youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher








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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.


youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

LE RAGIONI DELL'ACCOGLIENZA…

… e dell’inclusione sono andate logorandosi nel tempo (1), offrendo il fianco a strumentalizzazioni politiche a livello europeo (2): in particolare potrebbe costituirsi un blocco orientale di Paesi allineati sul respingimento (3), escludendo dall’asse populista l’Italia (4). Proprio dal ministero di Di Maio, tuttavia, sarebbero potute arrivare soluzioni efficaci in quest’ambito (5).

(1) Le ragioni dell’#accoglienza e dell’#inclusione sono risultate perdenti di fronte alla mancanza di autocritica di chi le ha finora promosse e portate avanti. Spunti da Giuseppe Frangi su Vita.

«Di fronte a quanto le cronache ogni giorno ci propongono sul fronte immigrazione è facile sentirsi obiettivamente spaesati. In tanti abbiamo una percezione chiara di quale sia l'atteggiamento giusto, cioè umano, di fronte ad un fenomeno che ha spesso risvolti drammatici; eppure è difficile restituire a livello pubblico le ragioni di questo approccio "civile". È un momento in cui le ragioni del bene soffrono di afasia. O meglio, è un momento in cui il bene non riesce a trovare e ad esprimere con chiarezza le proprie ragioni.
[…]
Chi sta dalla parte del bene non ha avuto il coraggio di guardarsi dentro. Di vedere che tra le proprie fila in tanti parlavano bene ma razzolavano molto male. In nome dell'emergenza sono così stati legittimati modelli di accoglienza non solo fallimentari ma molte volte umilianti per chi veniva accolto. Come dimostra ad esempio un'inchiesta di Marco Dotti sui Cas (i Centri di accoglienza straordinaria), pubblicata da Vita.it: si è scatenata una sorta di ingordigia che ha portato alla creazione di centri molto grossi senza preoccuparsi di fare investimenti su personale sufficientemente preparato. Il risultato è stato quello di creare una pressione sociale sulle comunità che si sono trovate a convivere con queste enclave di richiedenti asilo spesso abbandonati a se stessi nelle strutture. Insomma, il bene troppo spesso si è autolegittimato a priori. E ha perso per strada le proprie ragioni.»

http://www.vita.it/it/article/2018/07/19/perche-le-ragioni-dellaccoglienza-oggi-sono-perdenti/147641/

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(2) Angela #Merkel alle prese con il #populismo tedesco sulla questione dell’#accoglienza: un tema su cui potrebbero configurarsi nuovi assetti europei. Spunti da Angela Manganaro su Il Sole 24 Ore.

«I tedeschi non cambiano umore facilmente, quando lo fanno cambiano epoca. Il 61 per cento degli elettori oggi vuole che i migranti con una richiesta di asilo avviata in un altro paese Ue siano espulsi dalla Germania, conseguenza della scelta di Merkel, è opinione diffusa, di accogliere nel 2015 centinaia di migliaia di richiedenti asilo, in tutto 1,4 milioni di persone negli ultimi tre anni.
[…]
L’alternativa è semplice quanto brutale: se Merkel trova un accordo con la Ue, in particolare con l’Italia, entro il 1° luglio e il suo ministro alleato-nemico Seehofer lo accetta, confermerà il suo talento. Se non trova l’accordo o lo trova e Seehofer non l’accetta, la cancelliera al quarto mandato rimane al potere come anatra zoppa, sentenzia già l’Economist.»

http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/mondo/2018-06-19/la-germania-vuole-chiudere-l-era-merkel-133253.shtml?uuid=AEVPtn8E

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(3) Il nuovo sistema di #alleanze interne all’#UE, che vede #Visegrád ricoprire un ruolo determinante, porta l’Unione stessa lontana dai valori dei padri fondatori. Spunti da Raniero La Valle su Micromega.

