UN VOTO NON FA UNA DEMOCRAZIA


Sui muri dell’università, soprattutto sui muri dei bagni dell’università, se ne leggono tante, di parole; alcune anche espressione di una fine intelligenza. Una di queste mi colpì in modo speciale, diceva più o meno così:

"Se davvero con il voto si potessero cambiare le cose, verrebbe reso illegale"

In altri termini, si assume con questa affermazione una teoria del potere che vede quest’ultimo come un fenomeno autopoietico, indipendente dalle persone che lo esercitano, ma non solo: il potere è assunto come un fenomeno che si autotutela, che non si espone alle perturbazioni. Suggestivo, ma falso.



Il voto è una delle componenti essenziali della democrazia, ma non è certo l’unica; per questo non bisogna sovraccaricarla di significati eccessivi. Il voto può essere considerato come quell’operazione mediante cui la volontà di un popolo viene trasferita al Parlamento; tuttavia, proprio quella volontà potrebbe non essere frutto di una preferenza genuina verso un programma o un altro, esito puro di un’assiologia, bensì può risultare da un sistema di relazioni che trasforma e riorienta il voto non necessariamente dove lo avrebbe portato la preferenza originaria. In altri termini, l’esito delle elezioni non rappresenta sempre e solo le preferenze, ma anche il modo in cui la società civile si organizza.

Sono numerosi gli esempi in cui le elezioni regalano sorprese, vuoi perché un partito considerato perdente vince, vuoi perché, al contrario, un partito vincente perde. Tutto questo non significa che le democrazie navighino nelle acque tumultuose del caso, ma che la preferenza per un partito o un capo politico, di per sé, non è sufficiente.

Non bisogna quindi illudersi troppo circa l’equazione che pone il voto come espressione più alta della democrazia: ne è una delle componenti, ma ciò che costituisce almeno in altrettanta misura è l’organizzazione della società civile, in lobby, in comitati, in gruppi di pressione e in piccoli partiti, in coalizioni, in cordate, in alleanze spurie, per citare alcune forme.

È anche la partecipazione, quindi, a risultare cruciale nel determinare gli esiti delle elezioni, perché da questa ha origine un certo tipo di organizzazione politica della società; il che conclude anche in un apparente paradosso: anche non partecipare, esattamente come astenersi, ha ricadute importanti sull’esito del voto.