youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher





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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.

youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

LE SEDICENTI RIVELAZIONI DEL NYT…

…non aggiungono nulla a quanto già noto (1), se non spunti per ravvivare una polemica anti-egiziana funzionale ad alimentare un dibattito interno sulle Relazioni Internazionali degli Stati Uniti (2). La decisione di inviare un nuovo ambasciatore italiano a Il Cairo assume sul piano simbolico il senso di una normalizzazione del lutto (3), ma sul piano politico nasce da un bilancio con considerazioni strategiche (4): riprendere lentamente la diplomazia con l'Egitto (5), su cui comunque peseranno il caso Regeni e le violazioni dei diritti umani da parte del regime di al-Sīsī, consente di acquisire controllo sulla regione libica della Cirenaica (6).



(1) Le sedicenti inconfutabili prove riportate dal #NYT su #Regeni sembrano più #illazioni e sobillamenti da parte degli #US, nelle comunicazioni intercorse nulla è stato dato per certo. Spunti su La Repubblica.

«Altre fonti sempre citate dal New York Times affermano: "Non è chiaro chi avesse dato l'ordine di rapire e, presumibilmente, quello di uccidere" Regeni, ma "quello che gli americani sapevano per certo, e fu detto agli italiani, è che la leadership egiziana era pienamente a conoscenza delle circostanze dell'uccisione" del ricercatore. Di più: "Non abbiamo dubbi di sorta sul fatto che questo fosse conosciuto anche dai massimi livelli". Insomma, non sapevamo se fosse loro la responsabilità, ma sapevano, sapevano"
[…]
Secondo un funzionario della Farnesina, aggiunge Walsh, i diplomatici si erano convinti che l'Eni avesse unito le forze con i servizi italiani per arrivare a una veloce soluzione del caso. E "l'avvertita collaborazione fra Eni e servizi di intelligence italiani diventò fonte di tensione all'interno del governo italiano. Ministero degli Esteri e funzionari dell'intelligence cominciarono a essere prudenti gli uni con gli altri, talvolta trattenendo informazioni", scrive il New York Times Magazine. Che cita la dichiarazione di un funzionario italiano: "Eravamo in guerra, e non solo con gli egiziani".»

http://www.repubblica.it/esteri/2017/08/15/news/regeni_new_york_times-173119796/amp/
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(2) Nel caso #Regeni potrebbero contare di più le #RelazioniInternazionali degli #US con l'#Egitto che quelle dell'#Italia. Spunti da Maurizio Blondet.

Barak Hussein Obama ha cercato– anzi è riuscito – a portare al potere in Egitto i Fratelli Musulmani, con la “primavera araba” di ordinanza, e dunque aveva ben forti motivi di odio (personale e politico) contro il generale Al Sisi, che gli ha sventato il piano. E quindi ben motivato a creargli difficoltà con un vicino molto amichevole, Italia, che aveva scoperto per gli egiziani un importantissimo giacimento.
[…]
Adesso sappiamo, grazie alla rivelazione presunta bomba del New York Times, che Giulio Regni, mandato dall’università di Cambridge a infiltrarsi tra gli oppositori clandestini ad Al Sissi, era fin dal suo arrivo seguito, controllato e intercettato della NSA, la National Security Agency americana. Sappiamo anche che il sindacalista degli ambulanti degli ambulanti Abdallah, che di nascosto girò il video in cui lui chiedeva dei soldi a Regeni (al quale la sua “Università” aveva dato 10 mila sterline per pagare chi di dovere..Tipico, per un ricercatore) aveva fatto quel colloquio-trappola per conto della NSA stessa.

http://www.maurizioblondet.it/adesso-sappiamo-mandato-morte-regeni/

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(3) Il valore simbolico del ritorno dell'#ambasciatore italiano a #IlCairo è di ripresa delle #RelazioniInternazionali nonostante #Regeni. Spunti da Susanna Marietti su Il Fatto Quotidiano.

