IL POPULISMO È NATO…

…come risposta (in parte spontanea, in parte politica) al vuoto di offerta dei partiti tradizionali (1), retroagendo sulla forma stessa delle organizzazioni politici (2); i Social Media sono stati il principale terreno di coltura dei sentimenti che alimentano il consenso verso queste formazioni one-issue (3), prevalentemente invidia sociale (4) rivolta ai decisori, che detengono il potere (5).


(1) Il vuoto di offerta politica, di fronte alla necessità di incamerare le novità ideologiche e sociali, ha lasciato spazio a nuove configurazioni che spoliticizzano categorie e valori, portando il dibattito al livello delle emozioni primarie.


«Se da una parte è aumentato il numero di persone politicamente poco attrezzate o poco inclini alla partecipazione diretta, dall’altra va rilevata, anche in rapporto a questo fenomeno la rigidità e l’inadeguatezza delle piattaforme politiche contemporanee. Nel mondo globalizzato e post ideologico, non c’è stato forse errore più grave da parte degli addetti ai lavori: non aver interpretato il cambiamento e, in particolare nel mondo progressista, essersi limitati alla demonizzazione degli avversari e alla fine perfino degli elettori, invece di compiere uno sforzo per delimitare i nuovi confini della propria identità e per escogitare nuovi linguaggi, che per essere davvero tali non devono solo risuonare nella bocca di chi parla, ma anche “parlare” alla testa di chi ascolta.
[…]
Per banale che sia dirlo, la ragione del successo del fronte populista è quello di avere risposto in modo barbarico, ma efficiente, a questo svuotamento delle ideologie tradizionali, trasformando lo sbandamento dell’opinione pubblica in uno straordinario esperimento di ingegneria sociale e riconducendo il gioco della politica a pura espressione di sentimenti elementari: la paura, l’odio, il disprezzo, l’invidia…Trump, Bolsonaro, Duterte, Salvini hanno “spoliticizzato” la democrazia. Le forze politiche mainstream non possono spoliticizzarsi, ma non possono neppure pensare di resistere accampati nelle trincee del vecchio secolo, fosse pure quella dell’Italia berlusconiana o antiberlusconiana. Dalla discesa in campo di Berlusconi a oggi è passato più tempo che dalla fine del governo Badoglio alle proteste studentesche del ’68.»

https://www.stradeonline.it/terza-pagina/3754-berlinguer-chi-era-costui-identita-e-linguaggi-del-nuovo-progressismo#

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(2) ‪Ovunque in #Europa stanno emergendo #partiti basati su bolle di consenso e istanze singole, che vedono le regole della #democrazia come zavorre e inutili pedanterie. Spunti da Ariela Briscuso su ‬Strade Magazine.


«La crisi di Governo è stata avviata (ufficialmente) non per questioni di programma precipue e specifiche, non per il risultato di problemi elaborati e discussi nelle sedi di partito; è stata avviata senza un preavviso circostanziale dal leader, dal "Capitano" della Lega, non in sede istituzionale, ma durante un “privato” comizio politico ed è continuata nei media principalmente come un battibecco tra due (poi tre) diversi leader: Salvini, Di Maio, Conte. Anche il modo in cui l’unico (in sostanza) partito degno di questo nome in Italia, il PD, ha affrontato apartiticamente la crisi è indicativo: non sono stati gli organi del partito, infatti, a occuparsene propriamente e a dirimere la questione. Il partito è stato, al contrario, trascinato da correnti gruppettare attorno due leadership diverse (quella di Renzi e quella di Zingaretti) e, quasi inerzialmente, trascinato al Governo grazie all’agglomerarsi dei suoi gruppi parlamentari attorno alla leadership di Renzi, spesso contro le stesse prescrizioni della direzione (organo di indirizzo politico del partito).
[…]
La filogenesi di una politica che sta diventando sempre più informale e a-istituzionale, concentrata su espressioni (spesso caduche) del contenuto in funzione del consenso, comporta una svalutazione dell’assetto liberale formale dello Stato. Se gli attuali non-partiti, la cui funzione mira comunque ad influenzare le istituzioni e la vita sociale e politica del Paese, hanno una vita interna che non valuta o non considera come sua parte fondamentale un assetto “partitico”- ovvero un assetto che abbia delle istituzioni un meccanismo di “checks and balances”, una parvenza di stato di diritto e di rispetto delle regole - ciò inevitabilmente si rispecchia quando esponenti di tali non partiti ricoprono ruoli nelle effettive istituzioni. Sempre di più le questioni di forma o di metodo (riguardanti appunto l’ossatura profonda del “rule of law”) sono deprezzate a fastidiose e inutili pedanterie.»

https://www.stradeonline.it/diritto-e-liberta/4013-la-liquefazione-dei-partiti-malattia-senile-della-partitocrazia#

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(3) ‪I gruppi #Facebook di concittadini vengono spesso utilizzati come terreno di coltura del consenso per movimenti di estrema #Destra. Spunti da Santiago Greco su‬ Vice Italia.


