GLI ESITI DEL SUPER-TUESDAY…

non regalano piena sicurezza (1) a Trump (2) e Clinton (3), ciascuno osteggiato da un fronte interno che potrebbe far brancolare nell'incertezza una parte di elettorato.


(1) In teoria la matematica consente ancora loro di provare a negargli la soglia di 1.237 delegati, che renderebbe automatica la nomination. Così tutto sarebbe rimandato alla Convention di Clevaland, che sarebbe “contested”, cioé un vero congresso che potrebbe scegliere un candidato diverso da quello che ha prevalso nelle primarie. La maggioranza degli elettori però rifiuta questa ipotesi, che spaccherebbe il partito, e la netta affermazione di Donald ieri l’ha allontanata. Lui infatti ha già cominciato a parlare da candidato, attaccando “Hillary la criminale”, e oggi terrà un discorso per illustrare la sua visione della politica estera.
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Tra i democratici la nomination di Clinton non è più in discussione, anche se Sanders andrà avanti fino alla fine, per cercare di condizionarla. Hillary però si sente già lanciata verso la sfida contro Trump, che ieri ha attaccato con un giro di parole: “Love trumps hate”, ha detto, cioé “io credo che l’amore superi l’odio”. Un chiaro riferimento a uno dei temi che userà per battere Trump a novembre, accusandolo di aver scelto la politica dell’odio che divide l’America.
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(2) Ieri i suoi rivali nella corsa alla nomination, l'ultraconservatore Ted Cruz e il moderato John Kasich, hanno annunciato un'inedita alleanza in vista dei prossimi appuntamenti elettorali: ognuno di loro rinuncerà a fare campagna in alcuni Stati, spianando la strada all'altro nella speranza di evitare che Trump raggiunga il numero magico di 1237 delegati necessario per assicurarsi la nomination.
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(3) La prospettiva di una rimonta del Senatore del Vermont perde quindi i suoi connotati di possibilità per diventare sempre più una speranza semi-infondata.
Ciononostante Sanders non ha rinunciato a correre fino alla fine, sebbene la questione per la maggior parte dei democratici americani sembri chiusa, aprendo però un nuovo interrogativo:
Cosa ne sarà della massa dei sostenitori del Senatore del Vermont qualora uscisse sconfitto dalle primarie? Certamente molti tesserati sosterranno la Clinton in teoria idelogicamente più vicina di un qualsiasi repubblicano, ma bisogna tenere in considerazione che molti dei sostenitori del vecchio socialista sono persone disaffezionate alla politica, a cui si sono riavvicinate solo grazie al carisma di Sanders, alle sue idee ed al suo progetto che si pone in totale contrasto con quel Partito Democratico sempre più indistinguibile dai repubblicani rappresentato dall'attuale leadership, la cui massima espressione è guarda caso proprio Hillary Clinton.
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