IL M5S HA INIZIATO A SCRICCHIOLARE…

…a partire dalla questione dello scudo penale per ArcelorMittal (1) e della condivisione delle decisioni sul MES (2), aprendo a una stagione di dissensi interni dichiarati (3) e agiti nella forma dell’esodo verso Lega e Gruppo Misto (4). I fattori prevalenti di questa spaccatura interna sono stati di due ordini: la presenza per molti ingombrante di Di Maio, che ha impresso al partito una deriva autoritaria e centrista (5), e la mancanza di un disegno organizzativo che coordinasse l’azione politica tramite strutture locali e nazionali (6). Attualmente, il M5S si avvia verso una nuova fase, caratterizzata dalla presenza di facilitatori territoriali (7), ma permangono le spinte alla lacerazione (8), che la nuova leadership di Crimi rallenterà (9). Il disegno di Di Maio rimane comunque intatto, ossia recuperare la leadership dopo gli Stati Generali (10) e definire una volta per tutte il posizionamento centrista del partito (11), liberarsi delle zavorre che lo tengono ancorato a Sinistra (Conte incluso?) (12) e creare un’ideologia sganciata dal populismo, che ormai non è più un tratto distintivo (13).


(1) ‪ ‪La possibilità di reintrodurre lo scudo penale per #ArcelorMittal fa detonare il gruppo parlamentare del #M5S. Spunti da ‬Il Messaggero.


«E Giuseppe Conte, mentre già studia un «piano B», prepara l'ultima trattativa con Mittal, in vista di un tavolo che però non è ancora convocato. A complicare le cose ci si mettono i parlamentari pugliesi del M5s, che fanno muro contro l'ipotesi di un nuovo «scudo» penale. «Se fai un disastro ambientale paghi», dice anche Luigi Di Maio. E si alza la tensione con il premier e gli alleati: «senza una voce unica» si rischia di sbattere, torna ad avvertire il Pd.
[…]
Di Maio è defilato, sillaba solo che il Parlamento è sovrano: vuol dire che se arriva un decreto con lo scudo M5s farà cadere il governo?, si chiede qualcuno dei presenti. Non ha detto questo, assicurano dallo staff del ministro. In serata in due assemblee M5s al Senato e alla Camera si cerca di serrare le truppe, placare gli animi. «Così non si va avanti», commentano fonti parlamentari Pd. E mentre Di Maio afferma che il governo resterà compatto ma non può accettare «ricatti», Stefano Patuanelli propone una norma ad hoc con scadenza temporale e agganciata a un programma di decarbonizzazione: nel M5s c'è chi apre, ma la fronda per il no al Senato è nutrita.»


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(2) Gli accordi sul #MES fanno scricchiolare la coesione interna al #M5S, #Paragone si mette alla guida degli scontenti. Spunti da Pietro Salvatori su ‬Huffington Post.


«La “logica di pacchetto”, quella per cui sottoscrivere tutti insieme i vari trattati oggetto di modifica, posta in modo progressivo. Vale a dire non vincolare la firma del Mes a quella degli altri testi, ma armonizzare gli eventuali aspetti sfavorevoli a compensazioni da ottenere in un secondo momento su altri tavoli. Una soluzione, sia pur estremamente vaga, potenzialmente latrice di un ulteriore inasprimento delle posizioni dei pasdaran. E infatti a spron battuto è arrivata la smentita di fonti M5s: “Precisiamo che sul Mes stiamo ancora discutendo e ultimando i punti da dirimere nella risoluzione di maggioranza. Dunque smentiamo qualsiasi indiscrezione diffusa”. Paragone scuote la testa: “Non hanno nemmeno vincolato la firma a un nuovo passaggio in Parlamento”. Un suo collega si ferma in cortile incurante del vento gelido: “Chi semina vento raccoglie tempesta. Non c’è una visione, non c’è niente, solo piccoli orgogli e piccoli poteri da mantenere”.
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I mal di pancia non confluiranno in un no alla risoluzione, la voglia di andare avanti accomuna (quasi) tutti. Ma la pentola a pressione che è diventato il Movimento sbatacchia sul fornello acceso. Sentite un senatore: “Dai vertici c’è un terrorismo psicologico nei nostri confronti che rasenta la tortura mentale. La dirigenza pare voler confondere e incasinare le già piccole menti dei suoi rappresentanti. Per manipolarli meglio”.»


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(3) ‪Tre senatori del #M5S si sono detti pronti a votare contro il #MES, e in due casi a passare alla #Lega; #Paragone rimane. Spunti da Repubblica.