«I gruppi cittadini stanno diventando delle "piazze virtuali" per via dell'accessibilità e della portata di Facebook, un bacino di utenza amplissimo, di qualunque età e appartenenza politica. Tutto ciò, assieme a una scarsa (se non inesistente) moderazione, rende questi spazi un canale ideale per fare propaganda. Come ricostruito da VICE News osservando per quattro mesi 16 gruppi dell'entroterra romagnolo, quelli finora in grado di sfruttare meglio questo canale sembrano essere i movimenti di estrema destra.
[…]
Consciamente o meno, l'estrema destra trae beneficio da queste circostanze. Mentre sulla piazza fisica i loro movimenti radunano un numero limitato di persone, la storia è diversa sui social network, dove riescono ad attirare un consenso più vasto.»

https://www.vice.com/it/article/8xjxpa/gruppi-cittadini-facebook-estrema-destra

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(4) ‪L’#invidia si esprime nei confronti di ciò che gli altri potrebbero avere, non di ciò che hanno. Spunti da The Guardian su‬ Internazionale.


«“Ogni volta che un amico ha successo, una piccola parte di me muore”, diceva Gore Vidal, forse giocando su una citazione di solito attribuita a Somerset Maugham: “Avere successo non basta. Gli altri devono fallire”. Ma un affascinante studio pubblicato di recente fa pensare che la semplice possibilità del successo di un amico può essere anche peggio: i ricercatori hanno scoperto che siamo più invidiosi delle cose che gli altri avranno in futuro – riconoscimenti professionali, vacanze da sogno, partner da sogno – che di quelle che hanno già. Nella vita reale, naturalmente, questo è in parte dovuto al fatto che l’esperienza si rivela deludente.
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Per l’invidia è la stessa cosa: la possibilità che il nuovo libro del mio amico diventi un bestseller mondiale permette alla mia fantasia di pensare a tutte le potenziali conseguenze, ma una volta che è diventata realtà – anche se è veramente spettacolare – è qualcosa di finito e concreto. Posso abituarmi all’idea, forse addirittura esserne contento (ho detto forse).»

https://www.internazionale.it/opinione/oliver-burkeman/2019/08/21/futuro-passato

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(5) Forti, istruiti e potenti contro deboli, naïve e impotenti: il profilo del #conflitto sociale riedito dalla #Lega. Spunti da Francesco Francio Mazza su Linkiesta.


«Il procedimento è identico a quello andato in scena due anni fa sulla violenza sessuale di Rimini, e consiste nel trasferimento della colpa dall’individuo al gruppo etnico, sociale o ideologico di cui quell’individuo fa parte. A Rimini non erano in causa i delinquenti autori del reato: sui manifesti “Difendila!” era stampata l’immagine di una generica persona di colore perchè in causa erano tutte le persone di colore. Allo stesso modo, su Bibbiano non si sta discutendo della responsabilità penale di un singolo individuo o di un gruppo di individui, ma si sta trasferendo la loro colpa (che dovrà essere provata da un Tribunale) su un’intera categoria di persone sulla base del portentoso argomento che “un assistente sociale era un’attivista LGBT”.
[…]
Il segretario del Partito Democratico può anche minacciare querela per chi si azzarderà ancora a definire il PD “il partito di Bibbiano” come fatto da Di Maio – riuscendo nel miracolo di spostare ancora più in alto, nella scala dell’indecenza, il punto raggiunto dalla dialettica politica in questo Paese – ma quello che manca è una vibrante presa di posizione a difesa delle famiglie arcobaleno, vittime di un attacco ideologico le cui conseguenze potrebbero essere definitive, come definitive sono state le conseguenze, sulla pancia del Paese, delle battaglie con al centro l’immigrazione.»

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/07/24/bibbiano-angeli-demoni-affido-familiare-di-maio-salvini/42973/amp/?__twitter_impression=true