IL REFERENDUM SUI VOUCHER…

…promosso dalla CGIL, ben lontano dal rappresentare una visione organica del mondo del lavoro (1), apre la strada a una campagna interna al sindacato (2) e dà strumenti alla Sinistra per ricomporsi (3).

(1) Sebbene il lavoro irregolare costituisca un problema strutturale dell’economia italiana, al pari dell’evasione fiscale, sostenere che i voucher possano risolvere la questione non fa altro che rafforzare la tesi secondo cui per risolvere i problemi delle imprese italiane e del loro rapporto con lo stato bisogna agire sul lavoro, o meglio sulla cosiddetta “svalutazione interna”, appunto comprimendo i diritti e i salari.
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Quello a cui si assiste è una forma di re-internalizzazione delle funzioni al massimo ribasso, dopo il periodo delle esternalizzazioni in cui il settore pubblico dava in gestione le sue funzioni a imprese o cooperative private. Tuttavia, il problema non è esclusivamente legato all’occasionalità delle prestazioni bensì al ruolo dello stato e quindi delle sue diramazioni locali quale garante dei diritti minimi anche in termini di condizioni di lavoro.
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Per esempio, sappiamo che tra il terzo trimestre 2016 e il terzo trimestre del 2015, i voucher venduti sono stati 143.553.788 corrispondenti a 76.399 lavoratori a tempo pieno. Considerando che i nuovi occupati nello stesso periodo sono 239mila, l’incidenza del lavoro voucherizzato rappresenta il 31 per cento della nuova occupazione.

http://www.internazionale.it/opinione/marta-fana/2017/01/12/voucher-lavoro-referendum-cgil
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(2) La recente decisione della Consulta sui referendum promossi dalla Cgil cambia le carte in tavola per il sindacato guidato da Susanna Camusso. In primo luogo perché il colpo subìto indebolisce l’organizzazione, visto che il quesito non ammesso sull’articolo 18 era quello politicamente più rilevante. Viene pagata la scelta, a conti fatti azzardata, di voler allargare la platea alle aziende con più di cinque dipendenti, al punto che difficilmente, da oggi, la Cgil potrà tornare a parlare di articolo 18; dopo la bocciatura della Corte costituzionale non se ne intravedono motivi ragionevoli.
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Grossolanamente quindi si potrebbe mappare la situazione interna riassumendola in tre differenti aree, una di emanazione socialista, quella legata a Susanna Camusso, e quindi a Sorrentino; una più radicale, quella che potremmo associare al capo della Fiom; e l’altra relativamente più “innovativa” rappresentata da Vincenzo Colla.

http://www.unita.tv/focus/dopo-il-colpo-sul-referendum-si-guarda-ormai-al-dopo-
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(3) Quale sarebbe la forza di una campagna referendaria sul lavoro in Italia non è difficile da immaginare. Quale valenza avrebbe, per la sinistra, ingaggiare, così come è già accaduto per il referendum sulla Costituzione, una battaglia elettorale, politica, culturale sul tema cruciale dell’occupazione è altrettanto evidente.
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se con la sentenza della Corte Costituzionale è comunque iniziata la campagna elettorale resta tutto da vedere di quale natura sarà: se si tratterà della corsa referendaria contro voucher e appalti, o se, invece, tra qualche mese saremo chiamati a eleggere i parlamentari della prossima legislatura.

http://ilmanifesto.info/il-primo-colpo-della-battaglia-elettorale/
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