«Durante la discussione, Grassi è intevenuto in dissenso dal suo gruppo, dichiarando il suo voto contrario e di non riconoscersi più nelle politiche del Movimento. Più tardi ai cronisti fuori dall'aula ha detto: "Io scendo da un autobus in cui c'era scritto Palermo e invece sta andando a Como. Sta prendendo altra direzione". E sul passaggio alla Lega ha aggiunto: "Vedremo, la Lega sa ascoltare, il Movimento è sordo".
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Lo stesso senatore pentastellato Lucidi ha spiegato a Un giorno da pecora su Rai Radio 1 perché oggi voterà no al Mes: "La mia posizione sul voto di oggi pomeriggio al documento sulla risoluzione del mes? È contraria, voterò no, io ne faccio una questione di metodo, che è dipeso da chi ha scritto questo documento. Farò una dichiarazione di dissenso esponendo le mie ragioni".»


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(4) ‪Salgono a 28 i parlamentari del #M5S a essere passati a un altro gruppo parlamentare, ma il blog di #Grillo minimizza. Spunti da‬ AGI.


«In tutto, dall'inizio legislatura, i gruppi del Movimento 5 stelle di Camera e Senato hanno perso 23 parlamentari, a cui si aggiungono 5 eletti che hanno lasciato ancor prima di sedersi tra i banchi dei pentastellati. Oggi altri due deputati hanno detto 'addio': sono Michele Nitti e Nadia Aprile, che lasciano il gruppo M5s alla Camera.
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Sui numeri in Parlamento di M5s, è intervenuto nei giorni scorsi il blog delle Stelle smentendo, il 4 gennaio, vi sia mai stato un 'fuggi fuggi'. "Da mesi si parla di una diaspora di parlamentari dal Movimento. A leggere i giornali, dal gruppo parlamentare del Movimento se ne stanno andando tutti. Eppure sapete quanti parlamentari ha eletto il Movimento 5 stelle nel 2018? 338. Sapete quanti sono andati al Misto o ad altri partiti? 20! Meno del 6% Un po' pochini per una diaspora".»


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(5) ‪Altri due #deputati lasciano il #M5S, per via della deriva autoritaria e della gogna mediatica sulla questione dei fondi al partito. Spunti da ‬Il Post.


«Aprile ha giustificato così la sua decisione di lasciare il Movimento: «Non posso nascondere che i fatti che mi hanno visto protagonista nell’ultimo periodo mi hanno seriamente scossa. La situazione in cui mi sono trovata è dipesa esclusivamente da un’inesorabile deriva autoritativa del MoVimento e dalla mancata considerazione in cui sono stata tenuta come Parlamentare e, cosa per me ancor più grave, come persona. Mi ha offeso l’ingiustificato attacco mediatico a cui sono stata sottoposta (venendo dipinta, da quasi tutti gli organi di stampa nazionale, come “morosa” e inadempiente agli obblighi assunti per vili fini personali di natura economica), senza ricevere alcuna tutela da parte del MoVimento, benché (circostanza ben nota ai vertici), io abbia solo cercato, sin dallo scorso mese di aprile, di avere chiarimenti sull’autoritaria costituzione del ‘Comitato per le rendicontazioni/rimborsi del MoVimento 5 Stelle’ e sull’imposizione di destinare le restituzioni al predetto organo privato, costituito, ad hoc, DOPO l’inizio della legislatura».»


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(6) ‪La mancanza di un disegno organizzativo ha penalizzato il #M5S nel poter reggere la crescita vertiginosa iniziale prima, le spinte centrifughe a livello locale e nazionale poi; al #TeamdelFuturo il compito di ricucire gli strappi. Spunti da Davide Vittori su ‬Pandora Rivista.


«L’essersi orgogliosamente caratterizzato per un partito senza radici organizzative (e anche ideologiche, ma questo porterebbe il discorso troppo in là), si è rivelato essere un limite strutturale fortissimo su cui hanno peraltro pesato tanto le spinte centrifughe provenienti dai livelli sub-nazionali quanto quelle provenienti dai gruppi parlamentari, specialmente in questa legislatura. Un partito con una proiezione nazionale non può esimersi dall’avere una sua penetrazione locale: non si tratta di una legge ferrea, ma di una necessità inalienabile, con cui il MoVimento 5 Stelle ha dovuto fare in conti partendo da un dato di realtà: la discrepanza dei voti alle politiche con quelli delle regionali e comunali.
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Ricapitolando, accanto a Di Maio sono state elette 18 nuove figure, 6 per l’area organizzativa e 12 per quella ideologica, che dovrebbero creare un nuovo Team del Futuro. Un organismo rappresentativo? Non proprio, perché si tratta di coordinatori che non hanno per Statuto, a meno di modifiche, alcun ruolo né alcun potere formalizzato. In più, il Team del Futuro avrà una ramificazione sub-nazionale, i facilitatori regionali, 3 per ogni regione (le aree sono le seguenti: Formazione e coinvolgimento, Relazioni interne, Relazioni esterne). Tuttavia, si tratta sempre di un tentativo strutturato di normalizzazione del partito che, peraltro, a marzo convocherà gli Stati Generali.» 


