LA SFIDA ORGANIZZATIVA DI FRONTE ALLA COVID-19

Coronavirus Maschera Quarantena - Foto gratis su Pixabay

Il Sistema Sanitario Italiano è stato uno dei fiori all'occhiello dell'Italia della crescita. Nel 1978, infatti, dopo decenni di attesa, vengono finalmente accorpate con la Legge 883 tutte quelle esperienze mutualistiche sorte in modo spontaneo dal basso, all'insegna di un nobile principio: l'universalismo. Si tratta di un modo di intendere la prestazione sanitaria come un diritto inalienabile, che lo Stato deve garantire a tutti i cittadini indipendentemente da qualsivoglia differenza di status sociale. L'idea di un sistema universalistico nasce all'interno di un dibattito nato negli anni '70, in cui l'intera comunità medica (e non solo) si trovò concorde nel considerare l'universalismo una meta fondamentale; in quel contesto, l'Italia fu (ed è ancora oggi) una delle prime Nazioni ad adottare una visione così avanzata. 

Con l'emergenza Covid-19 tutti i Sistemi Sanitari mondiali si sono trovati gravemente sotto stress. Le caratteristiche della malattia rendono necessario un ricorso massivo alle terapie intensive, oltre che un approvvigionamento costante di farmaci, ossigeno e DPI (Dispositivi di Protezione Individuale). Sul New England Journal of Medicine, i medici del Papa Giovanni XXIII scrivono che 300 letti su 900 sono occupati a marzo da malati di Covid-19, che il 70% dei posti in terapia intensiva è riservato ai malati gravi e che ormai diverse persone muoiono nei letti di fortuna ricavati mettendo materassi nei corridoi. La Lombardia, con una capacità standard di 724 letti in terapia intensiva, ha dovuto sopportare il peso maggiore, e ha subito in pieno gli effetti di un approvvigionamento scarso, ma anche di alcune rigidità organizzative che pertengono il modo in cui il Sistema Sanitario Regionale è organizzato. A oggi, i morti in Lombardia sono arrivati a più di 16 mila, e se non si fossero prese misure di restrizione e contenimento a livello nazionale sarebbero stati molti di più

In questa puntata di Psicologia Fuori ne parlo con Alessandro Battistella, esperto di sistemi socio-sanitari integrati, e Giancarlo Lavazza, psicologo della salute, i quali fanno emergere l'importanza della visione organizzativa, sia in termini di struttura e procedure che di qualità delle decisioni prese. Bisogna infatti sottolineare che, benché esistesse un piano pandemico, molte decisioni sono state prese in regime di scarsità di risorse di tipo: temporale (si è presa coscienza del pericolo tardi, e bisognava agire molto in fretta), cognitiva (la pressione e l'ansia hanno sicuramente giocato un ruolo importante), materiale (quando sono state prese le decisioni era noto che non ci sarebbero stati posti letto a sufficienza). 

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