«L'Europa, chiamata a pronunziarsi sulla rivoluzione migratoria dalla forte iniziativa italiana, ha scelto, senza se e senza ma, la controrivoluzione, da Macron a Seehofer a Salvini ai Paesi di Visegrad. Frontiere chiuse e avviso ai naviganti di lasciar perdere in mare i naufraghi (anche i bambini dei papà, come direbbe Salvini) o di destinarli alle motovedette penitenziarie libiche. Nello stesso tempo l'Europa rimetteva a intese volontarie tra i singoli Paesi un'eventuale ricollocazione dei profughi tra loro. In quell'istante nel vertice di Bruxelles finiva l'Unione Europea e restava un'unione intergovernativa europea, singoli Stati sovrani correlati da intese e trattati tra loro. Finiva l'Europa ma restava l'euro: lui, l'unico sovrano. E da questo momento in poi il problema non è più quello di uscire dall'euro, ma di farvi entrare l'Europa.
[…]
Noi, quando diciamo Europa, inevitabilmente pensiamo alla "piccola Europa", quella di Altiero Spinelli, di De Gasperi, Schumann, Spaak, Adenauer, che nacque sulla spinta ideale del superamento dei conflitti culminati nella seconda guerra mondiale. Era un'Europa figlia della Resistenza e dell'antifascismo, aveva le stesse origini della Costituzione italiana, per questo le due andavano d'accordo.»

http://temi.repubblica.it/micromega-online/non-e-leuropa/

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(4) Una parte dell’#Europa inizia a lavorare per creare coalizioni populiste contro i #migranti, l’asse attuale esclude l’#Italia. Spunti da Claudio Cartaldo su Il Giornale.

«"Se i rifugiati registrati in Italia o in Grecia dove hanno già presentato domanda di asilo dovessero essere trovati sul confine austro-tedesco, dovranno essere collocati in centri di transito ed entro 48 ore riportati nel primo Paese di ingresso", ha minacciato senza se e senza ma Sehhofer. Anche perché "Italia e Grecia sarebbero responsabili per tre quarti dei migranti al confine austro-tedesco". Tradotto: nessuna intenzione di non applicare il regolamento di Dublino, secondo cui - appunto - la responsabilità del singolo migrante ricade sul Paese di primo approdo. Certo, Kurz ha riconosciuto che "Italia e Grecia sono i più colpiti dagli arrivi via mare", Kurz ha sottolineato che "i maggiori problemi di integrazioni sono a carico di Germania, Svizzera e, in particolare, dell'Austria, in quanto Paesi di destinazione".
[…]
Esiste una soluzione? Sì, in teoria. Ovvero che Germania, Austria e Italia formino un asse per combattere l'immigrazione dall'Africa. Per ora, però, Kurz e Seehofer intendono raggiungere accordi con l'Italia per i respingimenti dei richiedenti asilo fermati alla frontiera austro-tedesca e che avevano fatto il primo ingresso in Italia (e Grecia). Resta da capire se dalle parti di Roma intendono chiudere un accordo.»

http://m.ilgiornale.it/news/2018/07/05/berlino-e-vienna-si-coalizzano-in-48-ore-riportiamo-i-migranti-in-ital/1549435/

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(5) Politiche del #lavoro come chiave per la regolarizzazione dei flussi migratori e per l’integrazione dei migranti. Spunti da Maurizio Ambrosini su La Voce.

«La controversia sull’Aquarius è molto più che un braccio di ferro sull’onere dell’accoglienza. Rifiutando l’approdo della nave, polemizzando con Malta e poi con la Francia e la Spagna, rilanciando l’allarme sugli sbarchi, il nostro governo ripropone un’impostazione delle relazioni internazionali che guarda al passato. È l’immagine di un mondo di confini di stato almeno apparentemente blindati, di interessi nazionali contrapposti, di bandiere da issare e difendere. Un mondo in cui non c’è posto per i diritti umani universali, ma solo per quelli filtrati dalla sovranità nazionale o dai suoi simulacri.
[…]
La tragedia di Sacko Soumali, invece, ha riportato alla ribalta una questione annosa e sempre rimossa, dopo le fiammate di attenzione dovute a qualche drammatico evento: lo sfruttamento degli immigrati nelle campagne meridionali, e non solo. Non necessariamente clandestini, né sbarcati negli ultimi anni, e neppure africani. La periodica ricostruzione delle vergognose baraccopoli mostra un volto inquietante di una componente dell’agricoltura italiana: per reggere sul mercato, ha bisogno di ricorrere al lavoro sottopagato degli immigrati e di farli vivere in condizioni inaccettabili.
[…]
per decongestionare il canale dell’asilo e istituire un’alternativa ai rischiosi viaggi attraverso la Libia e poi per mare, oltre a corridoi umanitari più ampi degli attuali, si dovrebbero allargare le possibilità di immigrazione per lavoro stagionale, già previste dalle nostre leggi e dai decreti flussi annuali.»

http://www.lavoce.info/archives/53685/sicurezza-e-anche-garantire-un-lavoro-legale-ai-migranti/

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