youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher








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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.


youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

È LA RAPPRESENTAZIONE…

…di una Milano metropoli del pericolo, rappresentazione che non tiene conto del passato (1) né del presente (2), a nascondere il vero potenziale pericolo (3): ricorrere a rimedi sbagliati per problemi mal letti.

(1) Domanda ricorrente in questi giorni: cosa sta succedendo in via Padova, a Milano?

Risposta: al contrario di quello che strillano i giornali, non sta succedendo nulla. O meglio: nulla di diverso da quanto non accada ogni giorno da qualche decennio. Lì rapine, furti, omicidi, spaccio, guerre per il territorio, spedizioni punitive e risse sono la normalità. Da dove nasce, quindi, tutto questo clamore?
[…]
È successo lo stesso a Bruxelles col quartiere di Molenbeek, che l’anno scorso è balzato ai disonori delle cronache per avere dato i natali a Salah Abdeslam e al suo commando di jihadisti, responsabili dei drammatici attacchi di Parigi. Sarà anche figo dire che via Padova è un laboratorio sociale, ma quando il disagio – perché di questo si tratta – scatena guerre tra poveri e rende impossibile o addirittura respinge l’integrazione, di quale virtù stiamo parlando, esattamente? Per la zona stanno facendo di più le associazioni o locali come lo Spazio Ligera di quanto non facciano le istituzioni.

http://www.illibraio.it/via-padova-411531/

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(2) Dal 1992, il tasso di omicidi è continuamente diminuito nel nostro paese e non è mai stato così basso. Tuttavia, negli anni della grande crisi, il numero dei borseggi e dei furti in appartamento è cresciuto.
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Il timore che gli stranieri presenti nel nostro paese compiano un numero sproporzionato di alcuni reati rispetto al loro peso demografico è presente da tempo nella popolazione italiana ed è probabilmente cresciuto dal 2014 a oggi con l’arrivo di decine di migliaia di profughi.
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Pochissimi (il 5 o 6 per cento) sono stati e sono tuttora gli immigrati denunciati per una rapina di banca, cioè per il reato più remunerativo. Un po’ di più, ma comunque sempre molto pochi, quelli accusati di aver commesso una rapina contro gli uffici postali. Il che equivale a dire che gli stranieri restano estranei non solo ai reati dei colletti bianchi, ma anche a quelli violenti, predatori, che rendono maggiormente.

http://www.lavoce.info/archives/43918/reati-degli-immigrati-un-problema-delle-grandi-citta/

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(3) Noi che lavoriamo da tanti anni in questa zona e vediamo centinaia di donne e uomini non italiani, desiderosi di apprendere la nostra lingua, di lavorare, di avere una casa e di inserirsi nella società in modo dignitoso, sappiamo che la risposta ai bisogni e al degrado non è un soldato in più.
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È ora di farsi veramente carico di via Padova (e delle periferie in generale) per cambiare il paesaggio di questi luoghi, per farlo diventare un esempio di convivenza pacifica e dignitosa. Cominciamo col tenerla più pulita, mettendo cartelli in lingue diverse, organizzando iniziative culturali, coinvolgendo la cittadinanza, potenziando i luoghi che già fanno pratica di integrazione.»

http://m.famigliacristiana.it/articolo/lettera-aperta-al-sindaco-di-milano.htm

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