youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher








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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.


youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

LA SFIDA DI OBAMA…

…a Putin (1) è un'eredità scomoda per Trump, che dovrà misurare bene le relazioni con Russia e repubblicani (2); la politica americana sveste il velo di buonismo (3).

(1) Il cyberattacco più forte attuato - secondo i sospetti americani - dai servizi russi portò a rivelare, nello scorso luglio, che i vertici del partito democratico stessero facendo di tutto per ostacolare il senatore del Vermont, Bernie Sanders e favorire Hillary Clinton durante la primarie. Le rivelazioni portarono alla dimissione del presidente del partito, Debbie Wasserman Schulz.

Finora il presidente eletto Donald Trump si era detto scettico dei risultati delle indagini di Fbi e Cia sul coinvolgimento russo nelle operazioni di hacking. La decisione di Obama lo obbligherà però a una decisione sulla questione, quando assumerà la presidenza il 20 gennaio. Il presidente eletto, però, sembra già gettare acqua sul fuoco annunciando che «la prossima settimana incontrerà i leader della comunità dell’intelligence russa per essere aggiornato sui fatti di questa situazione», anche se «è tempo per il nostro Paese di procedere verso cose migliori e più grandi».

http://www.lastampa.it/2016/12/29/esteri/ingerenze-nel-voto-gli-stati-uniti-cacciano-diplomatici-russi-da-washington-T6kogvXuv6ZjTrvT8WZOiI/pagina.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter
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(2) Obama gli lascia in eredità un fardello di sanzioni, sulle quali Trump continua a esprimere forti riserve. Per ristabilire un rapporto di collaborazione con Mosca, e per essere coerente con se stesso, Trump dovrebbe abrogare le sanzioni quando arriva alla Casa Bianca. Può farlo, con la stessa velocità con cui Obama le ha varate ieri. Ma si metterebbe contro la destra repubblicana, dove cresce il sentimento di ostilità e di allarme verso la Russia. Lo stesso vale per l'opinione pubblica, a cominciare dagli elettori repubblicani, dove la corrente filo-Putin esiste ma non è maggioritaria. Infine queste sanzioni tendono a consolidare a futura memoria una ricostruzione storica delle elezioni dell'8 novembre come di un evento inquinato dall'interferenza russa: una macchia permanente sull'immagine di Trump.

http://www.repubblica.it/esteri/2016/12/30/news/sanzioni_contro_mosca_per_colpire_trump-155096862/?ref=drnr1-2
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(3) La guerra fra poteri si riaccende nel cuore degli Stati Uniti.

Scrivo “si riaccende” perché l’attacco di Obama a Trump, via Putin, il tentativo dell’ormai ex Presidente di condizionare le decisioni prossime del nuovo Presidente, e, in prospettiva, - perché non immaginarlo? - preparare il terreno per un impeachment, può sorprendere solo chi dell’America ha, o preferisce avere, una visione propagandistica. E può sorprendere solo chi del Presidente Obama ha sempre preferito coltivare una immagine da santino.
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Vitale e fetida, la democrazia americana non ha mai perso lo spirito animale che l’ha creata e sostenuta in quasi due secoli di incontrastata ascesa nel mondo. Un vitalismo spesso trasformato nella impeccabile foto di un perfetto sistema di pesi e contrappesi

http://m.huffpost.com/it/entry/13897358
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