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(7) ‪Il #TeamDelFuturo riunisce 24 #facilitatori con l’obiettivo di sostenere amministratori locali e decisori politici su tutti i livelli, per ricucire il rapporto con la base del #M5S. Spunti da ‬La Repubblica.


«Presente all'evento anche il presidente dell'Associazione Rousseau Davide Casaleggio (seduto in prima fila), oltre a deputati, senatori ed esponenti 5 Stelle del governo, come Laura Castelli ed Angelo Tofalo. "Stasera con questo evento possiamo chiudere un primo step di un processo di riorganizzazione partito quasi un anno fa e non è stato semplice. L'anno che sta per concludersi è quello in cui il Movimento ha raggiunto i dieci anni. Siamo l'unica forza politica che fa decidere direttamente agli iscritti, anche se formare il governo. Gli unici a concepire un programma partecipato, per farlo diventare un programma di governo" ha detto Di Maio.
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Tra i facilitatori parla Taverna: "Il Movimento è una piramide rovesciata,la base è il nostro vertice e noi dobbiamo rimanere degli umili portavoce. Chiedo scusa perché spesso si è creata una distanza, che dovrà essere colmata. Chiederò di ricominciare dall'ascolto con delle vere e proprie assemblee fisiche".»


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(8) ‪Nel #M5S sono proliferate le posizioni di dissenso, e ora è stiracchiato da più parti, tra #DiBattista, #Taverna, #Lombardi ma anche #Fioramonti e gli altri fuoriusciti. Spunti da Alessandro Parodi su ‬Open.


«Il primo interrogativo riguarda lo stesso Luigi Di Maio: il ministro degli Esteri, che secondo le parole dello stesso Crimi non sarà più il referente del M5S nel governo, sarà ancora della partita per la guida del Movimento? Durante il suo discorso d’abbandono della carica ha detto chiaramente di non aver intenzione di farsi da parte: «Non mollo, tornerò agli Stati Generali». In suo soccorso, a pochi minuti dalla conclusione del lungo intervento in cui l’ex vicepremier è andato all’attacco dei “nemici interni”, sono arrivati Davide Casaleggio (che ha stigmatizzato quelli che «pubblicavano i loro distinguo per inseguire un titolo di giornale») e la sindaca di Torino Chiara Appendino.
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In campo quindi forse ancora lo stesso ex capo politico, l’area fortemente governativa capitanata da Patuanelli (che guarda al centrosinistra), il pasionario Di Battista, ma anche le outsider Paola Taverna e Roberta Lombardi. Poi la galassia dei fuoriusciti, con l’ex ministro Fioramonti pronto a far pesare il suo gruppo Eco (fuori o, chissà, dentro il Movimento). E in tutto questo il silenzio assordante del fondatore e garante Beppe Grillo.»


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(9) ‪Secondo #Cacciari, la scelta di un anziano e saggio come #Crimi preverrà la catastrofe nel #M5S e ricuce la relazione con #Grillo e #Casaleggio. Spunti da Alberto Maggi su Affaritaliani.‬


«"Me lo ricordo bene, quello della scenaggiata con Bersani insieme alla Lombardi nel 2013. Devo dire che Crimi non è male, è uno dei saggi del Movimento e ha una sua struttura e una sua testa. In questa fase che potenzialmente può essere catastrofica per i 5 Stelle, soprattutto con il voto di domenica in Emilia Romagna e in Calabria, Grillo si affida a uno dei pochi che ha una struttura mentale e culturale. Diciamo che con Crimi reggente Grillo sottrae il M5S ai bambini...".
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"Tanto nessuno di loro [dei dissidenti] ha la fiducia di Grillo e Casaleggio, compreso ovviamente. E infatti hanno scelto un cosiddetto anziano come Crimi. D'altronde per quello che si è visto è impossibile dargli torto".»


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(10) ‪La strategia di #DiMaio potrebbe essere di attendere gli #StatiGenerali del #M5S e di riprendersi la leadership, approfittando delle faide interne; secondo #Paragone rischiano #Patuanelli e #Conte. Spunti da‬ Globalist.


