youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher








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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.


youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

IL REFERENDUM AUTONOMISTA CATALANO…

…è il culmine di uno scontro politico nato (almeno) nel 2008 (1), ereditato di amministrazione in amministrazione fino all'esacerbazione dovuta a miopia del Governo Centrale spagnolo e dell'UE (2). L'inasprirsi dei toni da parte di re Felipe (3) e i numeri da battaglia (4) hanno conferito al Referendum una forte carica simbolica (5). Tra le ragioni storiche dell'indebolimento degli Stati, l'aumento di potere politico dei mercati (6) e la mancanza di un contrappeso europeo (7).


(1) Quello verso il #ReferendumCatalogna è stato un lungo percorso a tappe, fatto di scelte politiche miopi. Spunti su Adnkronos.

«- 9 novembre 2014. La Catalogna celebra una consultazione elettorale non ufficiale sull'indipendenza, dopo che il Tribunale costituzionale spagnolo ha posto il veto su un referendum vero e proprio. L'80% degli elettori vota a favore dell'indipendenza, ma si sono recati alle urne solo in poco più di due milioni su 5,4 milioni di aventi diritto.
[…]
- 20 settembre 2017: La Guardia Civil spagnola arresta 14 alti funzionari del governo catalanoimpegnati nell'organizzazione del referendum e sequestra quasi dieci milioni di schede elettorali. Gli indipendentisti protestano in piazza a Barcellona e Puigdemont dichiara di voler procedere comunque con il referendum.»

http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2017/10/01/catalogna-tappe-dell-indipendenza_PggRsXauRVpaahvtiuMRAJ.html?refresh_ce

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(2) La crisi #politica confluita nel #ReferendumCatalogna si è esacerbata per errori tattici di #Rajoy e dell'#UE. Spunti da Stefano Stefanini su La Stampa.

«Con una scelta legalistica e impolitica, il premier spagnolo ha regalato agli indipendentisti catalani un successo a tavolino che avrebbe potuto vincere o pareggiare sul campo. Aveva dalla sua la maggioranza silenziosa dei catalani che non chiedeva la secessione, più la Costituzione che gli permetteva di ignorare il risultato del referendum come esercizio extra legem. Facendone una prova di forza ha costretto i catalani, anche la palude degli indecisi, a schierarsi.»

http://www.lastampa.it/2017/10/02/cultura/opinioni/editoriali/il-colpevole-silenzio-delleuropa-ef8Vncct8eKXlUyU1pxwtI/pagina.html

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(3) Si inaspriscono i toni del dialogo tra #Governo centrale e #Catalogna: il #referendum è per il re Felipe illegittimo. Spunti su La Repubblica.

«In un discorso breve, durato poco più di quattro minuti, Felipe VI ha sottolineato che "la società catalana è fratturata", e che questo referendum "ha messo a rischio l'unità e l'economia del Paese". Soprattutto, insiste il re, "c'è stata una condotta irresponsabile da parte delle autorità della Catalogna", con un "inaccettabile intento di appropriazione delle istituzioni storiche della Catalogna". "Autorità che in maniera chiara si sono messe al margine del diritto e della democrazia, hanno voluto spezzare l'unità della Spagna".»

http://www.repubblica.it/esteri/2017/10/03/news/il_re_felipe_slealta_inaccettabile_verso_lo_stato_-177289775/

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(4) Il #ReferendumCatalogna riporta numeri da #battaglia #civile: molti scontri e molta #resistenza. Spunti su Il Tempo.

