youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher








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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.


youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

GLI ATTENTATI IN OCCIDENTE…

…come segno dell'indebolimento (1) interno dello Stato Islamico, eretto sulla contraddizione di un modello di Stato occidentale (2) adottato per il mondo mediorientale, votato alla sussistenza economica di un mondo estremamente variegato quale quello mussulmano (3).


(1) La sera del 29 giugno 2014, vestito di nero, Abu Bakr al-Baghdadi appare all’interno della grande moschea di al-Nuri a Mosul e comunica con un discorso di 15 minuti di essere il nuovo califfo di un’entità sovranazionale senza più confini tra Siria e Iraq.
Obiettivi dichiarati sono la riunificazione sotto un’unica bandiera di tutta la comunità musulmana e il ritorno all’età dell’oro dell’Islam. In rete circolano mappe che ripropongono scenari che il mondo ha conosciuto nel VIII secolo. Cinque anni è il tempo stimato per il ritorno ai fasti di un tempo.
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Senza dimenticare il ruolo decisivo avuto finora dai curdi. La minoranza etnica è diffusa su Iraq e Siria. Qui i guerriglieri Peshmerga e quelli della milizia di Protezione Popolare Ypg non hanno mai smesso di battersi e hanno ottenuto grandi successi, tra cui la liberazione della città di Kobane e quella più di recente di Sinjar. Non sono in pochi a pensare che le stragi di Parigi siano una reazione di Isis alle difficoltà riscontrate nelle proprie roccaforti, testimoniate anche dall’uccisione da parte di un drone americano del boia Jihadi John.
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(2) Nel 1948 Muhammad Asad, che allora era il direttore del Department of Islamic Reconstruction del Governo del Punjab, scrisse un lungo saggio intitolato: Islamic Constitution-making (poi pubblicato sulla rivista ʿArafāt), con cui tentò di delineare un sistema politico islamico. In questo saggio si impegnò nel costruire un ponte tra due punti di vista diametralmente opposti: da una parte, l’idea che uno Stato per essere genuinamente islamico doveva replicare il primo Ḫilāfa, quello di Muhammad e dei Califfi Ben Guidati, e, dall’altra, la convinzione che il futuro Pakistan necessitava di un modello governativo improntato sui valori politici dell’Occidente democratico. Per la costruzione di questo ponte Asad attinse direttamente alle fonti dell’Islam: Corano e Sunna.
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(3) A differenza di altri gruppi islamisti che combattono in Siria, l’ISIS non dipende per la sua sopravvivenza da aiuti di paesi stranieri, perché nel territorio che controlla di fatto ha istituito un mini-stato che è grande approssimativamente come il Belgio: ha organizzato una raccolta di soldi che può essere paragonata al pagamento delle tasse; ha cominciato a vendere l’elettricità al governo siriano a cui aveva precedentemente conquistato le centrali elettriche; e ha messo in piedi un sistema per esportare il petrolio siriano conquistato durante le offensive militari. I soldi raccolti li usa, tra le altre cose, per gli stipendi dei suoi miliziani, che sono meglio pagati dei ribelli siriani moderati o dei militari professionisti, sia iracheni che siriani: questo gli permette di beneficiare di una migliore coesione interna rispetto a qualsiasi suo nemico statale o non-statale che sia. Come mostra una mappa risalente al 2006 trovata da Aaron Zelin, ricercatore al Washington Institute for Near East Policy, non si può dire che l’ISIS sia privo di una strategia economica precisa: già diversi anni fa aveva pensato a come sfruttare i giacimenti petroliferi per sostenersi finanziariamente.
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