LA RICETTA ISTITUZIONALE …

per rilanciare la cultura: l'equilibrio nei bilanci (1) e il coraggio di affrontare il dissenso (2).



(1) «Credo che lo sviluppo di una comunità debba avvenire con un equilibrio che tenga conto delle opere infrastrutturali realizzate, sempre e comunque positive ed importanti per raggiungere il livello di crescita che, ad esempio, nel nostro territorio è arrivato grazie alla creazione delle aree artigianali e di tutto quello che concretamente abbiamo posto in essere. Un’altra parte del benessere sociale viene sicuramente dall’erogazione dei servizi. Tale equilibrio, dal mio punto di vista, giunge a sublimazione attraverso i contributi culturali: è stata questa la nostra grande scommessa, una scelta su cui abbiamo puntato tanto. Il tutto deve convivere: credo sia sbagliato contrapporre le opere infrastrutturali alla cultura perché viaggiano di pari passo».
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(2) Lo guida un pragmatismo politico ispirato a Marx, che occhieggia nel suo ufficio, incrociando lo sguardo in una curiosa traiettoria con i ritratti di Antonio Gramsci, Francesco Baracca e Sergio Mattarella. Al primo anno di mandato, Ranalli ha triplicato i fondi per la cultura, "quasi 800mila euro — precisa — , perché la qualità di un comune non si misura in chilometri d’asfalto"".
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"Sono contento di amministrare in una regione che ha raddoppiato i fondi alla cultura. Se qualcuno non è d’accordo, pazienza. Non ho l’assillo del consenso: i like su facebook li lascio agli altri". Il sogno, invece, è scritto sul cartellone di Purtimiro: "Vorrei che ogni lughese alla sera possa dire: ora esco e vado alla mia Scala".
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