youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher








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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.


youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

LO SPAZIO VUOTO…

…lasciato dal Renzismo (1) e in generale dalla capacità di elaborazione della Sinistra (2), rilancia Bersani (3) e la sua analisi che mette al centro il lavoratore-consumatore.

(1) la politica economica del governo Renzi è #caciaranomics, ovvero basata sulla brillante idea secondo cui cambiare il mix di spesa pubblica e tassazione -lasciando i livelli totali pressoché inalterati- produca effetti positivi sulla crescita reale dell’economia. Temo si tratti del combinato disposto del dilettantismo di Renzi, la tracotanza di Gutgeld e la fragile econometria OCSE di Padoan.
[…]
la componente più debole della domanda per beni e servizi prodotti dalle imprese italiane è costituita dagli investimenti, cioè l’acquisto di impianti e macchinari da parte delle imprese. Rispetto a consumi, spesa pubblica ed esportazioni nette gli investimenti sono la componente che va peggio dopo la crisi del 2009: fatto 100 il livello degli investimenti nel 2008 siamo ancora a quota 75. La politica economica del governo Renzi si è incentrata sui consumi -a partire dal bonus degli #80euro- e solo tardivamente si è spostata un poco verso lo stimolo degli investimenti: too little, too late.

https://ricpuglisi.it/2016/12/31/bc-di-
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(2) Su nessuno dei problemi oggi emergenti – immigrazione, crisi finanziarie, conflitti armati, terrorismo – la sinistra ha qualcosa di concreto e di originale da dire. In generale i suoi argomenti si riducono a tre petizioni di principio in stretta relazione reciproca. La prima è la declinazione illuministica di ideali (solidarietà, accoglienza, uguaglianza) tanto ineccepibili nella forma quanto sostanzialmente difficili da gestire nelle periferie urbane che si trovano ad affrontare in prima linea la doppia emergenza economica e immigratoria.

http://www.rivistailmulino.it/news/newsitem/index/Item/News:NEWS_ITEM:3692
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(3) Che fare, allora? Ci siamo raccontati e accontentati di un racconto secondo il quale abbiamo sì fatto piccoli passi, ma sulla strada giusta. Ma non è così. La verità è che dobbiamo discutere e capire come fare passi in avanti su una strada diversa, un’altra strada, perché quella che abbiamo imboccato e continuiamo a seguire è sbagliata. Non per i piccoli passi, proprio per la direzione. Dobbiamo fare in modo che il problema che c’è, il malessere, non venga interpretato solo dalla demagogia. Non lo chiamo neppure più populismo. Sono i cattivi pensieri di una nuova forma di destra nascente. E possono essere guai, se non interviene il Pd, lo schieramento progressista, che è già in ritardo.
[…]
Ecco, concluderei dicendo con forza che solo con proposte di una sinistra di governo la sinistra sarà di nuovo competitiva. Se invece il Pd e insieme al Pd tutto il campo progressista restano sul piano di un blairismo rimasticato, e ormai esausto, o se si mettono sulla strada di un populismo a bassa intensità, si va a sbattere contro un muro.

http://www.ilcampodelleidee.it/doc/1531/il-centrosinistra-deve-una-nuova-piattaforma-politica-i-passi-in-avanti-ci-sono-stati-ma-nella-direzione-
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