IL SENTIMENTO DI ODIO RAZZIALE…

…che ha alimentato il consenso a Salvini (1) si è radicato nell’opinionismo superficiale (2); la sponda di legittimazione religiosa costruita dal leader della Lega (3), benché smontata dagli stessi esponenti della Chiesa (4), ha agevolato la riedizione di valori del passato fascista (5). Il fatto che tutto questo accada al di fuori dei codici delle Istituzioni (6) consolida l’identità di vittime e perseguitati dei populisti di Destra (7).


(1) Il #razzismo del discorso di #Salvini è l’esplicitazione del razzismo latente in tutti noi. Spunti da Franco Giordano su Ultimavoce.


«Il nostro Primo Razzista è un razzista come noi, si confonde tra gli altri, ci somiglia, e per questo non ci aggrada tanto stanarlo. Siamo diffidenti verso l’altro e lui alimenta e fomenta questa diffidenza, vorremmo anche accoglierlo ma siamo in crisi, non c’è lavoro, e il nostro Primo Razzista amplifica questi argomenti già latenti da tempo e li porta all’estremo facendoci sentire non tanto razzisti ma … giustificati. Non è cattiveria, ma non possiamo. Vorremmo cari migranti – credeteci sulla parola – ma se siamo in difficoltà noi come possiamo aiutare voi?»

https://www.ultimavoce.it/salvini-primus-inter-pares/

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(2) L’#Italia non è un Paese #razzista, ma diviso su molti fronti da un opinionismo superficiale e confortevole. Spunti da Davide Penna su Città Nuova.


«Nelle ultime settimane si è acceso un dibattito serrato sull’atmosfera culturale nel nostro paese: l’Italia è razzista? Fior di intellettuali si sfidano a colpi di post per argomentare più o meno solidamente la loro posizione. La cronaca, dalle radio alle tv, dai quotidiani ai link, parla di un’emergenza razzismo e si moltiplicano le notizie, più o meno confuse, di aggressioni che vengono tacciate xenofobiche. A volte queste interpretazioni si dimostrano non del tutto corrette, come l’ultimo caso dall’atleta italiana a Torino. Resta ancora da chiarire la matrice del folle gesto; ma subito giornali, opinione pubblica e, ahimé, intellettuali, si sono affrettati, più che preoccuparsi per le condizioni della ragazza e ascoltarla attentamente, a usare l’episodio per una bassa polemica partitica.
[…]
La divisione sta a un livello, purtroppo, più profondo; si riflette nella nostra partigianeria spicciola che porta a vedere chi la pensa diversamente come un nemico; nella nostra affannosa ricerca di categorizzare l’altro con le varie formule “populista”, “razzista”, “lobbista”, senza ascoltarlo veramente; nel nostro interessarci non della verità, ma della vittoria di ciò che sventoliamo pubblicamente.
[…]
Distorcere informazioni per polemizzare contro un esponente politico è l’anticamera della propaganda di stato. Questi atteggiamenti favoriscono l’ignoranza, il sentito dire, la volontà di non fare fatica per credere di sapere tutto sull’altro e non approfondire; questo è il vero humus del razzismo che, a mio avviso, molto più che verso lo straniero, spesso colpisce chi la pensa in modo diverso.»

https://www.cittanuova.it/distorcere-divide-basta-ostilita/

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(3) Le citazioni religiose di #Salvini non trovano fondamento nell’insegnamento cristiano. Spunti da Davide Piacenza su Wired.


