‪LA COMPOSIZIONE DEI MIGRANTI…

…è mutata, sono il 2.8% della popolazione totale e sono una comunità plurale e variegata (1), nelle culture ma anche nei bisogni; è la portata del fenomeno è rimasta praticamente costante negli ultimi 10 anni, diminuiscono però i migranti in cerca di lavoro e aumentano i ricongiungimenti (2). Ciononostante, la filiera dell’accoglienza è rimasta rigidamente uguale a se stessa; a partire dagli sbarchi, che sono stata la vera ossessione da cui è nato il Decreto Sicurezza bis (3), e che sono ancora soggetti al memorandum d’intesa tra Italia e Libia (4), che non tiene conto delle condizioni disumane in cui sono tenuti spesso in ostaggio i migranti, fino ad arrivare all’integrazione, con gare d’appalto che vanno deserte o vengono vinte da imprese private che giocano al ribasso (5). Benché sembrasse essere partito bene (6), il Governo Conte II è rimasto incastrato nell’impalcatura legislativa di quello precedente, basato su emergenzialità ed estroflessione del problema e figlio di una strumentalizzazione politica. L’Italia dovrebbe assumersi il ruolo di regista nel governare il fenomeno migratorio (7), mostrando di essere un player capace di negoziare sulla redistribuzione in UE (8).




(1) Una #comunità plurale, pari al 2.8% della popolazione generale, concentrata al #Nord nelle grandi città: la fotografia degli africani in#Italia. Spunti da Fabrizio Ciocca su ‬Neodemos.


«Una comunità africana plurale, che si frammenta in tante altre micro-comunità, a loro volta caratterizzate da lingue, culture e tradizioni diverse. Relativamente all’aspetto religioso, è prevalente l’appartenenza alla fede islamica1 (tra quelle più numerose in primis il Marocco, poi Egitto, Senegal e Tunisia) mentre le prime collettività cristiane sono quelle nigeriana (circa l’80% dei suoi membri2) e ghanese. Vi è poi una componente minoritaria che proviene dalle ex-colonie italiane: 9.252 sono i cittadini della Somalia, 8.773 dell’Eritrea, 7.515 dell’Etiopia, 2.647 della Libia, per un totale di circa 28 mila persone.
[…]
Per avere un’idea quindi del totale della popolazione africana in Italia è necessario quindi sommare le diverse categorie: quella residente (1 milione e 140mila ), quella dei naturalizzati di origine africana (oltre 300 mila) e coloro che risultano attualmente irregolari (stimabili in 200 mila), per un plausibile valore di circa 1 milione e 700 mila persone, pari al 2,8% della popolazione complessiva che vive sul territorio italiano.»

http://www.neodemos.info/articoli/africani-ditalia/

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‪(2) Negli ultimi 10 anni non sono aumentati i flussi migratori, mentre è mutata la composizione interna della popolazione #migrante: meno ingressi per lavoro, più nati sul suolo italiano. Spunti da Fabrizio Ciocca su‬ LeNius.


«Oggi è invece un fattore sociale conosciuto, e i numeri ci dicono che abbiamo una popolazione immigrata stabile dal 2014 intorno ai cinque milioni, mentre sempre più stranieri diventano italiani: circa un milione negli ultimi dieci anni. Questo significa che siamo di fronte ad un’Italia sempre più multietnica e multiculturale, se si considera che al 2018 una persona su nove è straniera o ha un background straniero.
[…]
Da sottolineare invece che sebbene siamo in presenza di numeri abbastanza stabili, cambia la “società degli immigrati” al suo interno: sempre meno ingressi per il lavoro regolare, sempre più bambini che nascono sul territorio, sempre più stranieri diventano italiani. All’interno di questi scenari, l’apporto straniero in termini demografici, con tutto quello che ne consegue in termini socio-economici, continua a rimanere fondamentale in un periodo in cui il nostro paese sta vivendo una forte crisi delle nascite ed un progressivo invecchiamento della popolazione.»

https://www.lenius.it/immigrazione-in-italia/

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(3) Dallo spostamento di #competenze sugli approdi alle #sanzioni alle #ONG, il #DecretoSicurezzabis contiene alcune misure per scoraggiare gli #sbarchi. Spunti da Il Post.


«All’articolo 1 il decreto stabilisce che il ministro dell’Interno, e non quello delle Infrastrutture, possa «limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale» per ragioni di ordine e sicurezza. In caso di violazione da parte del comandante di una nave dei divieti e delle limitazioni disposte dal ministro dell’Interno, all’articolo 1 si prevede una sanzione amministrativa che va da 150 mila a 1 milione di euro. Come sanzione aggiuntiva è stabilita anche la confisca della nave, preceduta dal sequestro immediato. Coloro che contravvengono ai divieti previsti al punto 1 e che vengono colti in flagranza di un delitto di resistenza o violenza contro nave da guerra, dice il decreto, devono essere immediatamente arrestati. In sostanza, quindi, il solo ministero dell’Interno può decidere di vietare l’ingresso – ma anche solo il transito e la sosta – a qualsiasi nave, adducendo ragioni di ordine e sicurezza, pena il pagamento di grandi sanzioni, l’arresto del comandante e la confisca della nave.
[…]
La nuova legge istituisce un fondo anche per le politiche di rimpatrio «volto a sostenere iniziative di cooperazione o intese bilaterali per la riammissione degli stranieri irregolari presenti nel territorio nazionale e provenienti da Paesi extra-UE». Il fondo ha una dotazione iniziale di 2 milioni di euro per l’anno 2019, che potranno essere incrementati da una quota annua fino a 50 milioni di euro.»

