L'INVASIONE DEL NORD DELLA SIRIA…

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…da parte della Turchia è avvenuta in violazione degli accordi internazionali di Sochi (1), ma non vi è stata praticamente reazione da parte della comunità internazionale. L’interesse di Trump è stato tutto nel fronte interno, teso tra il tentativo di riassorbire il dissenso, tramite l’avvio di sanzioni (2), e il mantenimento della promessa elettorale di ritiro delle truppe US sparse per il mondo (3). L’UE si è mostrata tardiva nella condanna dell’invasione (4), e comunque debole nei confronti del vicino turco, per via dell’invischiamento in un sistema di aiuti connessi sia al programma di annessione della Turchia all’UE, sia alla gestione dei profughi siriani (5). Inoltre, Stati come l’Italia (6) e la Germania sono risultati legati a Erdogan per via dell’export di armamenti (7). Dopotutto, la storia delle relazioni tra Occidente e popolo curdo è costellata di tradimenti (8), che hanno portato - come nel caso iraqeno nell’epoca di Saddam - alla pulizia etnica (9). La Siria costituisce uno scacchiere su cui si giocano gli equilibri tra Occidente e Russia (10), e la ritirata di Trump sta a indicare proprio il fallimento degli Stati Uniti nel voler ivi instaurare un governo filo-occidentale (11). Ha vinto dunque la Russia, che si è mostrata cruciale nel definire nuovi equilibri in Medio-Oriente (12), mentre ha perso la NATO, che ha paralizzato invece che promosso l’iniziativa (13).


(1) ‪L’avanzata di #Erdogan nel Nord-est della #Siria contravviene agli accordi di #Sochi, tuttavia gli #US preferiscono il #ritiro. Spunti da Maria Grazia Rutigliano su‬ Sicurezza Internazionale.


«Già in passato la Turchia aveva suggerito l’ipotesi di un intervento a Est dell’Eufrate, ma aveva sempre posticipato tale progetto in quanto aveva posto in essere un accordo con Washington per creare una zona “cuscinetto” sicura, entro i confini siriani, che fosse sgombrata dai militanti curdi delle YGP. Il primo accordo di tale tipo risale al 17 settembre 2018. In tale data, Turchia, Russia, Iran e Siria, a Sochi, avevano raggiunto un’intesa, con l’obiettivo di scongiurare un massiccio assalto del regime a Idlib e nelle province vicine, dove si erano raggruppati i gruppi ribelli che erano stati sconfitti e i civili evacuati dalle altre città. Con tale accordo era stata istituita un’area di 15 – 20 km in cui queste persone, insieme alle proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse zone di conflitto, potessero considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. Questa zona è rimasta l’unica non ancora sotto il pieno controllo del regime siriano ma le parti russa e turche stanno ancora discutendo sull’invio di truppe congiunte nell’area.»

https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2019/10/07/siria-usa-ritirano-truppe-vista-attacco-turco/

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(2) ‪Donald #Trump ha firmato il documento che avvia le #sanzioni alla #Turchia, spinto anche dal dissenso interno ai #Repubblicani; per il prossimo #ConsiglioEuropeo, invece, il tema è fuori discussione. Spunti da ‬Il Fatto Quotidiano.


«Il presidente americano Donald Trump ha firmato il decreto con cui dà il via libera alle sanzioni Usa alla Turchia per il suo attacco ai curdi nel nord della Siria. Sanzioni che puntano agli uomini del governo: “Se la Turchia continuerà la sua operazione, esacerberà la crisi umanitaria, con potenziali disastrose conseguenze. Per evitare ulteriori sanzioni Ankara deve immediatamente cessare la sua offensiva e tornare al dialogo con gli Stati Uniti”, afferma il segretario di Stato americano Mike Pompeo. Una prima debole reazione americana a cui il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha risposto con un editoriale pubblicato sul Wall Street Journal: “La comunità internazionale deve sostenere gli sforzi del nostro Paese o cominciare ad accettare i rifugiati” dalla Siria.
[…]
Ma ormai la frittata sembra fatta e Trump continua a lanciare messaggi contraddittori sui curdi, alleati Usa nella lotta all’Isis ora abbandonati all’offensiva di Erdogan. E ora sono tutti contro di lui, compreso l’establishment del partito. “Abbandonare questa battaglia ora e ritirare le forze Usa dalla Siria ricreerà le condizioni per la cui eliminazione abbiamo lavorato duro e causerà la rinascita dell’Isis“, ha accusato il leader dei senatori repubblicani Mitch McConnell, finora uno dei più stretti alleati del presidente.»

