youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher








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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.


youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

DALLA PREPOLITICA…

…di Casaleggio (1) all'a-metodologia di Salvini (2), le primarie rischiano di essere svuotate del loro senso originario (3): disarticolare la scelta dei candidati e la dettatura dei programmi dai vertici.


(1) Che fare quando la “democrazia sbaglia”? Quando la “base”, che sia quella della Rete o quella fisica degli attivisti, non azzecca il candidato giusto? E’ il rovello che da alcune settimane tormenta in quartier generale di Casaleggio a Milano. Ora che l’obiettivo non è più entrare nelle istituzioni per fare casino o aprire scatolette, ma il governo delle grandi città e del Paese, il metodo a 5 stelle è andato in cortocircuito.
[…]
Casaleggio, in questi tre anni, ha avuto il merito di saper selezionare i migliori della truppa parlamentare e ad allenarli per il circo mediatico. Solo che i nomi sono sempre quei tre-quattro: Di Maio, Di Battista, Fico. Alla fine, il movimento della Rete, per l’ansia di finire a Porta a Porta e al Tg1, per parlare con l’Italia profonda, ha finito per passare da Internet alla vecchia tv. E diventare un partito come la prima Forza Italia, dove c’è un monarca e i quadri vengono scelti da come bucano in televisione.

http://www.huffingtonpost.it/2016/01/28/gianroberto-casaleggio-avatar-realta-grane-amministrative_n_9100770.html?utm_hp_ref=italia-politica

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(2) "Non mi entusiasma mai il dibattito sul metodo, preferisco occuparmi del merito, dei programmi e delle persone. Sono favorevole al coinvolgimento dei cittadini in linea di principio, il problema è che siamo a fine gennaio e si vota a giugno. La vedo un po' tardiva come proposta, poi se tutti sono d'accordo sono ben felice di coinvolgere i cittadini, ma qui bisogna partire con i candidati e con i programmi". E' quanto afferma all'Adnkronos il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, commentando la proposta del leader di Fdi, Giorgia Meloni, di svolgere primarie in tutta Italia per la scelta dei candidati alle amministrative.

http://www.adnkronos.com/fatti/politica/2016/01/25/amministrative-salvini-primarie-proposta-tardiva-pronto-farle_aUnxwdQr2t7DKEBYQ80VIN.html

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(3) Negli Stati Uniti, dove le primarie ci sono da un secolo e mezzo, non ci si fanno molti problemi: si sa che più o meno esistono due aree con idee diverse tra loro, e alla fine quasi tutti si candidano con quella a cui ci si sente più vicini. Anche se non si è organici a un partito: tipo Sanders, che democratico non era, o Trump, che pure è storicamente esterno ai repubblicani.
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Le primarie in Italia sono state figlie di quella visione - o illusione: che ci fossero due aree abbastanza ampie e aperte da contenere tutto, all'interno delle quali misurarsi in vista delle elezioni vere.

Ma ha funzionato per poco, se mai ha funzionato, poi abbiamo incasinato tutto.
[…]
Resta il tentativo di primarie "come una volta" solo a Milano - il villaggio di Asterix del vecchio centrosinistra - ma è un canto del cigno e con Sala sarà tutto finito anche lì.

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/01/28/cuius-partito-eius-primarie/
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