youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher








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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.


youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

ECCEZIONE SENZA REGOLA…

 …questa è l'Europa che emerge dal vertice di Ventotene (1), che nel confronto col manifesto originario mette in evidenza le inefficienze politico-organizzative (2); nell'assenza di strategia, rimane spazio per la sola Legge del Più Forte (3).

(1) Ventotene ospita oggi il vertice tra Renzi, Hollande e Merkel. Il secondo dal referendum britannico, l'ennesimo in una lunga serie di crisi vissute in questi mesi dall'Ue. L'isola laziale torna con cadenza regolare a essere evocata ogni qualvolta l'Europa sembri smarrire la via o semplicemente veda appannarsi il proprio spirito. E non potrebbe essere diversamente, è qui che nel 1941 Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann scrissero "Il manifesto" per un'Europa federale. Un testo definito profetico e che ha gettato le basi per l'Europa di oggi, ma che soprattutto negli ultimi anni sembra ostaggio delle (ancora) 28 capitali Ue.
[…]
Il Continente federale, descritto nel Manifesto di Ventotene è stato tradito più volte e a più riprese. E il vertice di oggi non migliora il quadro, perché se è vero che il tema centrale della riunione è arrivare a una strategia congiunta tra Francia, Germania e Italia davanti al materializzarsi dell'uscita di Londra dall'Ue, dall'altro è pur vero che il Governo Italiano ha già colto la ghiotta occasione per rilanciare richieste di flessibilità e investimenti. Forse a ragione, ma ancora una volta in barba alle regole volontariamente approvate e che dovrebbero essere valide per tutti.

http://www.linkiesta.it/it/article/2016/08/22/europa-al-bivio-chi-ha-ucciso-lo-spirito-di-ventotene/31544/

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(2) Settant’anni di pace l’abbiamo conosciuti, una conquista straordinaria considerata la storia europea, sopravvissuta persino alla fine dell’equilibrio armato Usa-Urss, ma sul piano del progresso sociale l’Europa ha significato, soprattutto negli ultimi 8 anni, più passi indietro che in avanti. E di socialismo, ovviamente, nemmeno l’ombra.

Probabilmente non poteva che andare così, se guardiamo alle tappe del processo di integrazione, tutte dominate dall’economia: la Comunità del carbone e dell’Acciaio, quella dell’energia atomica, poi il mercato unico, la Cee, e infine l’euro. Persino la famigerata “Costituzione europea”, bocciata da diversi referendum e poi trasformatasi nel trattato di Lisbona, era in realtà un trattato volto principalmente a togliere agli Stati il potere di legiferare in materia economica. In questo lungo cammino di unione politica si è visto molto poco, o per meglio dire si è vista pochissima democrazia. Il Parlamento europeo, unica istituzione “federale” elettiva, è rimasto privo di veri poteri.

https://www.left.it/2016/08/19/cerano-litaliano-il-francese-e-la-tedesca/

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(3) Non siamo morti, perché siamo a Ventotene. Eccola la nuova Europa, che nonostante la Brexit è viva e lotta insieme a noi. Abbiamo in mente tanti progetti. Intese, sintonie, strategie. Sì, ma concretamente? Zero. Angela, Francois e Matteo, illuminati dal sole agostano che accarezza la portaerei Garibaldi si danno appuntamento per un vertice a lungo atteso, tra militari, brezza e chef. All’indomani dell’incontro, il triumvirato dell’Unione Europea sfila con grandi sorrisi sulle prime pagine dei giornali.
[…]
La Merkel sembra perdere il consueto aplomb teutonico quando definisce il Jobs act renziano “un’ottima riforma”. Solito refrain dal 2014, stesse identiche parole. Ripete sempre quel mantra: stabilità. L’autoproclamata scossa di Ventotene vale meno della brezza tra i capelli di Hollande sulla Garibaldi. Nella diplomazia, però, si vive di retroscena. Ma anche qui, quello che emerge su Repubblica è la solita “partita a scacchi con Berlino“. Che peraltro continua a dare picche all’Italia sulla flessibilità. Nemmeno il vis a vis tra le acque italiane può fare vacillare il mantra tedesco del “calma e gesso”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/23/ue-rivoluzione-non-pervenuta-ma-per-giornali-ventotene-e-nata-la-nuova-europa/2990920/