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/10/15/siria-trump-firma-le-sanzioni-alla-turchia-e-invia-pence-ad-ankara-erdogan-il-mondo-ci-sostenga-o-si-prenda-i-rifugiati/5515369/

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(3) ‪La #PoliticaEstera degli #US spiazza la comunità internazionale, anche se la rinuncia al proxy siriano è parte del disegno che piace agli elettori di #Trump. Spunti da Giulio Virgi su ‬Sputnik.


«Parte dei militari in uscita si sta dirigendo verso l’Iraq, mentre il Presidente stesso ha individuato in Tanf un’altra destinazione delle truppe un tempo arroccate nel Rojava. Tanf si trova in una zona desertica prossima al confine giordano. Di fatto, gli Stati Uniti hanno rinunciato al proprio proxy siriano, pur mantenendo forze in grado di monitorare dall’esterno gli sviluppi in atto, che potranno all’occasione essere molto facilmente sgomberate e, come spera il Presidente, rimpatriate.
[…]
Tutta l’azione di politica estera sviluppata finora dal tycoon in Medio Oriente è andata nella direzione della restaurazione dell’ordine e dell’ostilità all’Islam Politico rivoluzionario, circostanza che si è tradotta finora nello stabilimento di assi regionali privilegiati con l’Arabia Saudita e l’Egitto.»

https://it.sputniknews.com/opinioni/201910218208759-si-apre-in-siria-una-nuova-fase-che-si-sovrappone-allo-scontro-politico-in-atto-negli-usa/

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(4) ‪Il #Parlamento #UE condanna l’intervento turco in #Siria (quando ormai concluso) e chiede al #Consiglio l’esclusione temporanea della #Turchia dall’Unione doganale. Spunti da ‬ANSA.


«Viene chiesto al Consiglio Ue di introdurre una serie di sanzioni e di divieti mirati di concessione del visto, d'ingresso ai funzionari turchi responsabili delle violazioni dei diritti umani durante l'attuale intervento militare. Tra l'altro il Parlamento esorta il Consiglio a prendere in considerazione l'adozione di misure economiche contro la Turchia e la sospensione delle preferenze commerciali nel quadro dell'accordo sui prodotti agricoli. In ultima istanza, invita a considerare la sospensione dell'unione doganale Ue-Turchia.»

http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2019/10/24/parlamento-ue-chiede-sanzioni-a-turchia-per-attacco-in-siria-_6ec998d1-4963-443a-8030-a5afd171b67e.html

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(5) ‪La posizione della #Turchia nei confronti dell’#UE è di vantaggio strategico: può beneficiare dello status di Paese candidato all’adesione e di alleanze con #Putin. Spunti da Simone Cosimi su ‬Wired.


«Un percorso antico che visse una svolta nel 1999, quando al Paese venne riconosciuto lo status di Paese candidato, e che negli anni seguenti ha distribuito diversi miliardi di euro attraverso strumenti come l’Ipa, l’Instrumentum per Pre-Accession, un pacchetto di misure finanziate da Bruxelles per favorire l’avvicinamento del Paese ai requisiti economici richiesti per un eventuale e futuro accesso turco all’Ue. Parliamo di quasi 11 miliardi elargiti a partire dal 2002 ai quali, per l’appunto, vanno aggiunti i più recenti 6 sui migranti (che Ankara lamenta di non aver ancora incassato per intero). Per inciso, alcune indagini del Parlamento Europeo hanno dimostrato scarsa o nulla rendicontabilità e trasparenza su quei primi 11 miliardi: per gran parte di essi non si sa come, dove e da chi siano stati spesi. Già nel lontano 2004, dunque all’inizio dell’iter, l’assise continentale aveva verificato come appena lo 0,44% degli aiuti fosse stato verificato e ben 162 fossero state le frodi all’interno di quella limitata serie di controlli.
[…]
Non ha un problema di alleanze, specie dopo aver recuperato il rapporto con Vladimir Putin ricucendo le tensioni sull’abbattimento del Su-24 di Mosca da parte di due F-16 turchi nel 2015. Dopo aver incassato miliardi dall’Unione Europea per un’adesione che non avverrà mai, ma la cui trattativa è formalmente ancora aperta, può infischiarsene di richiami, reprimende e moralismi da chi, d’altronde, non riesce neanche a smettere di vendergli armi e ha col suo Paese, e la sua manodopera a basso costo, fortissimi legami industriali e commerciali. Sempre qualche mese fa Erdogan, contrariato anche per una serie di questioni collaterali come i visti Ue ai cittadini turchi, ha detto che “l’Ue ha bisogno della Turchia più di quanto la Turchia abbia bisogno dell’Ue”. Come e cosa può fare, dunque, l’Europa? Poco o nulla, nelle condizioni attuali.»

