L'ESPERIMENTO FALLITO DEL GOVERNO…

…giallo-verde ha di fatto sdoganato la liquefazione delle categorie tradizionali della Politica, a cominciare da Sinistra e Destra (1), configurando un parlamento bipolare senza terze vie (2). Ancora lontani dallo sperimentare davvero soluzioni innovative per migliorare i processi decisionali e partecipativi (3), si è trattato del naturale risultato del calo di passione per la Politica (4); anche l'attuale crisi di Governo, sembra essere l'epilogo di questo processo decostruttivo (5). 

Da The Guardian

(1) Un #governo che esprime la caduta delle barriere tra #Destra e #Sinistra, tenuto insieme da un collante linguistico. Spunti da Domenico Starnone su Internazionale.


«Questo governo mostra nei fatti non la fine della distinzione destra/sinistra ma la caduta della barra che le separa. La destrinistra, la sinisdestra stanno provando a diventare realmente governo del paese. Naturalmente hanno bisogno di collanti verbali per tenersi insieme, sono troppo divergenti.»

https://www.internazionale.it/opinione/domenico-starnone/2018/07/24/colla-governo

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(2) I risultati delle #Europee2019 hanno configurato un nuovo equilibrio nazionale, un #bipolarismo senza un partito-cuscinetto. Spunti da Onda Verde su Linkiesta.


«Da oggi comincia il governo delle destre e sarà il Cinque Stelle a dover decidere se acconciarsi a sostenerlo oppure no. Il tentativo di proporsi come forza di maggioranza a Palazzo Chigi e di opposizione nei comizi è fallito e non potrà essere ripetuto: il magrissimo 16,9 per cento delle urne uccide l’intera strategia di Luigi Di Maio e la Caporetto della partecipazione al Sud fa saltare anche lo schema politico al quale il Movimento aveva affidato il suo destino. L’idea di farsi partito dei poveri, dei descamisados, dei non-garantiti attraverso il Reddito di Cittadinanza ha pagato nella stagione delle promesse, assai meno in quella dei progetti realizzati.
[…]
Ma questo nuovo bipolarismo destra/sinistra apre un periodo denso di incognite assai oltre i destini specifici dell’esecutivo. È una terra inesplorata, senza precedenti, perché sempre abbiamo avuto un partito-cuscinetto tra le due forze che occupavano i lati opposti del campo: la Dc prima, Forza Italia poi, il populismo pentastellato in questa ultima stagione (nella sua versione governativa e in qualche modo “moderata”). Ora no.»

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/05/27/elezioni-europee-lega-salvini-di-maio-pd/42294/

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(3) Un sistema decisionale misto, basato in parte sulla #scelta, in parte sul #caso, migliorerebbe la qualità del lavoro del #Parlamento e della #partecipazione politica. Spunti da Federico Martelli su Motherboard Vice.


«I ricercatori dell’Università di Catania hanno ripetuto le simulazioni, variando casualmente le posizioni di partiti e legislatori indipendenti nel diagramma. Il risultato è che un parlamento senza deputati indipendenti o in cui tutti i deputati siano indipendenti (senza partiti) ha un’efficienza praticamente vicina allo zero. Nel primo caso, vengono approvate un gran numero di leggi ma il loro benessere sociale risulta modesto. Nel secondo caso, invece, vengono approvate solo un numero ridottissimo di proposte con un vantaggio collettivo elevato. In base a questo, i ricercatori hanno ricavato una ”regola aurea dell’efficienza” che determina la percentuale intermedia di deputati indipendenti da aggiungere a un parlamento per massimizzarne l’efficienza.
[…]
In Canada, assemblee con membri estratti a sorte fra i comuni cittadini hanno riformato leggi elettorali, in California, cittadini estratti a sorte hanno deciso i piani energetici dello stato, mentre, in Islanda, un migliaio di cittadini scelti a caso ha addirittura riscritto la Costituzione. ”I vantaggi sono evidentemente una rinnovata partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica. Per quanto ne sappiamo, non ci sono controindicazioni,“ hanno concluso gli studiosi.»

https://motherboard.vice.com/it/article/3k43w3/parlamentari-scelti-a-caso-migliorano-politica

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(4) Tra il calo del #2x1000 e l’obbligo statutario di #donazione ai #partiti da parte degli eletti, si pone un problema di #trasparenza dei #bilanci rispetto alla quale si è ancora ai primordi. Spunti da Openpolis.


«Dopo un calo costante tra 2013 e 2016, a partire dal 2017 si osserva una ripresa del finanziamento privato. In coincidenza con l'anno delle elezioni politiche, la necessità di finanziare la campagna elettorale ha aumentato in modo consistente le donazioni private. Ma, come anticipato, anche questo non può essere letto come un segnale di salute. Le donazioni da privati mostrano una crescita importante, ma in realtà si tratta soprattutto delle quote di indennità che gli eletti versano ai partiti.
[…]
Nel 2018 sono 27 i partiti iscritti al registro valido per accedere al 2x1000; sommando a questi l'associazione Movimento 5 stelle, sono 28 le forze politiche censite per la nostra analisi. Di queste 28, 5 non avevano pubblicato il bilancio 2018 sul proprio sito alla data del 16 luglio 2019. Tra queste Energie per l’Italia, Scelta civica, Sinistra italiana, Italia dei valori, Movimento la Puglia in più.»

https://www.openpolis.it/esercizi/come-si-finanziano-oggi-i-partiti/?utm_source=Newsletter&utm_medium=email&utm_term=MailUp&utm_content=MailUp&utm_campaign=Newsletter


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(5) L’attuale #crisi istituzionale, così come le proposte per risolverla, sembra essere l’epilogo di un lungo iter di dismissione della #Politica. Spunti da Alessandro Calvi su Internazionale.


«Dovrebbe essere piuttosto evidente come, propaganda a parte, la rappresentanza del popolo sia il cardine della democrazia parlamentare. Dovrebbe essere altrettanto evidente che lo stesso valga anche a proposito della consistenza numerica di quella rappresentanza. Meno parlamentari significa, nei fatti, una maggiore possibilità di controllo degli stessi parlamentari da parte delle segreterie dei partiti e una minore possibilità che si possa manifestare una dissidenza interna. Il che non è mai una circostanza positiva. Poi, certo, è evidente che sia del tutto lecito avere su questo idee diverse ma, come detto, a fare impressione, prima ancora del contenuto delle proposte, è stata soprattutto la spregiudicatezza con la quale certi argomenti sono stati gettati sul tavolo, quasi come argomento retorico o tattico e poco più.
[…]
Com’è evidente, si tratta di temi collegati tra di loro e, anzi, si tratta di più facce della stessa medaglia. Percorrendo quelle strade senza un chiaro disegno politico, il rischio che si corre è quello di fare danno, e il danno può andare dalla compressione della rappresentanza – e quindi della volontà popolare – fino alla trasformazione di questa rappresentanza in fedeltà al leader. Se, poi, la ragione di queste riforme è la necessità di una maggiore capacità decisionale della maggioranza politica che esprime l’esecutivo – poiché si lamentano le lentezze fisiologiche in una democrazia parlamentare –, ebbene il sospetto è che una classe politica debole abbia cercato, in questi anni, di scaricare sulle istituzioni la propria insipienza.»

https://www.internazionale.it/opinione/alessandro-calvi/2019/08/20/crisi-dimissioni-conte

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