youth mentor, social researcher, learning specialist, author, neuro-educational specialist, counselor, HRD consultant, trainer, evaluative researcher








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apprendimento efficace: avere piena padronanza delle teorie sull’apprendimento oggi, nella cosiddetta “società dell’informazione”, è essenziale, perché permette di distinguere tra formazione come pura formalità e formazione come investimento per un reale miglioramento. A tal proposito ho sviluppato un modello di apprendimento in contesti reali, il modello COMP.ASS., utile anche per la valutazione dell’efficacia formativa.

ricerca valutativa: la classica distinzione tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa non ha oggi più ragion d’essere; se la ricerca esce dalla torre d’avorio in cui è rinchiusa e si presta al servizio delle organizzazioni e delle persone, numeri e parole diventano i mattoni di una conoscenza sistemica e approfondita dei fenomeni. Questo è dunque la ricerca valutativa: uno strumento di pianificazione e riprogettazione efficiente.


youth mentoring: gli adolescenti oggi appaiono come delle casseforti inaccessibili, l’età in cui si rivendica un’autonomia dai genitori si è anticipata; spesso, però, rimane il dubbio che siano davvero in grado di cavarsela da soli come vorrebbero. Lo youth mentoring è un tipo di formazione che va in profondità nella relazione con l’adolescente e gli/le fornisce uno spazio per esprimersi ed elaborare le esperienze con maggiore autocoscienza.

innovazione delle metodologie di ricerca: l’attitudine al system thinking mi ha fatto avvicinare alle tecniche di modellizzazione dei sistemi complessi (organizzazioni, gruppi, comportamenti collettivi) e all’implementazione di metodologie di ricerca ibride.

IL DECRETO DIGNITÀ…

…si presenta come un miscuglio di pezzi che insieme non esprimono una vera e propria visione (1), ma puntano mescolano lotta al cosiddetto “precariato” e forme di antagonismo alle imprese (2), riproducendo - di fatto - e non sanando la frammentazione del mercato del lavoro (3). Nato all’insegna del conflitto istituzionale (4), è riuscito comunque a convincere gran parte dell’elettorato di Centro-Destra (5).



(1) Il #DecretoDignità, nel suo contrastare il tempo determinato, non esprime una visione lungimirante nei confronti del #lavoro. Un buon #welfare potrebbe risolvere di più. Spunti da Maurizio Ferrera su Il Corriere della Sera.

«Il lavoro non sparirà, ma sarà sempre più flessibile: frequenti cambiamenti di posizione, anche in settori diversi, accelerazioni e rallentamenti nelle quantità e nei tempi di attività, in parte espressamente scelti, alternanza fra lavoro e formazione e così via. In un contesto simile, insistere con le tutele contrattuali sul posto di lavoro è come tappare con un dito una diga piena di buchi. Certo, si devono contrastare gli abusi e degenerazioni. Ma occorre farlo con una matita a punta fine, in base a conoscenze dettagliate di pratiche e contesti, non con provvedimenti che fanno di ogni erba un fascio.
[…]
Le dighe alla precarietà vanno tuttavia costruite altrove. È la sfera del welfare che deve farsi carico di questo problema. Lo stato sociale è nato per fornire sicurezza di fronte ai bisogni dei lavoratori/cittadini. Nel tempo ha perso adattabilità, rimanendo ancorato al catalogo dei rischi tipici della società industriale fordista. La sfida è oggi quella di rimettere le politiche sociali in sintonia con l’economia e il mercato del lavoro dell’era post-industriale.»

https://www.corriere.it/opinioni/18_luglio_21/decreto-dignita-giovani-7c7976a4-8c4b-11e8-8b01-1b79734b0f48.shtml

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(2) Il #DecretoDignità si presenta come una severa lotta alla #flessibilità, che di fatto incentiva lavoro nero e straordinari ma ne scarica la responsabilità sulle #imprese. Spunti da Paolo Mossetti su The Vision.

«La lotta al precariato sembra seguire le linee di un modello rigidissimo, in cui basta rendere più complicato rinnovare a tempo determinato per trasformare il precario in lavoratore a “tutele crescenti.” Ma la riduzione del numero massimo dei rinnovi, l’aumento del costo, il ritorno alle indicazioni di causale rischiano di avere un’altra conseguenza: trasformare il precario in disoccupato, perché di lavoratori sul mercato purtroppo ce ne sono tanti, e a meno che l’azienda non investa su formazione del personale, potrebbero preferire la discontinuità. Molte imprese, specialmente quelle più piccole e disgraziate del sud, ma anche molte al Nord, potrebbero invece tornare a ciò che avevano sempre desiderato: pagare in nero. Alcune invece potrebbero intensificare gli straordinari degli assunti.
[…]
Bisognerebbe piuttosto agire con un’azione combinata di lotta all’evasione, abbassamento mirato delle tasse e una serie di integrazioni all’indennità di disoccupazione, per far sì che alla flessibilità lavorativa non seguano angoscia e disperazione.»

https://thevision.com/politica/decreto-dignita/

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(3) La declinazione del concetto di #dignità per il #governo #Conte è un miscuglio di pezzi, di segmenti di intervento sul #lavoro, sull’#industria e sulla #prevenzione dalla #ludopatia. Spunti su Il Fatto Quotidiano.

