youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher








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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.


youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

IL RIPIEGAMENTO…

…sulla strategia del terrore inizia a dare i primi segnali di efficacia (1), inclusione e accoglienza acquisiscono in questo scenario un'importanza che va ben oltre gli slogan (2).

(1) Europa e Italia devono considerarsi in guerra e sotto assedio: è la percezione nutrita dal 75,6% dei cittadini secondo la rilevazione, effettuata all’indomani della strage ai mercatini di Natale nella capitale tedesca. La paura di un attacco terroristico in Italia è assolutamente trasversale per le classi di età (giovani, adulti e anziani). Qualche differenza, invece, analizzando l’area territoriale: la paura maggiore sembra essere avvertita al Sud (78,1%) e nelle realtà regionali del Nord Ovest (74,8%). Inoltre, per 8 individui su 10 del campione (81,6%) occorrono maggiori controlli interni per garantire più sicurezza e il 60,8% si spinge a ritenere necessaria la chiusura delle frontiere del nostro Paese per non far giungere nuovi immigrati dai paesi a maggiore «vocazione terroristica».

http://www.lastampa.it/2016/12/26/italia/cronache/il-terrorismo-fa-paura-sei-milioni-di-italiani-a-fine-anno-rinunciano-alla-vacanza-fuori-casa-SAHyBltLvhvXrPVwwWDfoN/pagina.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

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(2) “Assurdo e gratuito” contestare le politiche di accoglienza dei profughi dopo la strage di Berlino. Bisogna invece costruire ponti e restare uniti.

L'arcivescovo di Berlino Heiner Koch, intervistato oggi da Avvenire, sottolinea come "specialmente ora, dopo questo terribile attentato, non possiamo permetterci di essere divisi, di scagliarci gli uni contro gli altri, di accusarci a vicenda. Dobbiamo - e dovremo - vivere insieme a Berlino. Tutti, islamici, ebrei, cristiani, atei, stranieri, tedeschi, rifugiati, berlinesi".

http://www.stranieriinitalia.it/attualita/attualita/attualita-sp-754/l-arcivescovo-di-berlino-accoglienza-non-c-entra-col-terrorismo.html

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