https://www.wired.it/attualita/politica/2019/10/14/europa-erdogan-bruxelles-curdi/

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(6) ‪La #Turchia è il quarto Paese in cui l’#Italia esporta #armi, il peso dell’export è del 6.5%. Spunti da ‬Pagella Politica.


«Dai documenti ufficiali, la Turchia risulta essere stata nel 2018 il terzo Paese per importazione di armamenti la cui esportazione è stata autorizzata dall’Italia e il quarto per armamenti effettivamente consegnati.

La vendita di armi ad Ankara è cresciuta parecchio negli ultimi anni: dal 2013 al 2018 le autorizzazioni sono aumentate di più di 30 volte.

È però vero che, sul totale dell’export di armi italiano, Ankara nel 2018 abbia pesato per il 7,6 per cento circa le autorizzazioni e per il 6,5 per cento circa le effettive consegne.»

https://pagellapolitica.it/dichiarazioni/8414/quante-armi-vende-litalia-alla-turchia

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(7) ‪Tra i maggiori fornitori di #armi alla #Turchia figurano gli #US, la #Germania, la #CoreaDelSud e l’#Italia. Spunti da ‬AGI.


«Tra coloro che hanno sospeso la vendita di armamenti, solo la Germania è un importante fornitore di Ankara. In base ai dati forniti dall'Istituto di ricerca per la Pace tra i popoli di Stoccolma, tra il 2005 e il 2009 la Germania è stata il primo fornitore di armi di Ankara, con un picco toccato nel 2005, quando l'import raggiunse il volume di 602 milioni di dollari. Nel biennio 2006-2007 la metà degli armamenti importati da Ankara fu fornito proprio da Berlino.
[…]
Alle spalle di Usa e Germania, nella classifica dei maggiori fornitori di armi della Turchia, compare la Corea del sud, che ha venduto armi per 1.392 miioni di dollari tra il 2000 e il 2019, seguita dall'Italia con un volume di affari di 886 milioni di dollari, con il picco toccato lo scorso anno, quando furono vendute armi per 181 milioni di dollari.»

https://www.agi.it/estero/armi_turchia_export_embargo-6358020/news/2019-10-15/

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(8) ‪Nonostante il #popolo curdo sia stato il solo a battersi efficacemente contro l’#ISIS, una storia lunga di tradimenti internazionali ha determinato la sua sconfitta. Spunti da Roberto Bongiorni su ‬Il Sole 24 Ore.


«La storia ha spesso giocato contro i curdi. Eppure, negli ultimi anni sembrava aver virato dalla loro parte. Quando, nel giugno del 2014, l’esercito iracheno si squagliò come neve al sole davanti all’offensiva dell’Isis, chi salvò il secondo centro petrolifero iracheno furono proprio i peshmerga, le milizie curdo-irachene. Poco dopo, nel settembre del 2014, gli Usa si misero alla testa di una coalizione internazionale (solo con raid aerei) contro l’Isis. Fu proprio ai curdi, questa volta quelli siriani (il 10% della popolazione), a cui si rivolse Washington. Nessun Paese che partecipava alla missione intendeva dispiegare i propri soldati.
[…]
Ma ecco l’ultimo tradimento. Per mano di un presidente che non ha mai gradito la presenza americana in Siria. In agosto, Trump ed Erdogan si sono accordati per rendere stabile il confine tra Turchia e Siria, creando una zona di sicurezza il cui fine era separare le forze curde da quelle turche. Le Ypg hanno cominciato ad abbandonare gli avamposti. Meno di due mesi dopo, Trump ha rimangiato l’accordo. E per i curdi-siriani le cose si stanno mettendo davvero male.»

https://www.ilsole24ore.com/art/curdi-popolo-senza-stato-tradito-dall-occidente-ACC4MOq

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(9) ‪Dalla pulizia etnica di #SaddamHussein alla strumentalizzazione da parte di #Bush, quella dei #Curdi è una storia di tradimenti subiti. Spunti da‬ L’Espresso.