«Matteo il nuovo apostolo dovrebbe fermarsi a riflettere: anche mettendo da parte la presa di posizione degli esperti delle Nazioni Unite, che hanno invitato il governo a “bloccare” il decreto sicurezza bis per non “mettere in pericolo la vita dei migranti”; pur volendo saltare a piè pari il fatto che il ricorso allo strumento stesso del decreto sia stato definito in contrasto con le regole costituzionali, perché la situazione dell’immigrazione in Italia – retorica salviniana a parte – manca dei presupposti di urgenza necessari per ricorrervi; persino provando a ignorare che gli stessi esperti indipendenti sentiti dal parlamento sui temi del decreto hanno espresso forti perplessità, specie sull’aderenza del tsto ai trattati internazionali del mare (come la Convenzione di Ginevra, che impedisce ai paesi contraenti di respingere persone verso territori dove la loro incolumità è a rischio); ecco, a monte di tutto questo – che comunque i supporter di Salvini non si periteranno di conoscere, troppo impegnati a esultare per la finta soluzione a un problema inesistente – c’è una verità molto più immediata e banale: di cristiano, nel decreto sicurezza bis, non c’è nulla.
[…]
L’intero Vangelo, così come è arrivato fino ai giorni nostri, è imperniato su quell’“amerai il prossimo tuo come te stesso”; il messaggio cristiano di redenzione passa attraverso la presa di coscienza che gli altri – rivelano le Scritture – sono come noi, in quanto parte della stessa misericordiosa creazione divina. Ma Salvini, la sua retorica, le sue scelte sono agli antipodi da tutto ciò: il leghismo da social network parla costantemente di immigrati da temere, di invasioni, di presunti privilegi ingiustamente concessi agli ultimi (e dunque da abbattere: l’opposto della parabola dei lavoratori nella vigna), di naufraghi da rimandare alla loro miseria e barche da requisire o affondare (chissà che ne direbbe San Pietro). Può essere politicamente redditizio, ma ci vuole poco a stabilire che scimmiotta i valori cristiani, rendendoli una bandierina da piantare a sproposito.»

https://www.wired.it/attualita/politica/2019/08/06/decreto-sicurezza-bis-maria-valori-cristiani/

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(4) Il direttore della #rivista dei #Gesuiti delegittima il riferimento di #Salvini alla #religione cristiana. Spunti da Globalist.


«Dall’altro lato - in questa internazionale nera che ha le forme di un destabilizzatole come Steve Banon - l’attacco alla Chiesa di Papa Francesco e il disperato tentativo di usare i tradizionalisti e l’estrema destra in una battaglia che vuole riportare la Chiesa indietro di secoli in un fanatismo gretto e religioso attraverso il quale legittimare razzismo, autoritarismo, pena di morte, egoismo e logarchia con il Vangelo.
[…]
Il direttore di Civiltà Cattolica, la rivista dei Gesuiti, padre Antonio Spadaro, fine intellettuale molto vicino a Francesco ha scritto parole chiarissime: “Questo è tempo di #resistenza umana civile e religiosa”.»

https://globalist.it/news/2019/08/07/i-cattolici-si-ribellano-al-razzismo-di-stato-resistenza-umana-civile-e-religiosa-2044925.html

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(5) Il passato, nella valutazione estetica diffusa nella cultura italiana, fa acquisire valore a quei prodotti culturali che prima non lo avevano. Spunti da Guia Soncini su Rivistastudio.


«Una volta fatte le squadre tra alto e basso – tu stai con Togliatti o con Vittorini, con l’arte come auspicio rivoluzionario o come consolazione della borghesia, con la necessità di elevarsi o col bisogno di divertirsi – solo il tempo può mutarle: il prodotto divenuto vintage non è più basso, i film che oggi vengono rimpianti come simboli dell’epoca in cui “ah, sì che si sapeva fare la commedia all’italiana”, quando erano volgarmente contemporanei, venivano stroncati come «deteriore bozzettismo paesano» o «ritratto dell’Italietta provinciale». Non è neanche una sindrome strettamente legata al rincoglionimento dell’età e alla nostalgia della via Gluck: nella discoteca bolognese che frequentavo durante il liceo, si ballavano “Figli delle stelle” e “Gloria”, che erano di dieci anni prima. Non avevamo ancora un passato ma ne riconoscevamo già la patina prestigiosa.
[…]
Tra tutti questi alti e bassi, la domanda è che fine abbia fatto il medio, quel medio che poi è il pop: non il prodotto culturalmente impresentabile che distrae le masse, né quello di nicchia che piace agli intellettuali, ma quello che unisce le due istanze. È Beyoncé che ci manca, mica la serie di nicchia da pay tv o il varietà senza velleità del sabato sera.»

https://www.rivistastudio.com/pop-italiano/

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(6) Ordine e disciplina come assi portanti di una struttura psicologica che legittima una leadership fuori dal governo. Spunti su Strade Magazine.