«Limiti per i contratti a termine, multe alle aziende che incassano aiuti di Stato e poi delocalizzano e stop totale alla pubblicità di giochi e scommesse, non solo in televisione.  Sono questi alcuni dei punti che saranno toccati nel Decreto dignità, primo atto del governo Conte e che è previsto in discussione del consiglio dei ministri tra il 27 e il 28 giugno. Il provvedimento, la cui bozza è stata visionata dall’agenzia Ansa, è diviso in 11 articoli e all’interno ci sono alcuni dei temi su cui si sono concentrati gli annunci di Luigi Di Maio dal momento dell’insediamento dell’esecutivo e in campagna elettorale.»

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/26/decreto-dignita-nella-bozza-limiti-ai-contratti-a-termine-multe-per-chi-delocalizza-e-stop-a-pubblicita-azzardo/4453290/

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(4) Cadono le accuse mosse a #Boeri da #DiMaio e #Salvini sulle forzature politiche alla relazione tecnica  sul #DecretoDignità, ma anche le ragioni dell’#enfasi sugli 8000 posti di lavoro persi all’anno. Spunti su IlPost.

«Nella sua audizione di giovedì, Boeri ha messo in ordine con precisione le comunicazioni avvenute tra l’INPS e il ministero dell’Economia, mostrando che il dato sulla stima dei posti di lavoro persi era contenuto già nella prima versione della relazione inviata al ministero il 6 luglio, una settimana prima che il decreto fosse firmato dal presidente della Repubblica. Non solo, Boeri ha spiegato – citando una frase ben precisa della comunicazione ricevuta – che proprio il ministero del Lavoro aveva chiesto all’INPS una stima dei posti di lavoro persi per effetto del decreto. Boeri ha detto che il 2 luglio alle 17:54 l’ufficio legislativo del ministero del Lavoro aveva chiesto all’INPS di “stimare la platea dei lavoratori coinvolti al fine di quantificare il minor gettito contributivo derivante dalla contrazione del lavoro a tempo determinato”.
[…]
Boeri, ha concluso così la sua relazione: «Soprattutto non sono affatto disposto ad accettare l’idea che chi ricopre l’incarico di presidente dell’INPS debba in tutto e per tutto sposare le tesi del Governo in carica. L’esecutivo che mi ha nominato non mi ha mai chiesto di giurare fedeltà al suo programma, né io avrei mai accettato di farlo. Chiedo lo stesso rispetto istituzionale a questo esecutivo, non tanto per me stesso, quanto per la carica che ricopro. L’INPS ha 120 anni di storia alle spalle, è un’istituzione che ha contribuito a tenere insieme il paese in anni molto difficili. Obbligare il suo Presidente a schierarsi politicamente (cosa oggi richiesta paradossalmente proprio da chi mi ha spesso rinfacciato di politicizzare l’istituto) significa rendere l’istituzione che ho il grande onore di presiedere una istituzione che promuove il conflitto anziché la coesione sociale e svilire le grandi competenze che ha al suo interno. Non sono perciò in nessun modo disposto ad accettare che questo avvenga».»

https://www.ilpost.it/2018/07/20/boeri-decreto-dignita/

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(5) Il #DecretoDignità viene apprezzato dalla maggior parte dell’elettorato penta stellato, leghista ma anche berlusconiano, bocciato invece da chi ha votato per il #CentroSinistra. Spunti da Andrea Turco su Termometropolitico.

«Secondo Lorien, l’83% degli italiani ha sentito parlare del “decreto dignità” ma solo un terzo sa esattamente di cosa tratta. Il giudizio sul decreto è positivo (72%), in particolar modo tra gli elettori pentastellati (93%) e quelli di centrodestra (93% tra la Lega). Sorprendentemente, il decreto dignità piace anche all’82% dell’elettorato azzurro nonostante Berlusconi abbia espresso più volte la sua contrarietà alla legge. Questa viene invece bocciata dalla maggioranza degli elettori di centrosinistra.»

https://www.termometropolitico.it/1316783_sondaggi-politici-lorien.html