«Chi scrive ha visto morire i curdi iracheni nel 1988 ad Halabja, asfissiati dai gas di Saddam Hussein nella più completa indifferenza internazionale; li ha visti fuggire dall’Iraq nel 1991, quando Bush padre fece appello a loro e agli sciiti per insorgere contro Baghdad - e anche allora furono abbandonati al loro destino - poi li ha visti tornare nel 2003 dopo la caduta del raìs, quindi combattere a Kobane quando occupavano soltanto il 20 per cento della città e i jihadisti li attaccavano alle spalle con la complicità di Erdogan: pagano oggi l’ennesimo tradimento delle loro speranze, forse illusorie, di irredentismo. Al centro, lungo l’asse vitale della Siria “utile” Aleppo-Hama-Homs-Damasco, il regime sta consolidando 
le sue posizioni con il sostegno della Russia e dell’Iran.
[…]
Bashar Al Assad sta espellendo le ultime sacche di resistenza intorno a Damasco, poi, con l’aiuto dei russi e dei pasdaran iraniani, punterà decisamente a Est verso i campi petroliferi di Deir ez Zhor, essenziali per ricostruire un paese i cui danni di guerra sono stimati almeno 400 miliardi di dollari. Per Assad - come per Erdogan al Nord - l’obiettivo è sostituire la popolazione ostile, in questo caso i sunniti e coloro che hanno appoggiato la rivolta, con quote di minoranze più fedeli al regime come i cristiani, gli sciiti e gli alauiti. In poche parole andiamo verso la pulizia etnica e settaria che ha caratterizzato molte epoche della storia del Medio Oriente. Anche il ritorno dei profughi siriani - tre milioni in Turchia dove rappresentano l’arma di ricatto di Erdogan nei confronti dell’Europa - verrà gestito in questa direzione: distribuire la popolazione non secondo le esigenze di un ritorno a casa ma in accordo con le nuove linee di separazione etnica e religiosa.»

http://espresso.repubblica.it/internazionale/2018/04/16/news/la-guerra-in-siria-finira-come-quella-nei-balcani-1.320577/amp/

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(10) L’accordo tra #Putin ed #Erdogan, combinato all’uscita di scena degli #StatiUniti, è stata una vittoria russa. Spunti da Il Post.


«Secondo il New York Times, l’accordo tra Putin ed Erdoğan è stato soprattutto una vittoria russa, che aveva già aumentato in maniera notevole la propria influenza sfruttando il ritiro degli Stati Uniti e le decisioni confuse e contraddittorie di Trump: «Putin ne è uscito come forza dominante in Siria e una importante potenza in grado di mediare nel più ampio Medio Oriente». L’accordo è positivo anche per la Turchia, che è riuscita a raggiungere lo scopo principale della sua operazione: liberare le aree di confine dai curdi senza il rischio di scontrarsi con paesi amici come la Russia. Per il momento non è ancora chiaro cosa pensino i curdi siriani dell’accordo tra Turchia e Russia.»

https://www.ilpost.it/2019/10/22/turchia-russia-accordo-curdi-siria/

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(11) La presenza dei #curdi in #Rojava era diventata un impiccio, a #Trump che non è riuscito a instaurare in #Siria un governo filo-occidentale, a #Putin che vede in #Assad un alleato strategico. Spunti da Fulvio Scaglione su Famiglia Cristiana.