«L’aiuto del dittatore Al-Sisi nel gestire il conflitto libico e le partenze dei migranti verso l’Italia giustifica il sacrificio della verità sulla morte del ragazzo. Quando Massari fu richiamato dall’Egitto, si poteva forse discutere se la misura fosse stata giusta o se invece si dovesse insistere anche con la pressione diplomatica nel pretendere che i colpevoli, con le loro evidenti implicazioni istituzionali, venissero individuati.
[…]
Indubitabilmente, tuttavia, ogni italiano si è potuto convincere della volontà dell’Egitto di gettare ombra sulle indagini inventando false piste e racconti surreali (chi non ricorda la storia della banda di criminali comuni travestiti da poliziotti che avrebbe rapito Giulio, con tanto di ritrovamento di borsetta con hashish?).»

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/08/16/giulio-regeni-rimandare-lambasciatore-in-egitto-e-un-gesto-inaccettabile/3796731/

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(4) Esiste un saldo positivo tra opportunità #politica e #lutto nell'invio dell'#ambasciatore a #IlCairo, pur con incarichi precisi su #Regeni. Spunti da Il Post.

«Le parole di Walsh sono state riprese da molti per criticare il governo italiano, che proprio ieri ha annunciato la decisione di mandare al Cairo l’ambasciatore Giampaolo Cantini. L’Italia aveva richiamato il suo ultimo ambasciatore in Egitto, Maurizio Massari, un anno e quattro mesi fa, come ritorsione per la scarsa collaborazione delle autorità egiziane nelle indagini sull’uccisione di Regeni. I critici del governo, tra cui la famiglia di Regeni, hanno definito l’invio di un nuovo ambasciatore una “resa” dell’Italia nei confronti dell’Egitto.
[…]
L’impressione è che il governo italiano sia convinto da tempo del coinvolgimento del governo egiziano nell’uccisione di Regeni e nei successivi depistaggi, anche perché le versioni dell’Egitto sull’accaduto sono state smontate tutte, una dopo l’altra; nonostante questo, l’Italia ha continuato a mantenere stretti contatti con il governo egiziano e, secondo quanto riportato dalla Stampa ieri, stava lavorando alla nomina di un nuovo ambasciatore da mesi, per ragioni di opportunità politica.»

http://www.ilpost.it/2017/08/16/articolo-new-york-times-magazine-giulio-regeni/amp/

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(5) Una lenta ripresa delle #RelazioniInternazionali tra #Italia ed #Egitto, tra aperture e clausole simboliche, con l'invio dell'ambasciatore a #IlCairo #Cantini. Spunti da Sara Menafra su Il Mattino

«È vincolando il prossimo inviato italiano al Cairo, Giampaolo Cantini, a obiettivi precisi, buona parte dei quali legati alla scoperta delle ragioni della morte del ricercatore italiano, che il governo e la Farnesina intendono difendersi dall'accusa di aver abbandonato l'obiettivo della ricerca della verità per motivi politici ed economici.
[…]
Nessuno nell'ambiente diplomatico nega che la riapertura dell'ambasciata avrà compiti più generali. Sul piano delle relazioni economiche, il ritorno alla normalità non sarà cosa facile. L'ambasciatore sarà sottoposto al divieto di riattivare il business council, il forum tra imprese locali e italiane che, normalmente, favorisce la cooperazione tra operatori privati dei due paesi. Il tema dei diritti umani continuerà ad avere un peso, spiegano sempre dal ministero degli Esteri, in tutti i rapporti ufficiali col paese»

http://m.ilmattino.it/primopiano/articolo-2621082.html

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(6) L'#Egitto è ago della bilancia nelle #RelazioniInternazionali con la #Libia, riaprono le ambasciate di #Italia e #Israele. Francesco Snoriguzzi su L'indro.

«L’influenza del Governo di al-Sīsī su Haftar, e quindi sulla Cirenaica, rende l’Egitto un attore di grande importanza nell’area: non sorprende, dunque, che l’Italia, nonostante sostenga apertamente il Governo di al-Serrāj e non possa rinunciare ufficialmente alla verità sul Caso Regeni, abbia deciso di riaprire la propria Ambasciata a Il Cairo.
[…]
Il 15 agosto, è arrivata la notizia della decisione da parte del Governo di Israele, di inviare a Il Cairo l’Ambasciatore David Govrin. La riapertura dell’Ambasciata israeliana in Egitto dopo nove mesi di chiusura per ragioni di sicurezza, mette in evidenza come il ruolo del Paese, nonostante le difficoltà, resti fondamentale in tutta l’area.»

http://www.lindro.it/le-grandi-manovre-degitto/

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