mila euro. Se guardiamo alla generazione precedente, le cifre si fanno decisamente più basse. Ad esempio, chi è nato nel 1963 ha un debito pari a circa 45mila euro.»

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2) In Italia secondo uno studio OCSE l’ascensore sociale non funziona, e per avanzare di ceto servono 5 generazioni. Spunti su Il Sole 24 Ore.

«L’ascensore sociale è rotto o, quantomeno, è molto difettoso, come avviene in molti altri Paesi, ma nella Penisola spesso i tratti sono più evidenti, come emerge da uno studio dell’Ocse. Ci sono «pavimenti appiccicosi» che impediscono alle persone di salire, ma anche «soffitti appiccicosi», dove si accumulano le opportunità e che si tramandano di padre in figlio (meno frequentemente alle figlie), sottolineano gli economisti dell'Ocse. Nel mezzo, le classi medie sono quelle che rischiano di più di finire verso il basso.
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Solo uno su tre si è mosso verso l’alto (il 31%) , quasi 10 punti sotto la media Ocse e lontano dal 42% di Francia, Germania, Svizzera, dal 46% dell’Olanda o dal 49% degli Usa. Tenendo conto della scarsa mobilità delle retribuzioni da una generazione
all'altra e del livello di disuguaglianza, in Italia ci vogliono almeno cinque generazioni per i bambini nati in famiglie con reddito basso per raggiungere il reddito medio, dato che per la verità in questo caso ci accomuna a Francia, Svizzera e Regno Unito.»

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3) Agire sulla tassa di successione per redistribuire ricchezza e creare possibilità. Spunti da Lidia Baratta su Linkiesta.

«Nel 2016, la ricchezza pro capite in Italia era di 143.000 euro, tra i valori più alti a livello globale. Il problema è che anche i divari distributivi sono altrettanto alti. L’aumento della ricchezza negli ultimi decenni si è concentrato fra le persone di almeno 50 anni: tutti gli altri hanno visto il portafoglio assottigliarsi o, ben che vada, restare fermo. Dal 1995 al 2016, la quota di ricchezza netta personale detenuta dall’1 per cento più ricco della popolazione adulta è cresciuta dal 18 al 25 per cento circa. Un divario destinato a trasmettersi da padre in figlio.
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Le risorse aggiuntive che si genererebbero, stimate nell’ordine di 1,4-5,2 miliardi di euro, potrebbero poi concorrere a istituire quella che viene chiamata “un’eredità universale”, a favore dei giovani che compiono 18 anni. Una somma ceduta a tutti i giovani neomaggiorenni, anche a chi nasce in un contesto di relativo vantaggio economico. «Se ci si limitasse a tassare le quote ereditarie e le donazioni diminuiremmo le disuguaglianze di opportunità solo livellando verso il basso i vantaggi ricevuti: i ricchi eredi avrebbero meno», spiegano dal Forum. «Gli altri, invece, al momento del passaggio generazionale continuerebbero ad avere poco o niente. E non avremmo l’effetto di “liberazione” delle aspirazioni di ogni giovane». Che con l’eredità universale si potrebbe invece favorire.»

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