https://www.ilpost.it/2019/08/06/che-cosa-cambia-con-il-decreto-sicurezza-bis/

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(4) Il memorandum tra #Italia e #Libia si è rinnovato automaticamente, nonostante siano emersi dati recenti sul ricorso a risorse #UE per il blocco del fenomeno migratorio e sulle condizioni disumane dei centri di detenzione. Spunti da Antonella Serrecchia su ‬The Vision.


«Oltretutto, inchieste giornalistiche e documenti riservati hanno dimostrato che non si tratta solo di una questione etica, ma anche di cattiva gestione delle risorse pubbliche, europee e italiane. Nel solo 2019, secondo i calcoli di Altraeconomia, il Ministero dell’Interno ha previsto la spesa di decine di milioni di euro, attinti non solo dalle casse dello Stato italiano, ma anche da Fondo fiduciario per l’Africa, gestito dal Viminale ma con soldi dell’Unione europea: una cassa da oltre 4 miliardi di euro di cui 46 milioni sono destinati alla Libia dalla fine del 2017. Per Oxfam il 26% di questi soldi è stato deviato dalle politiche umanitarie per finanziare il contenimento dei flussi, anche a discapito dei diritti umani.
[…]
Detto questo, quando domenica il governo italiano guidato da Conte II – il gemello liberale di Conte I che ha firmato i decreti Sicurezza – ha avuto la possibilità di interrompere il contratto, non l’ha fatto. Mentre il segretario del Pd Nicola Zingaretti non perde occasione per sottolineare la discontinuità rispetto al passato esecutivo, il partito resta diviso tra chi la vorrebbe davvero e chi invece continua a sposare la linea Minniti. Secondo la viceministra degli Esteri Marina Sereni il governo avrebbe già predisposto le modifiche, che saranno sottoposte alle autorità libiche al fine di concludere presto un nuovo accordo. Se così fosse, ci si chiede come mai abbiano lasciato che il contratto si auto-rinnovasse senza alcuna modifica. Un dubbio che appare ancora più lecito se si pensa che, da quando si è insediato, l’esecutivo giallorosso non ha ancora messo in discussione i dl Sicurezza e sul fronte migranti abbia cambiato poco o niente. Forse perché la sinistra – anche se annacquata – non ha ancora il coraggio di contraddire la destra su una linea, quella anti-accoglienza, che sembra aver funzionato molto per lei.»

https://thevision.com/attualita/rinnovo-memorandum-libia/?sez=all&ix=1

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‪(5) In #FVG una società privata vince la gara d’appalto per la gestione dell’#accoglienza dei #migranti, è l’esito del #DecretoSicurezza. Spunti da Matteo Cavallito su Valori.


«Solo che nel frattempo le richieste presentate nei bandi sarebbero diventate sempre più difficili da soddisfare, con il rischio di tagliare fuori gli operatori sociali più esperti e radicati nel territorio. Il 22 gennaio scorso la Prefettura di Trieste ha pubblicato la graduatoria finale della gara d’appalto per la gestione della stessa Casa Malala. Chi si è piazzata al primo posto? La ORS, già attiva da anni in Svizzera e Austria e presente in Italia con una controllata. Se gli ultimi accertamenti tecnici daranno esito positivo, la gestione della struttura e dei suoi 95 posti toccherà alla sussidiaria italiana della società for profit elvetica. E potrebbe essere solo l’inizio.
[…]
«Il fatto è che non è possibile per noi offrire servizi adeguati e orientati alla tutela dei diritti della persona ai costi previsti dai nuovi bandi» commenta Schiavone. «A queste condizioni – aggiunge – si favoriscono gli operatori come ORS che gestiscono grandi strutture di proprietà pubblica». Sotto accusa, insomma, il modello generale dei grandi centri ispirato dallo stesso Decreto Sicurezza, strutture che il presidente di ICS descrive come «parcheggi di fatto con standard molto bassi o peggio ancora ghetti che producono elevate tensioni sociali».»

https://valori.it/migranti-bandi-trieste-ors/

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(6) La neo-ministra incassa una prima parziale #vittoria negoziale sul tema delle #migrazioni presso il vertice di #Malta. Spunti da ‬Globalist.