«"Nel mirino di Di Maio c'è anche Patuanelli. Il suo disegno è arrivare agli Stati Generali, approfittare delle faide interne e riprendersi la leadership. Ma il Movimento è avviato al tramonto: se dobbiamo parlare di tradimenti, il più grande traditore è Di Maio. Ha tradito il sogno degli elettori, è imbarazzante commentare e dare un senso politico a quello che stiamo vedendo", dice Paragone. "Chi rischia tantissimo è anche Giuseppe Conte. È tutt'altro che sereno il ragazzo".»


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(12) Le linee lungo cui il #M5S rischia di strapparsi sono il posizionamento, come #CentroSinistra o come alternativa, e la natura della #leadership, collegiale o singola. Spunti da Lettera43.‬


«C’è chi preme per un’alleanza con il Partito democratico e chi, come sostiene lo stesso Di Maio, vuole un Movimento che sia alternativa al centrodestra e al centrosinistra. Una linea che vede peraltro da tempo in trincea Alessandro Di Battista, il cui futuro è tutto da decifrare. “Dibba”, di ritorno dall’Iran, potrebbe anche metterci la faccia e correre per la leadership.
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Agli Stati Generali bisogna affrontare un’altra questione, quella della leadership: collegiale o singola? Con la prima opzione sostenuta dagli ortodossi Di Maio, come ha già chiarito a tutti, non sparirà dai radar del Movimento. E il suo riferimento ai sindaci non è stato casuale: voci insistenti nei corridoi parlamentari indicano in Chiara Appendino il possibile futuro. In ticket o da sola. Di certo sponsorizzata dall’ex capo politico.»


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(12) ‪Il #M5S, alleggerendosi di quelle che #DiMaio ha definito “zavorre”, si sposta al #Centro, lasciando #Conte a #Sinistra. Spunti da Corrado Ocone su ‬Formiche.


«“Il Movimento è pluralità ma non anarchia, finito con Paragone ora nei prossimi giorni toccherà a chi non restituisce. Via le zavorre, potremo tornare a votare”: così ha efficacemente sintetizzato Di Maio. Dove si collocherà un partito vero e proprio, che come movimento si definiva “trasversale”? Non è difficile capirlo: al centro, come la vecchia Democrazia Cristiana, anche se difficilmente esso potrà aspirare ad avere quella forza e quella centralità che un tempo aveva il partito cattolico in Italia.
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I Cinque Stelle, come la vecchia DC, punteranno a fare per lo più governi di centrosinistra, ma forse praticheranno anche la politica dei “due forni”. Soprattutto se la destra a trazione salviniana si modererà, da sola e anche per l’azione delle forze residuali di Forza Italia nonché, chissà, di Italia viva. Sarà un caso, ma oggi Renato Brunetta, dalle pagine de Il riformista, lancia proprio la seduzione di un grande partito che vada da Renzi a Salvini.»


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(13) ‪Il #M5S si sta sciogliendo perché la #Politica e la #società sono ormai pervase di #populismo, e questo non è più un tratto distintivo di un #partito rispetto a un altro. Spunti da Francesco Cundari su Linkiesta.‬


«Del resto questo è il motivo per cui è stato fondato, votato e apprezzato da tanti: la distruzione delle istituzioni, della politica e dei partiti. E adesso che populisti, salvo poche eccezioni, sono tutti i politici, i giornalisti, i conduttori televisivi, gli scrittori, i registi e i cabarettisti, è naturale che il movimento si sciolga, banalmente, per avvenuto raggiungimento dello scopo sociale. Nell’Italia di oggi, dove Marco Travaglio dirige contemporaneamente un quotidiano, una rete televisiva e mezzo governo, e gli altri giornali, canali televisivi, partiti e politici parlano il suo stesso linguaggio, a cosa serve un (altro) partito populista? Se il pluralismo dell’informazione è rappresentato dai diversi gradi di populismo che vanno dalla Verità al Fatto Quotidiano (passando per il Corriere della sera e Repubblica, che hanno dato all’Italia, rispettivamente, la campagna contro la «casta» e quella contro i vecchi partiti in nome della «società civile»); se il pluralismo politico va dal Conte I al Conte II (cioè dai decreti sicurezza ai decreti sicurezza, dal taglio dei parlamentari al taglio dei parlamentari, e così via); se il pluralismo partitico vede già cinquanta sfumature di populismo, che vanno da Fratelli d’Italia alla Lega, fino all’intero schieramento teoricamente avverso, che considera Giuseppe Conte un «punto di riferimento fortissimo» e il programma gialloverde praticamente intoccabile, a che serve il Movimento 5 stelle?»

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