«E sempre i numeri descrivono una mezza guerra civile: almeno 319 seggi bloccati (ma la maggior parte dei 6mila previsti non ha mai nemmeno aperto), 761 feriti tra i manifestanti, di cui due in condizioni gravi, e 12 tra gli agenti. Sei persone arrestate per resistenza a pubblico ufficiale in tutta la catalogna. Decine di denunce contro la polizia e la guardia civile per le violenze ricevute. Sei inchieste avviate da altrettanti giudici sull'operato dei Mossos d'Esquadra, la polizia regionale catalana accusata di non aver agito per fermare il voto. Tra le denunce incrociate ci sono anche quelle di una ragazza che ha subito la rottura delle dita di una mano "una a una" e molestie "denigranti", quella dei vigili del fuoco della Generalitat che hanno subito "cariche di polizia inaccettabili". Da una parte si denuncia l'uso di pallottole di gomma sulla folla. Dall'altra viene fatto circolare un video in cui gli agenti vengono circondati e presi a sassate.»

http://www.iltempo.it/esteri/2017/10/02/news/referendum-catalogna-oltre-2-milioni-alle-urne-si-al-90-1035630/

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(5) Il #ReferendumCatalogna ha acquisito un forte valore simbolico, ma a livello istituzionale è espressione di un gioco #politico. Spunti da Marco Orioles su Formiche.net

«Al referendum si arriva non per volontà dei catalani (almeno stando ai sondaggi soltanto il 34% voleva la secessione), ma per scelta secessionista del presidente della Generalitat che aveva promesso prima delle elezioni una consultazione popolare, ma non vincolante, sulla indipendenza. “Insieme per il Sì” ottenne 72 seggi su 135, non la maggioranza assoluta dei voti (il 47,9%). Una volta preso il comando, Pudjemont ha cambiato posizione in linea con il classico comportamento dei leader populisti.»

http://formiche.net/2017/10/02/catalogna-pudjemont-rajoy-ue-errori/

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(6) Tra le ragioni dell'aumento delle forze centrifughe l'apertura dei #mercati, che genera minore dipendenza dagli #StatiCentrali. Spunti da Alberto Alesina ed Enrico Spolaore su Il Corriere della Sera.

«Il commercio internazionale riduce l’importanza di un grande mercato nazionale interno. Paesi anche piccoli possono commerciare liberamente con il resto del mondo. Di conseguenza, ampie aree di libero scambio e integrazione economica quali l’Unione Europea rendono le secessioni regionali più attraenti. Per questo motivo un tema importante nell’attuale scontro tra Madrid e Barcellona è il futuro status di una eventuale Catalogna indipendente all’interno dell’Unione Europea, con i secessionisti catalani desiderosi di rimanere nell’Unione e il governo centrale di Madrid pronto a bloccarne l’ingresso.»

http://www.corriere.it/opinioni/17_settembre_30/nelle-crisi-territoriali-servono-istituzioni-flessibili-9e887100-a547-11e7-ac7b-c4dea2ad0535.shtml

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(7) Il #ReferendumCatalogna può essere letto come fallimento degli Stati Centrali; #politica europea gioverebbe. Spunti da Piercamillo Falasca su Stradeonline.

«È il successo dell'Unione Europea, in fondo, a decretare il declino dello Stato nazione europeo: a volte troppo grandi e a volte troppo piccoli per svolgere i compiti assegnare. Ma sono anche gli Stati nazione stessi ad aver fortemente contribuito alla propria delegittimazione, con politiche pubbliche irresponsabili e miopi, alimentate a debito e a danno delle aree più prospere e produttive del loro territorio, e con una forte resistenza all'innovazione e alla competizione globale.
[…]
Ci può invece essere - e forse dovrebbe esserci - l'emersione politica del tema, la caratterizzazione delle istituzioni europee e in particolare del Parlamento Europeo come luoghi dove i rappresentanti dei cittadini, e dei territori in cui costoro abitano, portano istanze, rivendicazioni e aspirazione locali, anche quelle secessioniste e autonomiste. Anche per questo, c'è bisogno di politicizzare l'Europa, insomma, di far nascere una politica non derivata da quelle nazionali, ma autenticamente europea.»

http://www.stradeonline.it/istituzioni-ed-economia/3096-un-modello-federale-europeo-per-andare-oltre-i-secessionismi

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