youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher








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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.


youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

IL BLOCCO DELLA NAVE IUVENTA…



…dell'ONG Jugend Rettet (1) è stato predisposto in seguito ai risultati dell'indagine avviata dalla Procura di Trapani (2) e svolta da un poliziotto infiltrato (3); nonostante l'appartenere conferma del reato di favoreggiamento della immigrazione clandestina (4), quello che emerge è in realtà un quadro più complesso, in cui l'attività delle ONG sembra più muoversi nella direzione della creazione di corridoi umanitari (5), e quella della Procura nella direzione di un avvertimento alle ONG che non hanno firmato l'accordo di Minniti (6).

(1) Non è un semplice giro di vite nei confronti delle Ong che non hanno firmato il Codice di condotta sul salvataggio dei migranti. La nave Iuventa della ong tedesca Jugend Rettet è stata bloccata in nottata al largo di Lampedusa dalla Guardia costiera italiana, che l’ha scortata fino al porto. Ma non si tratta di un semplice monitoraggio. I controlli sono legati a un’inchiesta della Procura di Trapani in collaborazione con la squadra mobile di Trapani e con lo Sco, il Servizio centrale operativo della Direzione centrale anticrimine della Polizia. Nel primo pomeriggio si è saputo che il gip del tribunale di Trapani ha disposto il sequestro dell’imbarcazione.

http://www.lastampa.it/2017/08/02/italia/cronache/migranti-nave-ong-fermata-al-largo-di-lampedusa-etw7ZCW0tUxXQ8IAEX9k8I/amphtml/pagina.amp.html

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(2) Le indagini, avviate nell'ottobre del 2016 e condotte con l'utilizzo di sofisticate tecniche e tecnologie investigative, "hanno consentito di raccogliere elementi indiziari in ordine all'utilizzo della motonave 'Iuventa' per condotte di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina".
[…]
"Il fatto che la Ong non abbia firmato il protocollo non c'entra nulla con l'operazione odierna" ha precisato poi il procuratore facente funzioni di Trapani, Ambrogio Cartosio, nella conferenza stampa sul sequestro della nave Iuventa. Abbiamo documentato incontri in mare ma siamo portati ad escludere collegamenti tra Ong e libici" dice il procuratore il quale esclude categoricamente che qualcuno ''abbia agito per scopi di lucro.

http://m.huffingtonpost.it/amp/2017/08/02/nave-di-una-ong-che-non-ha-firmato-il-codice-di-soccorso-in-mare_a_23060784/

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(3) Era un addetto alla sicurezza, imbarcato sulla Vos Hestia, la nave di “Save the children” per conto di una società privata. Nessuno immaginava che in realtà fosse un agente sotto copertura, poliziotto dello Sco, il servizio centrale operativo impegnato da quasi un anno nell’indagine sull’attività delle Ong per il salvataggio dei migranti al largo della Libia.
[…]
Per l’infiltrato «la missione è davvero compiuta». Ma lui è pronto a ripartire. Ai suoi capi l’ha detto con chiarezza: «Per me è stata un’esperienza bellissima. Impegnativa ma esaltante, perché ti porta a contatto con queste persone che soffrono, ti fa capire che a volte per salvarli hai soltanto pochi secondi».

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_agosto_04/agente-infiltrato-nave-ong-cosi-ho-scoperto-contatti-iuventa-trafficanti-libici-e765329e-7880-11e7-8ef0-c9b41f95269b_amp.html

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(4) Il sospetto, per dirla in parole povere, è che vi fosse una sorta di accordo con gli scafisti. Ecco a tal proposito che cosa ha dichiarato il procuratore aggiunto di Trapani Ambrogio Cartosio: “È accertato che, seppure questa imbarcazione in qualche caso intervenga per salvare vite umane, in più casi invece tali azioni non avvengono a fronte della sussistenza di un imminente pericolo di vita. I migranti vengono scortati dai trafficanti libici e consegnati non lontano dalle coste all’equipaggio che li prendono a bordo della ‘Iuventa’. Non si tratta dunque di migranti ‘salvati’, ma recuperati, potremmo dire consegnati. E poiché la nave della Ong ha ridotte dimensioni, questa poi provvede a trasbordarli presso altre unità di Ong e militari“.

http://formiche.net/blog/2017/08/03/iuventa-ong-video-polizia/

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(5) Ma finora, dai dati conosciuti e dalle stesse dichiarazioni della procura – avrebbero agito «non per denaro» ma per «motivi umanitari» – si tratterebbe solo ed esclusivamente della realizzazione di un «corridoio umanitario». Così ha suggerito Massimo Bordin nella sua rassegna stampa su Radio radicale.
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Dunque, e torniamo al punto di partenza, la falsa rappresentazione da cui guardarsi oggi è quella che vedrebbe uno schieramento, definito «estremismo umanitario», utopistico e velleitario (e tanto tanto naif), e, all’opposto, un fronte ispirato dal realismo politico e dalla geo-strategia, tutto concentrato sul calcolo del rapporto costi-benefici. Ma, a ben vedere, quest’ultimo mostra tutta la sua fragilità. Davvero qualcuno può credere che sia realistica e realizzabile l’ipotesi di chiudere i porti? E di attuare un «blocco navale» nel mare Mediterraneo?

https://ilmanifesto.it/reato-daltruismo/

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(6) «I PROBLEMI non si risolvono danneggiando, ostacolando l’opera delle Ong che salvano la gente in mare». L’ammiraglio Giorgio De Giorgi è stato capo di Stato maggiore della Marina Militare fino al 2016. E sostanzialmente dà ragione alle organizzazioni non governative che, in maggioranza, non hanno voluto firmare il codice di condotta in mare concordato tra il governo italiano e l’Unione europea.
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Secondo l’ammiraglio occorre agire su tre piani: «1) l’arresto degli scafisti anche sulla battigia; 2) la creazione di campi in Libia gestiti dall’Onu; 3) l’apertura di corridoi umanitari perché è un dato di fatto che i campi in Libia sono bubboni in cui disperati vengono torturati e rischiano la vita».

http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2017/08/01/ASjrpLfI-ostacoli_ragione_niente.shtml