«Difficilmente Erdogan sarebbe passato all’azione se non avesse saputo di avere il “permesso” di farlo. La sequenza dei fatti lo dimostra. L’esercito turco è entrato in azione solo poche ore dopo l’annuncio di Donald Trump sul ritiro dal Nord della Siria delle truppe americane che facevano da ombrello militare e soprattutto politico ai curdi. Nemmeno un esercito potente come quello turco avrebbe potuto farlo, se non fosse già stato sull’avviso. In più, Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato, che si è recato ad Ankara, non ha fatto altro che invitare Erdogan alla moderazione. La stessa cosa che ha fatto anche Trump nella bizzarra lettera del 9 ottobre in cui invita il presidente turco a “non fare lo sciocco”. Non è certo la pressione che si dovrebbe esercitare su qualcuno che dev’essere a tutti i costi fermato.
[…]
La domanda vera è: perché? Quali sono gli interessi dei protagonisti? Partiamo dagli Usa. Da tempo l’amministrazione Trump ha sposato la causa di Arabia Saudita (e petromonarchie limitrofe) e Israele: il vero pericolo per il Medio Oriente è la crescente influenza dell’Iran. Limitarla è l’obiettivo strategico, quello che ha provocato, per esempio, il ritiro degli Usa dal trattato sul nucleare del 2015 con la conseguente ondata di sanzioni ai danni della Repubblica islamica. La Siria è considerata persa, almeno rispetto all’obiettivo iniziale di cacciare Assad e insediare un governo filo-occidentale. In questo quadro, l’avanzata dei turchi sunniti verso l’area in cui le milizie sciite filo-iraniane dell’Iraq potevano congiungersi con i pasdaran iraniani presenti in Siria, non può dispiacere troppo agli Usa.»

http://www.famigliacristiana.it/articolo/l-attacco-di-erdogan-ai-curdi-nel-rojava-era-ampiamente-previsto.aspx

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(12) In #Siria ha vinto la #Turchia, che otterrà l’istituzione di una zona di #sicurezza tale da impedire ogni volontà separatista dei #curdi, ma ha vinto anche la #Russia, che ha mostrato di saper influire in modo decisivo sugli equilibri medio-orientali. Spunti da Michele Paris su Altre Notizie.


«La Turchia otterrà alla fine la sua “zona di sicurezza” in territorio siriano per tenere lontana la minaccia del separatismo curdo. L’area-cuscinetto non sarà ampia come inizialmente auspicato da Erdogan, ma la presenza oltre questa porzione di territorio delle forze governative siriane, assieme alle garanzie di Mosca, saranno sufficienti a soddisfare le esigenze turche.
[…]
Per Erdogan, dunque, l’intesa con Putin rappresenta un sostanziale successo, soprattutto se si considerano le circostanze che si erano venute a creare dopo anni di politiche siriane oggettivamente irresponsabili. La rinuncia al cambio di regime a Damasco e la condivisione con la Russia, oltre che con gli Stati Uniti, del ruolo di potenza in grado di influenzare gli equilibri mediorientali sono in definitiva un prezzo accettabile per la leadership turca. In cambio, Ankara si ritrova con una partnership strategica, militare ed economica con Mosca in fase di consolidamento e fondamentale nel quadro dell’impulso all’integrazione euro-asiatica al centro dell’attenzione di Erdogan.»

https://www.altrenotizie.org/spalla/8644-siria-la-pace-secondo-putin.html

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(13) ‪Il peso che la #Turchia ha nella #NATO (limita l’influenza della #Russia sui #Balcani) e lo scarso impatto che sul l’opinione pubblica ha avuto l’attacco ai #Curdi, ha reso per l’#UE più conveniente l’immobilità. Spunti da ‬Caffè Geopolitico.


«Ancora non abbiamo visto la reazione dei turchi all’estero, ma la Nazionale di calcio ha già lanciato dei messaggi ben esemplificativi. Tra l’altro, la Turchia non è neanche un Paese di scarso peso per la NATO. Sanzionarla o espellerla dall’Alleanza, come suggerito in questi giorni da diversi politici francesi, rischierebbe di alterare pesantemente gli equilibri strategici nei Balcani e nel Mediterraneo orientale. E di fare un grosso favore alla Russia in tali zone.
[…]
Questa considerazione è fondamentale. Abbiamo visto come sarebbe possibile adottare diverse misure per contrastare le attuali mosse della Turchia, ma il Governo europeo medio sembra considerare, a torto o a ragione, che il prezzo del non fare niente sia più sopportabile. Sicuramente lo è dal punto di vista dell’opinione pubblica interna nel breve periodo… In fondo, dal punto di vista di alcuni, se muoiono i curdi, elettoralmente non si perdono tanti voti… Basta la dichiarazione di vicinanza e il gioco è fatto.»

https://www.ilcaffegeopolitico.org/112251/attacco-ai-curdi-leuropa-puo-fare-qualcosa-contro-erdogan