«Nel corso del vertice sull'immigrazione a Malta è stato raggiunto tra i Paesi partecipanti un accordo per i ricollocamenti dei richiedenti asilo in "tempi molto rapidi".
Lo ha riferito il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese al termine dei lavori del vertice.
L'accordo, ha detto il ministro, prevede che "entro quattro settimane" i migranti richiedenti asilo vengano ricollocati in altri Paesi che si faranno carico delle procedure di verifica dei requisiti e degli eventuali rimpatri.
[…]
Il rapporto tra La Valletta e Roma sulla questione migranti "sta migliorando", ma c'è ancora tempo per capire quale sarà la vera politica in tema di immigrazione del governo Conte bis, ha detto il ministro dell'Interno maltese Michael Farrugia. Il rapporto con l'Italia "sta migliorando, ma bisogna capire lo scenario politico italiano. Dobbiamo capire se questo governo non vuole apparire troppo debole rispetto al precedente, quindi c'è da aspettare fino a quando non vedremo la vera politica" in tema di immigrazione, ha detto Farrugia riguardo al nuovo governo italiano.»

https://www.globalist.it/world/2019/09/23/summit-a-malta-sui-migranti-vittoria-dell-italia-ricollocamenti-obbligatori-2046741.html

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(7) ‪Il nuovo codice di condotta per le #ONG esprimerebbe la volontà dell’#Italia di avere un ruolo centrale in #UE, ma partirebbe da premesse scientificamente sbagliate: vedere le ONG stesse come #pullfactor. Spunti da Annalisa Camilli su Internazionale.‬



«Durante l’incontro, la ministra Lamorgese ha accusato le navi di soccorso delle ong di essere un fattore di attrazione (pull factor) per i migranti che scappano dalla Libia a bordo di imbarcazioni e gommoni. L’accusa di pull factor è particolarmente rilevante, perché era stata usata sia contro la missione umanitaria governativa Mare nostrum nel 2013 da parte di alcuni governi europei sia contro le navi umanitarie alla fine del 2016 e ha costituito il nucleo centrale intorno al quale si sono articolate tutte le accuse contro le ong del mare negli ultimi anni. Tuttavia è stata smentita da numerosi studi e ricerche universitarie come quella dell’università Goldsmith di Londra e quella di Matteo Villa dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi).
[…]
Nella bozza di accordo di Malta – redatta dai ministri dell’interno di Italia, Germania, Francia, Malta e Finlandia alla fine di settembre del 2019 – è stata inglobata una parte delle regole del codice di condotta italiano del 2017. Questo elemento confermerebbe la volontà dell’attuale ministero dell’interno italiano di imporre un nuovo codice di condotta alle ong, in una situazione che però è radicalmente cambiata rispetto al passato, perché nel frattempo a coordinare i soccorsi non c’è più la Centrale operativa della guardia costiera italiana (Mrcc), come avveniva invece nel 2017. La Libia nel 2018 ha proclamato l’istituzione di una propria zona di ricerca e soccorso (Sar), che gli è stata concessa dalle autorità marittime internazionali. Nella bozza dell’accordo di Malta infatti si chiede alle ong di non interferire con l’attività della cosiddetta guardia costiera libica.»

https://www.internazionale.it/bloc-notes/annalisa-camilli/2019/10/31/lamorgese-codice-condotta-ong

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(8) ‪Partecipare alla costruzione di una nuova #politica sull’#immigrazione risolverebbe gli attuali problemi più che i proclami contro la #cronaca degli #sbarchi. Spunti da Lidia Baratta su Linkiesta.‬


«Se davvero avessero voluto evitare tutto questo, in primis la sofferenza dei migranti a bordo, bloccati da giorni in mare in condizioni disumane dopo mesi di violenze e una traversata in mano agli scafisti, i colleghi della Lega salviniana qualche mese fa avrebbero potuto votare ad esempio al Parlamento europeo la riforma del Trattato di Dublino. Quella che per la prima volta elimina il criterio del primo Paese d’accesso e prevede il meccanismo del ricollocamento automatico dei richiedenti asilo tra i Paesi europei. Esattamente quello che il social Capitano senza nave chiede nelle sue dirette-comizio. E invece no, la Lega si è astenuta, dopo che nessun eurodeputato leghista si sia mai presentato in nessuna delle 22 riunioni del tavolo dei negoziati. Mentre i Cinque Stelle hanno addirittura contro, cambiando improvvisamente la rotta, in linea con propaganda elettorale delle “taxi del mare” imposta da Luigi Di Maio.
[…]
Non solo il blocco dei muri di Visegrad, ma tutti Stati membri, non avendo alcun obbligo di deliberare entro una certa scadenza, hanno ignorato il testo arrivato dal Parlamento, facendosi scudo dietro il no di Orban e colleghi. Sul tavolo del Consiglio sono state per lo più presentate proposte per evitare i ricollocamenti obbligatori. Inclusa l’ipotesi di creare dei capannoni ai confini dei primi Paesi d’accesso. Laddove prevale la politica elettorale, non interessa a nessuno trovare davvero una soluzione per i migranti. Né nell’Italia di Salvini, né nell’Europa degli Stati. Tutti hanno fatto melina, anche rispetto alla più blanda proposta che arrivò durante il semestre di presidenza bulgaro.»

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/06/29/salvini-seawatch3-migranti/42704/amp/?__twitter_impression=true

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