youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher








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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.


youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

LA SCONFITTA DEL CLINTONISMO,…

…che ha epurato la working class dal proprio linguaggio (1), non è la sconfitta della visione democratica, che Obama si incarica di portare avanti (2).

(1) In questa particolare visione della «working class», non si trova alcuna solidarietà con le altre voci che pure compongono la lotta di classe in questo paese: le madri single che beneficerebbero di politiche lavorative attente al genere; tutte le persone a cui l’Affordable Care Act (per quanto imperfetta, parziale e criticabile) aveva garantito un minimo di copertura sanitaria e che si troverebbero senza assicurazione dall’oggi al domani; i lavoratori e le lavoratrici precari e sotto-qualificati che devono mettere insieme due lavori per portare a casa un mezzo stipendio. Al contrario, fra i sostenitori di Trump con cui mi è capitato di parlare (qualche conoscente purtroppo ce l’ho anch’io), si avverte un profondo risentimento all’idea che le proprie tasse siano usate per aiutare chi non se lo merita, gli altri. Chi sono gli altri? I parassiti. Gli immigrati. I rifugiati. Gli ispanici. (Questi ultimi sono sempre tutti visti come «clandestini», anche se magari hanno la green card da quindici anni e probabilmente pagano più tasse di quante ne abbia mai pagate Trump in vita sua). Le madri single. I neri. Gli «Islamici». Gli «Orientali». I vituperati Millennials—una definizione pseudo-generazionale ed anti-intellettualistica dei giovani, che mette insieme i diciottenni e chi ormai va per i trentacinque.

È successo, a farla breve, che la sinistra (tutta: quella radicale e quella moderata) si è lasciata rubare il semantema della classe operaia. E il principale artefice di questo disastro culturale e politico è stato proprio il clintonismo (così come le varie declinazioni del centrosinistra europeo), nell’illusione che tutti fossero diventati ricchi di colpo grazie all’esplodere dell’economia dot.com e del terziario globale. In questo vuoto si sono fatte strada le narrazioni tossiche, la nostalgia, la paura della complessità, la xenofobia, il razzismo, il discorso esclusivo dei suprematisti bianchi e dell’integralismo cristiano.

http://www.wumingfoundation.com/giap/2016/11/un-feticcio-di-working-class/

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(2) Non sarà dunque Hillary a guidare l’opposizione a Trump, come sarebbe accaduto se non fosse stata travolta una seconda volta, né un Partito democratico di obbedienza clintoniana, ma lo stesso presidente uscente, con forme e modi inediti, che influenzeranno il mondo dem. Quando Obama dice ad Axelrod che, avesse corso lui, avrebbe vinto contro Trump, non dimostra grande eleganza nei confronti di Clinton, ma intende affermare energicamente che la sconfitta di Hillary non è la sua, non equivale al ripudio dei suoi otto anni di presidenza, come si tende a far credere da parte trumpista, e non solo.

https://ytali.com/2016/12/28/la-seconda-vita-di-obama/
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