«Salvini (o chi per lui) non usa le parole a caso: non cerca lo scandalo, cerca al contrario la legittimazione, anzi, per certo verso, la "consacrazione" di una leadership fuori dalla logica del governo e dei suoi risultati, ma dentro lo spirito del popolo, cioè dentro il sentimento prevalente di un'opinione pubblica che paura e sfiducia rendono sensibile ai risarcimenti simbolici, all’idea di vendicarsi dal male da cui si sente afflitta, più che a quella di porvi rimedio.
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L’egemonia culturale del populismo è in questa perfezionata alienazione del popolo dalla coscienza non solo culturale, ma addirittura psicologica, del “mestiere” della politica e della responsabilità delle istituzioni. Come i guaritori trasformano la medicina in un incantesimo della malattia, i populisti trasformano la politica in un esorcismo.»

https://www.stradeonline.it/istituzioni-ed-economia/3922-ordine-e-disciplina-l-eterno-fascismo-italiano-eterno-rifugio-dei-delinquenti#

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(7) La negazione della libertà di espressione a chi faccia apologia di #fascismo può consolidarne l’identità vittimistica, perseguitata. Spunti su Wittgenstein.


«Il fatto è che quello di cui stiamo parlando è un’eccezione alla regola, prima che una regola: la regola è la libertà di espressione – che non è una concessione, ma un principio prezioso – da cui dobbiamo decidere se escludere delle cose, se ci siano cose che invece non si debba permettere di dire. Ed è lo stesso tema dei tabù; o delle “emergenze”, nel senso delle “leggi emergenziali” con cui affrontiamo questioni che dovrebbero essere eccezionali con strumenti che violano le libertà, questioni che le regole consuete non ci permettono di affrontare. Faccio alcuni esempi sparsi di interventi di questo genere: certe leggi antiterrorismo (italiane o americane), certe leggi antimafia, il divieto di rientro dei Savoia, le norme che sanzionano il saluto romano, le leggi in diversi paesi che perseguono il negazionismo sull’Olocausto.
[…]
E poi c’è un’ultima cosa: le emergenze, i tabù, le eccezioni, proprio perché sono dei sacrifici della libertà da non introdurre a cuor leggero, sono motivati da ragioni di efficacia. Per combattere la mafia, il terrorismo, il fascismo, l’antisemitismo, il razzismo: sono il mezzo, non il fine. Esistono proprio perché servono. Ora, io credo che oggi uno dei fattori di successo del proselitismo fascista, razzista, retrogrado, antintellettuale, antiscientifico e troglodita che in tutte queste sue accezioni sta prevalendo, sia la propaganda falsificatrice vittimista che accusa i sistemi democratici e i principi progressisti di “superiorità morale”, di “pensiero unico”, di “omologazione culturale” e di persecuzione conformista di idee presunte “fuori dal coro”: persino oggi che il pensiero fascista, razzista, retrogrado, antintelletualle, antiscientifico e troglodita in tutte queste sue accezioni è diventato maggioritario, è al potere, è cultura dominante ed estesissima, la sua propaganda continua a raccontarlo vittima, perché costretta da questo proprio messaggio a dipingere il mondo come persecutorio. E per farlo, il suo strumento principale (guardate i quotidiani di destra, leggete i tweet di Salvini o Meloni) è l’esaltazione, l’enfasi e la falsificazione di qualunque marginalissima occasione per dipingere presunte “sinistre violente e persecutorie”.»

https://www.wittgenstein.it/2019/05/06/fascismo-salone-libro/