TRE TEORIE PER PENSARE LA CRISI IRANIANA

I fatti che stanno contrassegnando la rapida emergenza della crisi iraniana, che vedono coinvolti gli Stati Uniti di Trump da un lato, l'Iraq e l'Iran dall'altro, possono essere interpretati grazie ad alcune teorie psicologiche: è noto, infatti, il contributo che la Psicologia, e in particolare la Psicologia Sociale, hanno dato e danno ancora oggi alla Geopolitica e allo studio delle relazioni internazionali.

La prima è la Teoria dell'Equilibrio di Heider, formulata nel 1958, in un momento in cui gli steccati disciplinari erano assai meno importanti rispetto a oggi e in cui era quindi possibile che uno studioso si occupasse dello studio delle relazioni interpersonali e dell'attribuzione causale, come fece Heider, appunto. In particolare, negli anni '50 e '60 era in auge l'idea freudiana che una condizione dotata di minore tensione fosse preferibile rispetto ad altre con gradi di tensione maggiore, motivo per cui in un sistema di relazioni triangolare Heider riteneva che, qualora vi fosse stata una condizione di instabilità, le relazioni si sarebbero riassestate in modo da risultare più stabili.




In altri termini: secondo l'Autore le relazioni tra una Persona (P), un Oggetto esterno (O) e un altro oggetto (X) possono essere amichevoli od ostili, indicate dai segni + e -; esistono situazioni in cui le singole relazioni formano complessivamente un sistema stabile, come quelle del tipo +++, +-- e ---, mentre in altri casi si ha un livello di tensione maggiore dovuto allo squilibrio generato dall'ambivalenza di uno degli attori: è il caso di ++-, configurazione instabile per la quale Heider prevede una tendenza naturale a evolvere in una forma stabile. Nel caso specifico, il fatto che l'Iraq (P) fosse uno Stato amico degli USA (O) e dell'Iran (X) non generava alcun problema, finché si era nella configurazione +++; il recente assassinio da parte di Trump del generale Soleimani, tuttavia, ha convertito il + tra USA e Iran in -, motivo per cui adesso ci si aspetta che l'Iraq riveda il segno della relazione con gli USA convertendolo da + a -.

La seconda è la Teoria dell'Identità Sociale, formulata da Tajfel e Turner negli anni '70, in un momento storico in cui vigeva una visione del conflitto come competizione per le risorse; gli autori aggiunsero a questa idea uno scenario inedito, in cui il conflitto nasceva come strategia per preservare un'immagine positiva del gruppo cui si sentiva di appartenere, indipendentemente dal fatto che questa appartenenza fosse o meno sentita a livello profondo. In pratica, parte della nostra identità si fonda sul fatto che sentiamo di appartenere a un gruppo piuttosto che a un altro, e questo è in grado di plasmare il modo in cui ci rapporteremo a chi percepiamo come simile a noi e a chi ci appare diverso.

Considerando lo scacchiere medio-orientale, ci sono almeno due livelli su cui le appartenenze giocano un ruolo importante: quello religioso, con la suddivisione tra Mussulmani sciiti e sunniti, che non ricalca i confini degli Stati, anzi si può dire che si tratti di fazioni presenti più o meno in ogni Paese del Medio Oriente; e quello geopolitico, con il blocco Arabia Saudita-Egitto-Israele-USA da un lato, Iran-Iraq-Siria dall'altro. Questo genera molteplici fronti di scontro, che può avvalersi sia di strumenti manifesti, come il conflitto armato, che sottili, come il ricatto economico.

La terza è la Teoria di Campo di Lewin, risalente agli anni '40 ma sempre molto attuale, quando ci sono da analizzare scenari complessi in ottica evolutiva; merito dello Psicologo è stato dotare la Psicologia Sociale di un sistema di assiomi utili ad analizzare singoli casi indipendentemente da quanto intricati possano presentarsi.

In particolare, secondo Lewin ogni fenomeno umano può essere descritto come una locomozione: cambiare lavoro, decidere di investire dei soldi, avere dei figli, sono tutti passaggi che nascono da uno spostamento, da una locomozione, appunto, che la persona fa sul piano psichico (come ad esempio lo scegliere che scuola si vuole frequentare), sul piano fisico (è il caso del cambiare casa) o sul piano sociale (ad esempio la crisi economica ha portato molti nella condizione di working poor). La tripartizione di Lewin della locomozione sui tre piani indicati, apre alla possibilità che un fenomeno come una guerra possa giocarsi non solo sul piano fisico, ma anche psichico e sociale: nel primo caso, si ricorrerà ad armi e a strategie di attacco e difesa, ma nel secondo la guerra si svolgerà a livello simbolico, come fu per la Guerra Fredda, mentre nel terzo caso si tratterà di stabilire chi ha più prestigio. Rispetto alla crisi iraniana, ci si aspetta che le locomozioni importanti avvengano più sui piani psichico e sociale che su quello fisico, anche se potranno esserci dei riversamenti su quest'ultimo, nella forma di attacchi terroristici.